Consigli ai futuri
ex-parlamentari

Vorrei dare qualche consiglio ai futuri ex parlamentari. Saranno in tanti. Partirei dalla mia personale esperienza. Quando Veltroni divenne segretario del Pd mi propose di fare coppia come all’ “Unità”, dove io ero il suo condirettore e mi chiese se era vero che i dalemiani pugliesi mi volevano politicamente morto. In verità chi poi mi silurò fu Michele Emiliano. Chiuso l’inciso.
Dissi a Walter che mi sarebbe piaciuto collaborare con lui (cosa che non accadde) e che sulla rielezione non si preoccupasse, gli chiesi solo di preavvertirmi prima della eventuale non candidatura così avrei dato le dimissioni e sarei tornato tranquillamente a fare il mestiere che amo, cioè il giornalista.

Veltroni mi disse che il caso era chiuso e la decisione presa, sarei rimasto lì dov’ero. Nelle settimane in cui si decidevano le liste, un caro compagno che lavorava con Goffredo Bettini, gran visir del veltronismo, mi sollecitò ad intervenire su Veltroni perché il mio nome non era stato mai fatto per alcun collegio (diciamo così). Non lo feci, sarebbe stato di cattivo gusto.
Il giorno in cui la Direzione avrebbe approvato le liste, pochi minuti prima dell’inizio della riunione, mi telefonò Walter Verini, portavoce di Veltroni e futuro parlamentare, per dirmi che c’erano stati troppi ostacoli pugliesi per la mia rielezione e che quindi ero fuori. Mi chiese, infine, di stare zitto tanto di lì a poco ci sarebbero state le elezioni europee. Ricordo solo che gli risposi rudemente che non avrei potuto fare il parlamentare europeo perché non sapevo, e non so, le lingue. Finì lì.

Giancarlo Perna che mi intervistò per il Giornale come un trombato d’eccellenza si sorprese, e lo scrisse, di trovarmi di buon’umore, io gli chiesi solo di riferire la mia difesa di Khaled Fuad Allam , intellettuale finissimo che ora non c’è più, che era stato liquidato dopo solo due anni di legislatura.
La mia arrabbiatura mi durò un paio di mesi o poco più (ed ora sono arrabbiato per essermi arrabbiato), poi tornai a scrivere sul “Riformista”con Antonio Polito. Storia finita.

Negli anni successivi non ho mai sentito l’assenza del Parlamento dalla mia vita, mentre tuttora sento la nostalgia dell’ “Unità”. L’assenza di nostalgia per il Parlamento non è scortese verso chi mi fece eleggere (Massimo D’Alema), né ipocrisia per i benefici che ne ricavai, fra cui una “pensione” che oggi dà sollievo alla mia vita di divorziato. Non ho, infatti, mai detto una parola contro chi proponeva l’abolizione dei vitalizi per ragioni di buon gusto. Ho sempre pensato che se si dovrà dare l’oro alla Patria accetterò.

Da questa storia voglio ricavare alcuni consigli per i tanti che saranno trombati ovvero non candidati o candidati in posizione di non eleggibilità. Siate in primo luogo dignitosi, non cercate altre sponde o altri partiti (io fui avvicinato affettuosamente da un forzista importante della mia regione che mi disse che il Cavaliere sarebbe stato pronto ad accogliermi, ovviamente dissi di no, ringraziando).

In secondo luogo non agitatevi troppo, il vostro destino non dipenderà dal casino che farete né dai vostri meriti. La politica ormai ha altre regole e neppure l’accanita fedeltà al leader può premiare perché ci sarà qualcuno più fedele di te.
Infine, nel caso di non candidatura, cogliere il dato di normalità nella vicenda, si torna come tutti gli altri e come tutti gli altri si torna al proprio lavoro o se ne cerca uno. So che non è facile soprattutto per chi ha vissuto solo di politica, e dico questo con la massima considerazione per loro. Ma bisogna prepararsi al temporale comprando l’ombrello.
La prima regola è quella di tirare fuori i propri talenti. Questi consigli valgono sia per chi sta nel Pd sia per chi sta con Grasso. Si può uscire definitivamente dal Parlamento (è la mia condizione) o rientrare, come molti dirigenti stanno facendo. Ma si può fare politica fuori del Parlamento. Lì non si decide una mazza. Io ho trovato più persone che mostrano una cortese attenzione per quel che penso ora che negli anni da parlamentare. Se ritenete, è il consiglio finale, che la partita sia difficile desistete, vivrete più sereni.