I matematici, Platone
e le dimissioni della ministra Bonetti

Si è dimessa la Ministra Signora Elena Bonetti o meglio il Signor Onorevole Matteo Renzi in quanto segretario del partito Italia Viva ha dimesso le sue ministre dal governo. Curioso che nel Recovery Plan ci siano molti fondi stanziati per la questione di gender, per il riequilibrio delle disparità tra i generi. Visto che la costituzione stabilisce all’art. 92 che è il Presidente della Repubblica che nomina i ministri su indicazione del Presidente del Consiglio, e che i ministri giurano secondo la formula “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”, appare curioso il modo di procedere. Non sarebbe stato il caso di ascoltare le dichiarazioni della ministra Bonetti che chiariva perché aveva deciso di rinunciare ad esercitare le sue funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione? Indipendentemente dal fatto di essere considerata ministra di qualcuno? Tanto più che la ministra Signora Bonetti è una matematica, professoressa di Analisi Matematica alla università statale di Milano.
Migliaia di anni fa Platone aveva indicato nei matematici coloro che si dovevano occupare della politica. I più adatti a risolvere i problemi concreti.

“Chi dunque costringerai ad assumersi la guardia dello stato se non coloro che meglio conoscono quali sono i modi per la migliore amministrazione dello stato?” Vuoi che esaminiamo ora in che modo si potranno formare e condurre alla luce simili uomini (all’epoca le questioni di genere non erano di attualità)? Ebbene, dobbiamo vedere quale tra le varie discipline possiede una simile facoltà? Quale sarà la disciplina che attira l’anima del mondo della generazione al mondo dell’essere?” E’ Socrate che sta parlando di formazione, di educazione, certo di alta formazione, e dialoga con Glaucone nel “La Repubblica” di Platone.

La matematica e la classe dirigente

Siamo in Grecia, migliaia di anni fa, nella patria della geometria, della matematica e della democrazia. E continua Socrate, che vuole indicare la disciplina che servirà agli scopi indicati: “Prendiamone una di quelle che hanno applicazione generale.” “Quale?” chiede Glaucone. “Questa disciplina comune e utile a tutte le arti e speculazioni e scienze, quella che ognuno deve per forza apprendere fra le prime… Questa disciplina piuttosto semplice d’imparare a distinguere l’uno e il due e il tre. Con questo intendo dire la scienza del numero e del calcolo. Non è vero che qualunque arte e scienza se ne deve servire?” “Per forza”, non può che rispondere Glaucone.

Platone

E quindi ne conclude Socrate dobbiamo cercare quelle discipline che “per loro natura conducono all’intellezione”, alla comprensione del mondo e dell’umanità che ci circonda. Calcolo e aritmetica appaiono atte a guidare la verità, faranno parte allora delle discipline da noi cercate.” E quindi la conclusione non può che essere: “Dobbiamo prescrivere per legge la disciplina di cui stiamo parlando, e persuadere chi dovrà svolgere nello stato le funzioni più importanti, a studiare il calcolo e ad applicarvisi, non in una maniera volgare, ma finché possa pervenire, con la sola intellezione, a contemplare la natura dei numeri, senza usarne per comprare e vendere, ma per aiutare l’anima stessa a volgersi dal mondo della generazione alla verità e all’essere. E’ evidente che questa disciplina costringe l’anima ad usare la pura intellezione per giungere alla pura verità.”

E come sono fatte le persone che la praticano? “Le persone naturalmente portate al calcolo hanno una naturale prontezza in ogni disciplina… E certo non potrai trovare facilmente cose che ad apprenderle e praticarle impongano maggior fatica di questa”. Ne conclude Socrate: “Per tutte queste ragioni non si deve trascurare questa disciplina, anzi vi dobbiamo educare le persone naturalmente meglio dotate.” Questo è l’interesse generale, per avere i migliori governanti possibili. “E bisogna considerare anche la geometria, che va coltivata in nome della conoscenza… Attirerà l’anima alla verità e sarà capace di produrre pensiero filosofico per mantenere in alto ciò che ora teniamo in basso.” Insomma rigore, interesse generali, grandi ideali, verità, logica, dimostrazione. Il problema della formazione della classe dirigente.

“Le matematiche per la loro forza estetica e per la creatività che richiedono sono un modello in cui la libertà, lungi dall’opporsi alla disciplina, la esigono. Il trovare la soluzione di un problema, che è espressione della libertà creatrice del pensiero, non è una specie di errare alla cieca, ma la individuazione di un percorso sempre limitato dalle regole della coerenza e dalle leggi dimostrative”.

Il filosofo Alain Badiou risponde alla questione se la matematica possa essere uno strumento utile. “La questione importante è se è possibile, in politica, arrivare a delle decisioni che sono il risultato reale di una discussione razionale? Può esistere una cosa del genere? Un metodo razionale della discussione politica resta un ideale, sfortunatamente la retorica è la lingua politica di oggi… Visto che stiamo parlando di un elogio delle matematiche direi questo: un esercizio sostenuto e permanente di una razionalità discorsiva veritiera potrebbe diminuire il fatto di essere esposti a delle retoriche captatrici senza alcun contenuto veritiero… Al fondo, le matematiche sono la più convincente delle invenzioni umane per esercitarsi a quello che è la chiave di tutto il progresso collettivo come del benessere individuale: dimenticare i nostri limiti per arrivare a toccare, luminosamente, la universalità della verità.”
Utopia pura come si comprende.