Pietro Bartòlo:
“In politica per battere
le bugie di Salvini”

L’intervista – A Firenze, alle Librerie Universitarie di Novoli, s’è tuffato in mezzo ad una folla di giovani. Lo hanno toccato, abbracciato, emozionati e con le lacrime agli occhi. Poi, due ore dopo, a Scandicci era dentro un’azienda di logistica: davanti a 200 manager ha proiettato le immagini di dolore dei migranti arrivati a Lampedusa. Tutti inchiodati per due ore: “Quello che voi vedete qui, non ve lo dicono. Sono io un testimone della verità su come arrivano dai campi di concentramento libici. Entro in politica per amore di verità. La mie parole sono dignità, rispetto, umanità”. Una standing ovation.

Pietro Bartòlo, il medico di Lampedusa è questo. È così. Candidato al Parlamento europeo (indipendente di Democrazia Solidale, vicina a Sant’Egidio) va avanti e indietro per le due Circoscrizioni in cui è candidato nelle liste del Pd: Lazio, Toscana, Marche, Umbria e poi Sicilia e Sardegna. Un territorio sterminato. Lo cercano e lo invocano dappertutto. All’ospedale San Camillo di Roma ha suscitato emozioni e passione tra i colleghi e gli altri addetti sanitari. A Pistoia s’è trovato a fare un’assemblea nella navata della Chiesa di Vicofaro di don Pietro, parroco di frontiera. A Jesi, nelle Marche, è andato alla Fondazione “Carlo Urbani”, dedicata al famoso medico e microbiologo che scoprì nell’est asiatico la Sars, una polmonite atipica che, tra l’altro, lo portò alla morte. Anche qui momenti di partecipazione intensa, incontro con la vedova e un collegamento con il figlio in missione in Nigeria.

La campagna europea di Bartòlo è fatta così. La sua cifra: un discorso carico di umanità. Forse, di questi tempi, è uno dei due linguaggi “nuovi” che si sentono nello scontro politico. C’è quello dell’odio che il medico Pietro individua in Matteo Salvini e c’è il suo. Fuori dagli schemi, dal ripetitivo e noioso battibecco, del rumore e della rissa in tv. Non a caso ormai si è diffusa una sua diversa identificazione: è lui l’anti Salvini. A tal punto che dieci giorni fa il ministro dell’Interno reagisce e gli manda uno dei suoi “sorrisi” per Twitter. Ma Bartòlo parla piano, argomenta. Ha la sua narrazione che lascia impressionati. Ma dice parole durissime: “Perché io denuncio le bugie che sono state riversate a valanga sugli italiani e li hanno fatti incattivire”.

Perché il medico di Lampedusa, l’uomo dell’accoglienza alla porta d’Europa, decide di scendere in politica?

“Io non scendo in politica. Ci entro. Con passione. Dopo 28 anni e 350 mila persone accolte, assistite, curate, abbracciate una per una, ho visto che non bastava”.

Com’è che non bastava? Cosa devi fare di più?

“Ho visto troppo orrore, tanti morti, tanta disumanità, molta sofferenza. Sai che ho camminato, senza accorgermene, in stive buie cariche di cadaveri? Un giorno ho cominciato a raccontare. Alla tv, alla stampa di mezzo mondo. Ho scritto due libri, ho girato con il grande regista Rosi “Fuocammare”…”.

Appunto, hai fatto tanto…

“Ho fatto quel che dovevo. Non sono un eroe. Né un superman. Ho fatto il medico e il mio dovere come lo avrebbe fatto chiunque. Ma le falsità sparse ad arte sul fenomeno immigrazione sono una vergogna che va combattuta. E ho pensato di dover fare un altro passo: prendere la palla al balzo e candidarmi per il parlamento europeo. È lì che si deve risolvere il problema. Hai presente il Trattato di Dublino? Ecco, bisogna vincere questa battaglia. Voglio continuare quanto ha fatto la bravissima Elly Schlein. L’Europa deve dare una risposta. Ma Salvini e i suoi amici sovranisti non vogliono”.

Ecco, sei tu l’anti Salvini.

“Io? Ma io sono per fare le cose. Non mi importa di questo ministro dell’odio. Quando si svelerà che il suo piano è fatto di fandonie (non c’è nessuna invasione di migranti, non portano malattie, non sono terroristi) e che abbiamo a che fare non con dei numeri ma con delle persone che hanno solo il desiderio di poter sopravvivere, tutto si sgonfierà. Lui mette poveri contro poveri, diseredati contro diseredati. Io li guardo tutti negli occhi i bisognosi, considerandoli persone. Stranieri o italiani che siano”.

Però si annunciano altri tempi difficili. Il decreto sicurezza bis vorrebbe…

“Cosa vorrebbe? Mettere una multa di 5 mila euro a chi salva una vita? E, dunque, i miei amici pescatori di Lampedusa se si imbattessero al largo in un gommone di disperati prima dovranno fare il conto di quanto sborsare. Se hanno 10 mila euro nel conto ne salveranno solo due e gli altri li condanneranno a morte? Basta”!

Però c’è sempre questa storia dei porti chiusi.

“I porti non sono mai stati chiusi. Non possono essere chiusi. Lo dimostra il fatto che, per esempio, a Lampedusa i migranti continuano ad arrivare anche su piccole barchette. Ma non lo fanno sapere perché altrimenti sarebbe smentita la fandonia dei porti chiusi. Tutta propaganda”.

Qual è il tuo sogno?

“Prima del sogno, parlo di ciò che vorrei fare, se eletto, in parlamento. Occuparmi ovviamente di immigrazione. Ma anche di Fondi strutturali, che per il Mezzogiorno e le Isole sono risorse preziose e spesso mal spese o addirittura non utilizzate. Poi di ambiente, del nostro mare, di pesca ed agricoltura. Sai, io sono stato un pescatore prima di fare il medico”.

L’Aquarius

Ed il sogno non me lo dici?

“È quello di cacciare via dal Mediterraneo le Ong, le navi militari. E anche Pietro Bartòlo. Di noi non ci dovrà più essere bisogno. È chiaro cosa intendo o no? Io non voglio più vedere le donne migranti, in quei gommoni da 20 euro, con la pelle ustionata da una miscela di acqua e benzina. Non voglio più aprire le cerniere dei sacchi con dentro i bimbi morti vestiti a festa”.