Psicoanalisi del Padre-Legge,
limite assoluto per la vita del figlio

La raccolta di Giulia Rusconi, I padri, del 2012, si sviluppa intorno a un’idea molto semplice: si assiste a un io poetico che prende forma attraverso la descrizione dei propri padri. Colpisce questo elemento innaturale, la pluralità dei padri, e l’effetto straniante viene accentuato dal fatto che tali padri sono numerati, quasi fossero dei modelli di un’auto. Ogni padre è descritto attraverso pochi tratti peculiari, contro i quali l’io poetico si scontra.

Il Padre-Legge

È riconoscibile un’ispirazione psicoanalitica: per comprendere l’operazione dietro tale raccolta bisogna partire da qui. Il padre è la figura della Legge, colui che pone un limite al desiderio del figlio, sancendo ciò che è lecito e ciò che non lo è. Nel triangolo edipico, il padre è colui che vieta al figlio di desiderare la madre. Il figlio apprende che non tutto è concesso, che esistono dei principi ordinatori che permettono al desiderio stesso di esistere. Jacques Lacan, attraverso l’espressione di Nome-del-Padre, mostra come la figura divina non sia nient’altro che un’assolutizzazione della figura paterna: dal padre singolo si passa a quello universale, figura che definisci i limiti di Legge non dell’individuo, ma dell’intera comunità.

Col tempo, il Nome-del-Padre ha assunto anche altre forme, travalicando i confini del religioso: basti pensare ai grandi partiti novecenteschi, veri e propri creatori di comunità attraverso precise condotte di vita. Sintomatico che I padri di Rusconi anticipi un testo molto fortunato di Massimo Recalcati, uscito nel 2013: Il complesso di Telemaco. Qui, Recalcati mostra come il secondo Novecento abbia lentamente eroso la figura del Padre, imponendo uno stile di vita incentrato sull’oltrepassare i limiti.

Liberi di scegliere?

Anche Rusconi porta avanti il suo processo di indebolimento, ma attraverso una “riproduzione tecnica” del padre: ogni padre rappresenta una legge, un particolare stile di vita. Un eccesso di padri comporta un eccesso di stili. La raccolta sembra dirci: tutto è possibile, basta cambiare il padre secondo le proprie esigenze.

Eppure, volendo parlare per l’appunto di stile, è facile notare come Rusconi porti avanti un linguaggio estremamente piano, privo di eccessivi scarti dalla media comune. L’idioletto viene annichilito. È un linguaggio preciso, scientifico, conciso. Questi padri si perdono in uno stile che li ingloba tutti. Tutto ciò mostra l’illusione che si trova dietro la promessa di una intercambiabilità degli stili di vita pressocché illimitata: non si è veramente liberi, perché si può soltanto scegliere tra i vari modelli proposti. Proprio come al supermercato, dove si può acquistare solo ciò che la catena ha deciso di venderci.

Ho un padre poveretto (il nono)
che voglio ripudiare.
È un cane bastonato un gatto
bagnato e mi dà nomignoli indecenti.
Sono sua madre perché è piccolo
e non sa fare niente. Ma
ha un pene molto grande
che mi convince e non divorzio mai (p. 21).

In questa poesia, forse, bisogna riconoscere la “verità” del Nome-del-Padre contemporaneo. Il numero viene aggiunto tra parentesi, dopo, quasi come se fosse una correzione. Questo sembra essere il padre, basterebbe ignorare la parentesi, come si fa in una lettura veloce. È un padre dell’inazione, definito da ciò che subisce (“bastonato”, “bagnato”), abbassato a livello di bestia. La sua parola non ha forza, pronuncia “nomignoli”, parole degradate. Addirittura, si rovesciano i ruoli: la figlia diventa madre. Tuttavia, egli continua a imporsi attraverso la presenza ingombrante del suo pene: la problematica del padre esiste, al di là delle possibilità o delle capacità del padre stesso.

Potere e identità

L’assenza della Legge non implica che il problema della Legge non esista, anzi. Esso s’ingrossa proprio quando la legge sembra non obbligare più a nulla: la Legge si limita a chiamare con “nomignoli indecenti”. Tale aspetto può essere compreso alla luce del pensiero di Louis Althusser: secondo il filosofo francese, ognuno di noi è costretto a prendere coscienza della propria identità quando il potere lo chiama. È quando il poliziotto chiede i documenti di riconoscimento per strada che si ha l’obbligo, per legge, di definirsi. Inoltre, si costruisce gran parte della propria identità sulla base delle domande che il potere pone. Il padre che chiama con dei nomignoli è un padre impotente che trasferisce la sua impotenza al figlio. Pertanto, una Legge debole non significa che ci sarà più potere per l’Individuo, ma che ognuno di noi lentamente si trasforma in una vittima: dove non c’è Legge, ognuno diventa sacrificabile.

Giulia Rusconi, I Padri, Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2012.