Plastica, la Svezia boccia la Ue

Plastica: Karolina Skog, ministro svedese dell’ambiente, membro del Partito Verde, ha dichiarato che le misure prese dall’Unione Europea non bastano. E’ una voce autorevole. La Svezia è stata definita un “Paese rivoluzionario” per l’efficacia e la velocità con cui sta riducendo i rifiuti, in particolare le plastiche. La rivista economica americana Forbes la incornicia come esempio virtuoso.

L’Unione ha stabilito che tutte le confezioni di plastica entro il 2030 dovranno essere riciclabili, che il consumo individuale di plastica dovrà essere ridotto e che l’uso di microplastiche (particelle contenute soprattutto in cosmetici e stoffe sintetiche) sarà per legge ridotto. Se in Italia c’è stata una levata di scudi contro la decisione del Parlamento di far pagare da 1 a 3 centesimi i sacchetti ultraleggeri per imbustare e pesare frutta e verdura, in Svezia si considera deludente e ancora debole l’azione di Bruxelles.

In Svezia si consuma solo un quinto della plastica rispetto alla media europea e il 50% dell’energia è generata da fonti rinnovabili. Solo l’1% dei rifiuti domestici va in discarica e il 20% dei sistemi di riscaldamento funziona grazie a inceneritori di rifiuti con un sofisticato sistema di filtraggio. Le emissioni di metalli pesanti sono state ridotte del 99,9% rispetto al primo impianto che venne costruito nel 1904. Oggi gli inceneritori sono 32.

Legittima la domanda: ma se poco o nulla va in discarica poiché quasi tutto si ricicla cosa si incenerisce per produrre energia? Si inceneriscono rifiuti che vengono importati: 1,3 milioni di tonnellate dalla Norvegia, dal Regno Unito e dall’Irlanda. Zero spreco è il motto. Per questo una cordata di compagnie private ha accettato di produrre beni che dureranno più a lungo. Vi sono benefici fiscali per chi fa riparazioni, contrastando la logica dell’usa e getta.

Il ministro Skog conferma l’impegno su uno dei fronti più difficili, ridurre o eliminare gli imballaggi: il 59% della plastica buttata nell’Unione Europea viene dalle confezioni. Roland Geyer, ingegnere, docente di ecologia industriale all’università della California, calcola nella rivista Science Advances quanta plastica sia stata prodotta nel mondo e che destino abbia avuto. Se ne sono prodotti 8,3 miliardi di tonnellate e 6,3 miliardi sono finiti nei rifiuti. Il 79% di questa è stata dispersa nell’ambiente e l’ultimo “cestino” sono gli oceani, dove finiscono ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica.

In Europa produciamo ogni anno 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica e meno del 30% viene destinato al riciclo. L’Italia ne produce 2 milioni.

Frans Timmermans, vice-presidente della Commissione europea sottolinea l’importanza di ridurre gli oggetti monouso “che richiedono 5 secondi di produzione e 500 anni di smaltimento”. Uno degli obiettivi della direttiva è di passare entro il 2025 da 90 a 40 sacchetti di plastica usati ogni anno dagli europei. Troppo poco ancora per la Svezia. La plastica entra sempre più nelle acque, nell’aria e nel sistema alimentare, con conseguenze gravi per la salute umana.