Quando in Toscana si celebra il nazismo

“A sfilare, il 27 aprile, ci saranno anche i soldati tedeschi della Panzer Division (quelli della Strage di Sant’Anna, 560 morti)”. La notizia è tratta dalla versione on line del Giornale, che subito ci tranquillizza: “Ovviamente è tutto finto, stiamo parlando, appunto, di una rievocazione storica dal titolo ‘1944, quando passò il Fronte’”. Il sito ad ulteriore chiarimento pubblica pure una fotografia: eccoli marciare in divisa da combattimento, fucile mitragliatore a tracolla, elmetti in testa, comandante in prima fila, i soldati della Panzer Division. Sembrano veri. Dovrebbero sfilare proprio oggi, “per finta” naturalmente, in Toscana, anche a Cascina, il cui sindaco si vanta d’essere il promotore della bella trovata. Si dovrebbe usare il femminile: perché il sindaco di Cascina è una signora amante della cultura e della storia. Si chiama Susanna Ceccardi, secondo la più recente biografia “studentessa di 29 anni”, un po’ fuori corso evidentemente, sindaca leghista, in tante immagini immortalata in adulazione di Matteo Salvini, ferocemente nemica degli immigrati, pronta fino a poco tempo ad armare il suo popolo di spray al peperoncino a spese del comune (una fotografia la ritrae minacciosa), adesso orientata a servirsi dei ben più efficienti battaglioni nazisti, dotati di automezzi, blindati, carri armati, di altro ancora. In marcia, di nuovo, con la benedizione stavolta di una amministrazione pubblica italiana. Non sappiamo invece se la sindaca Ceccardi abbia previsto qui e là pure qualche massacro, tanto per non scordarci Sant’Anna appunto o Marzabotto, giusto per il rispetto della storia. Storia che si dovrebbe completare almeno con la rievocazione della firma della carta costituzionale, che la sindaca evidentemente poco conosce. Se l’avesse letta forse ci avrebbe risparmiato tanto spettacolo.

Per correttezza dell’informazione, non trascuriamo che la sindaca ha predisposto pure l’ora d’aria accademica, invitando a discettare di armi e battaglie il professor Ciavattone, celebre per i due suoi esemplari libri, “Brigate nere. Le mobili, le operative, le speciali, le autonome” e “Gli specialisti. I reparti arditi ufficiali e la squadra X nella lotta antipartigiana”. Uno storico, si capisce, ben consapevole della complessità del mondo e del senso di quella guerra.

Non insistiamo. Lasciamo la sindaca Susanna alle croci uncinate, alla sua sagra militaresca e al professor Ciavattone. Ci piacerebbe però chiederle almeno con quali soldi abbia organizzato la sua impresa e quali studi possa presentare nel suo curriculum e quale sensibilità democratica la animi, se sappia come sia nato quel sistema che le ha consentito di diventare sindaca, se abbia almeno idea di dove stia consumando la sua esistenza. Ma sarebbero in buona parte fatti suoi.

La considerazione che ci riguarda è un’altra e la riassumo in una domanda: a quale punto di degrado morale e culturale è giunto questo paese? Perché leggendo delle proteste di tanti, politici, cittadini, giovani, sono stato costretto anche a leggere del consenso di tanti concittadini della sindaca Ceccardi. Non è sola, non illudiamoci, se ne trova accanto molti a pensarla come lei, pronti a disconoscere o a non capire il valore della storia. Non ci sono solo i nostalgici di Casa Pound o di altre frattaglie nere. Ci sono persone normali, che avranno frequentato qualche scuola, che avranno pure letto qualche libro, che andranno a votare e un tempo avranno pure votato a sinistra. La Ceccardi, nella sua arroganza e nella sua ignoranza, è il nulla. Gli altri contano e rappresentano, uno per uno, il segno di una sconfitta, di una democrazia minacciata dal populismo, dall’onda lunga della diffamazione dei partiti, dal malgoverno e dalla cattiva amministrazione, dalla corruzione e dall’ignoranza, dalla dimenticanza o dalla mistificazione… E da molto altro… Anche dall’irresponsabilità –è questione d’oggi – di molti leader politici, in perenne conflitto d’interessi, incapaci di una visione strategica, di immaginare un orizzonte. In un paese che sembra travolto da una malattia collettiva, dall’amnesia di chi scorda la propria storia e insieme i propri meriti e le proprie fortune.