Quando i bulli vanno in cattedra

Quando la scuola è poca il programma va fatto badando solo alle urgenze.

Pierino del dottore ha tempo di leggere anche le novelle. Gianni no. Vi è scappato di mano a 15 anni. E’ in officina. Non ha bisogno di sapere se è stato Giove a partorire Minerva o viceversa.

Nel suo programma d’italiano ci stava meglio il contratto dei metalmeccanici. Lei signora l’ha letto? Non si vergogna? E’ la vita di mezzo milione di famiglie.

Che siete colti ve lo dite da voi. Avete letto tutti gli stessi libri. Non c’è nessuno che vi chieda qualcosa di diverso.

Agli esami di ginnastica il professore ci buttò un pallone e ci disse: “Giocate a pallacanestro”. Noi non si sapeva. Il professore ci guardò con disprezzo: “Ragazzi infelici”.

Anche lui come voi. L’abilità in un rito convenzionale gli pareva importante. Disse al preside che non avevamo “educazione fisica” e voleva rimandarci a settembre.

Ognuno di noi era capace di arrampicarsi su una quercia. Lassù lasciare andare le mani e a colpi d’accetta buttar giù un ramo d’un quintale. Poi trascinarlo sulla neve fin sulla soglia di casa ai piedi della mamma.

M’hanno raccontato d’un signore a Firenze che sale in casa sua con l’ascensore. Poi s’è comprato un altro aggeggio costoso e fa finta di remare. Voi in educazione fisica gli dareste dieci.

“Passare chi non lo merita è un’ingiustizia verso i più bravi” ci disse un’altra animuccia delicata.

Chiami Pierino in disparte e gli dica come disse il Padrone ai vignaioli: “Te ti passo perché sai. Hai due fortune: quella di passare e quella di sapere. Gianni lo passo per fargli coraggio, ma ha la disgrazia di non sapere”.

Un’altra è convinta d’essere responsabile verso la società: “Oggi lo passo in terza media e domani mi vien fuori medico!”.

Carriera, cultura, famiglia, onore della scuola, bilancino per pesare compiti. Son piccinerie. Troppo poco per riempire la vita d’un maestro.

In Africa, in Asia, nell’America Latina, nel mezzogiorno, in montagna, nei campi, perfino nelle grandi città, milioni di ragazzi aspettano d’essere fatti eguali. Timidi come me, cretini come Sandro, svogliati come Gianni. Il meglio dell’umanità.

Al tornitore non si permette di consegnare solo i pezzi che son riusciti. Altrimenti non farebbe nulla per farli riuscire tutti.

Voi invece sapete di poter scartare i pezzi a vostro piacimento. Perciò vi contentate di controllare quello che riesce da sé per cause estranee alla scuola.

Oggi questo sistema è illegale. La Costituzione, nell’articolo 34, promette a tutti otto anni di scuola. Otto anni vuol dire otto classi diverse. Non quattro classi ripetute due volte ognuna.

Non vi potete più trincerare dietro la teoria razzista delle attitudini.

Tutti ragazzi sono adatti a far la terza media tutti sono adatti a tutte le materie.

Solo rare volte capita qualcosa di nostro di cui la classe e il maestro hanno bisogno. Ma non opinioni e non cose lette. Notizie precise su cose viste coi nostri occhi nelle case, nelle strade, nei boschi.

Lei a me non le ha mai chieste. Io da me non le dicevo. I suoi signorini invece domandavano a lei con faccia angelica le cose che sapevano di già. E lei li incoraggiava: “E’ una domanda intelligente!”.

(Scuola di Barbiana, “Lettera a una professoressa”, 1967)