Polemica con Salvini
di “un’ambientalista
da salotto”

Detto da un politico da salotto che da vent’anni gira come una trottola per talk show e ultimamente per social network, a diffondere il verbo, anziché sedere sui posti pubblici cui è stato mandato e produrre atti significativi, fa sbellicare dalle risa. In effetti, io sbaglio. Una cosa significativa la Lega di Bossi, Maroni e Salvini l’ha fatta. Sono 49 milioni di cui oggi la magistratura ha chiesto conto e che verranno restituiti in 20.000 (all’incirca) comode rate, in attesa di un eventuale (è un’idea!) condono tombale dei reati contro il patrimonio pubblico (le ruberie di Stato).

E lo dice una ambientalista da salotto, da cucina, ma anche da strada, che ha vissuto, insieme ad altri cinquanta milioni di cittadini il continuo, incessante peggioramento della qualità della nostra vita sia in termini economici che ambientali. Io sono quella dell’alberello! Per guardare l’alberello non mi sono accorta però, dell’opera omnia di una combattivo politico leghista che sferrava attacchi a destra e a manca, a suon di proposte, leggi locali ecc. per sconfiggere il mostro climatico e il dissesto delle montagne del nord come delle campagne del sud!

Ma, bando alle ciance e alle comicità dei politici, bravi solo a deviare, secondo tecniche di comunicazione rodate dall’esperienza, il discorso su argomenti meno scivolosi e più proficui a livello di consenso, rimane il problema enorme dell’Italia che tracolla e si autodistrugge, che si ripropone puntuale ad ogni pioggia più violenta del passato, ad ogni raffica di vento più impetuoso del solito. Come puntuali arrivano le promesse, le garanzie, gli spiccioli. Tutte buone azioni che servono per bloccare la rabbia di chi piange dei morti o attività in ginocchio e di chi si sveglia dal torpore e chiede protezione contro gli elementi naturali.

E così anche per l’ultima tempesta perfetta, in cui gli elementi si sono scatenati con particolare virulenza, portando a galla tutte le problematiche di cui soffrono i territori. Tutte e tutte insieme. Da Nord a Sud. Da un Nord montano debilitato dall’uso massiccio che si fa dei tagli di boschi e di foreste ad un Sud travolto dall’incuria e dalla cattiva gestione del territorio idrogeologico. Un battesimo amaro per il nuovo governo gialloverde che ha risposto né più e né meno come hanno sempre risposto tutti i governi in queste amare occasioni. Niente di nuovo o di diverso sotto il cielo! Il governo del cambiamento annuncia “Mi accingo a convocare il Consiglio dei Ministri, la prossima settimana, per deliberare lo stato di emergenza in più regioni. Per il dissesto idrogeologico abbiamo messo a disposizione del ministro per l’Ambiente un miliardo per interventi di sicurezza del territorio. Poi ulteriori 50 milioni per le autorità di bacino per regolare i flussi d’acqua”.

Ma di fatto, un segnale, il governo del cambiamento l’aveva dato. L’ha dato quando ha deciso di smantellare, rimettendo in mano ai ministeri la competenza sui disastri, il Dipartimento Italia Sicura, un organismo che, depurato dei vertici Renzodiretti , figli più di una ripartizione politico-partitica che di una idea di efficacia del servizio, e rimpinguato di fondi adeguati , circa 20 miliardi come dicono le associazioni ambientaliste da salotto, poteva, da oggi, assolvere all’esigenza di prevenzione per un territorio nazionale in cui il 7% è interessato da frane, e dove sono circa 70.000 i chilometri quadrati  soggetti a pericolosità idraulica distribuiti in maniera equa tra tutte le Regioni, nessuna esclusa (dati ISPRA).

Buttare il bambino con tutta l’acqua sporca segnala la mancata comprensione su ciò che serve per affrontare il problema. Inadatti. Anche questo nuovo governo, non dico i leghisti per i quali è più allarmante e pericoloso l’immigrato del Senegal che non il riscaldamento globale che investe in pieno lo scriteriato utilizzo e consumo del territorio, ma il Movimento 5 Stelle, che si era professato attento agli attacchi al sistema naturale nel quale viviamo (condoni, cementificazioni, accaparramento di suoli, tombamento di tutti i corsi d’acqua), mostra platealmente che tutto serviva a prendere voti e basta. E oggi, come ieri Renzi, Letta, Monti, Berlusconi, anche Conte reagisce rispondendo nello stesso modo e nello stesso modo ignorando, anche nei primi atti ufficiali (legge di bilancio) il problema.

Eppure gli ambientalisti da salotto sono anni che, dati alla mano, chiedono un approccio che sia onnicomprensivo dell’intero territorio, che studi soluzioni integrate, che elimini le barriere burocratiche, snellisca le procedure, che cerchi in Europa gli aiuti necessari e che tenga sempre ben presente in ogni atto, che più fondi per la prevenzione riducono le spese per l’emergenza. Sono anni che gli ambientalisti da salotto chiedono ai governi di abbandonare i progetti faraonici, dispendiosi e anacronistici e convogliare grandi risorse nel lanciare un piano dei “millecantieri” che attraversi tutto lo stivale e, con l’impiego dei giovani a spasso in attesa dell’ennesima mancia assistenziale, possa risistemare e rimettere in sicurezza i luoghi cari alle nostre esistenze. Sveglia, signori, scendete dai tetti e iniziate a governare se ne siete capaci!