“Prima gli italiani anche sulle altalene”
I bambini rispondono con una canzone

“Una città a misura di bambino e bambina è una città che va bene a tutti”. Su questo presupposto nasceva negli anni Novanta il movimento “La città dei bambini” animato da Francesco Tonucci, nasceva cioè sull’idea che dovessero essere i bisogni dei bambini a guidare lo sviluppo delle città, a dettarne le regole urbanistiche, a stabilire gli spazi comuni. Si trattava di immaginare luoghi da riempire di diritti, primo tra tutti il diritto di giocare; nei giardini, nei parchi, nei cortili dei condomini, nelle strade.

Oggi quell’idea è stata capovolta dal volto truce dei nuovi politici leghisti che, nella loro battaglia, per la “supremazia dell’uomo bianco” e per la cacciata dell’uomo “nero”, hanno deciso che anche i parchi, le altalene, gli spazi urbani per il gioco devono essere regolati da una sorta di apartheid al motto “i bambini bianchi sulle altalene first”. E’ successo a Trento dove la consigliera Katia Rossano si è fatta paladina del diritto dei bambini bianchi a non vedere occupate le altalene da mani e sederi di bambini immigrati. Immaginiamo che l’idea nasca nella mente dell’esponente politica di Trento da una doppia fascinazione: per la sindaca leghista di Lodi che facendosi scudo di cavilli burocratici e documentazione inottenibile dagli immigrati ha cercato di tener fuori dalla mensa scolastica un bel po’ di bambini e dall’ex sindaco leghista di Treviso, Giancarlo Gentilini,  che stufo di vedere le panchine pubbliche occupate da immigrati le aveva tolte di mezzo (minacciando di segare persino gli alberi dove gli extracomunitari appendeva gli zainetti).

Colpisce anche che a Lodi come a Trento siano delle politiche donne ad andare all’assalto dei diritti dei bambini immigrati, con la messa a punto di esclusioni odiose, con buona pace della mistica della maternità e delle donne come naturali custodi della pietas.

Per fortuna che la risposta, a Trento (come a Lodi), non si è fatta attendere. La dirigente dell’Istituto comprensivo Trento 6 ha coinvolto insegnanti, genitori e alunni. Il risultato è un video e una canzone divenuti virali dove sono i bambini (anche e soprattutto bambini bianchi) delle elementari a pretendere che l’altalena sia di tutti, per sollevarsi da un mondo di bassezze, per immaginare un altro mondo possibile. Sono loro a suggerire che in altalena si può stare da soli, ma in due è meglio perché se uno spinge e l’altro si slancia si va più in alto.  Si gioca in due, si fatica in due, ci si diverte di più e meglio se si è in tanti. Esattamente come nella vita, insieme si vive meglio.

Nel link il video ripreso dal quotidiano Avvenire:

https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/canzone-scuola-trento-altalena