Pieni poteri, sedici mesi di citazioni
per ricostruire la recente storia italiana

Scrivere un libro di sole citazioni non è una impresa facile e sarebbe stato il desiderio di Walter Benjamin riuscire a scriverne uno. Lo scrittore berlinese, suicida per non cadere in mano ai nazifascisti (realtà politica dalla quale i sovranisti si sentono oltre), aveva in mente un libro di citazioni letterarie o filosofiche, e non quello che Alice Oxman ci dona con un libro come Pieni poteri (Aliberti Editore, Reggio Emilia 2020) che però ha il pregio di mostrarci molto bene quali pensieri abitino la recente storia italiana e non solo.

Attenzione e riflessioni

pieni poteriLe citazioni che la Oxman pone alla nostra attenzione e riflessione sono quanto di più contemporaneo la tecnologia ci possa offrire, prese da molti giornali, emittenti televisive, e da innumerevoli twitters. L’arco di tempo coperto dalle citazioni vanno dal 13 maggio 2018 al 4 settembre 2019, che significa i tormentati inizi del governo Lega-M5S a guida Giuseppe Conte fino allo scioglimento della stessa coalizione, dopo la richiesta di “pieni poteri” da parte di Matteo Salvini.

Il libro è avvincente come lo può essere la storia di ognuno di noi se immersa nella più grande storia della politica. Ci sono molti personaggi, ma alla fine c’è un solo personaggio, che non ha richiesto né vuole i pieni poteri: il lettore. Chi fra le righe che legge ritrova la sua vita recente, sebbene non se ne sia accorto, sebbene non si interessi di politica, sebbene possa essere di uno schieramento o dall’altro.

Voce ai protagonisti

Apparentemente il libro potrebbe sembrare una cronaca ma non c’è il cronista; potrebbe sembrare un reportage giornalistico ma non c’è la giornalista che inserisce alcune frasi che possono dare una interpretazione su quale valore dare alla storia che si racconta; e non c’è neanche lo storico che nel mettere insieme i fatti e nell’esporli costruisce il senso più reale di ciò che è accaduto. La Oxman non dà voce ai fatti ma ai protagonisti di questi fatti, ciò che loro pensano, dicono in merito ai fatti, ciò che affermano sinceramente o con lo scopo di intorbidare le acqua, o ciò che proclamano per crearsi consensi più o meno facili.

giuseppe conteIl libro così redatto si offre al lettore, il quale si identifica soltanto con quel sé stesso mancante dalla attuale realtà politica. Perché chi parla, e dovrebbe, e vorrebbe parlare per tutti, non parla per nessuno, neanche per l’uomo qualunque, per l’uomo della strada, per coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese o per quelli per cui i mesi sono già da anni uno scorrere di vite senza prospettive. E, quindi, il lettore e il cittadino a fatica riescono a ritrovarsi a riconoscersi in quella storia che è la loro ma che viene narrata da altri e sopra la pelle altrui. E, quindi, un libro di memorie che sebbene recenti trovano un lettore che ha perso la memoria, che i tanti rapidi cambiamenti hanno frastornato, offuscato, intorpidito, la sua capacità di ricordare e di trarre un giudizio da ciò che è la stata la scena politica di appena due anni fa.

Un metodo per fare la storia

Un libro dunque da leggere ora, adesso che siamo in quell’azzeramento prodotto dalla biopolitica del virus, e da leggere anche fra qualche anno per capire cosa è accaduto. Poiché come poteva essere difficile e impossibile per Benjamin fare un libro di sole citazione può essere difficile riprodurre o riadattare questo scritto di Alice Oxman che  è metodo “singolare” di fare storia, tutto compreso nella forma e nei contenuti di ciò che narra, e che ci induce a dire che i Pieni poteri sono quelli di questa scrittura che non vuole comandare su nessun popolo o persona, e su nulla se non sulla verità di ciò che è accaduto.