I soldi di Bruxelles,
istruzioni per l’uso
dei miliardi in arrivo

La materia, bisogna riconoscerlo, è abbastanza ostica. Ma questo non giustifica certi errori grossolani e certe indebite semplificazioni che capita di leggere o di sentire sui media a proposito di Recovery Fund, Recovery Plan, Next Generation EU, bilancio dell’Unione europea. Una buona politica ha bisogno di chiarezza e di precisione. Per questo motivo abbiamo pensato che fosse utile fornire un piccolo breviario per orientarsi e restare a galla nella marea dei miliardi in arrivo dall’Europa di cui molto si parla e poco, troppo spesso, si sa.

Bilancio e Next Generation

Il bilancio settennale 2021-2027 (Multiannual Financial Framework MFF) dell’Unione Europea, quello la cui approvazione rischiava di venir bloccata dal veto di Ungheria e Polonia, ammonta a 1.074 miliardi e 300 milioni di euro ed è costituito dalle risorse proprie (vedi sotto). Ad esso va aggiunto il Next Generation EU (NGEU) che consiste in 750 miliardi. Questi verranno reperiti con la vendita da parte della Commissione di bond europei con scadenza tra 3 e 30 anni e verranno corrisposti ai diversi paesi in forma di sovvenzioni a fondo perduto (grants) per 390 miliardi e prestiti a bassissimo interesse per 360 miliardi (loans). È la prima volta che vengono emessi titoli da parte di una istituzione europea e si realizza così quella comunitarizzazione del debito che i paesi “rigoristi” (a cominciare dalla Germania) in passato avevano sempre rifiutato. Si tratta quindi per l’Europa di una importante svolta politica.

All’Italia, com’è noto, andranno quasi 209 miliardi, più esattamente 208 miliardi e 800 milioni: 81 miliardi e 400 milioni in grants e 127 miliardi e 400 milioni in loans.

Bilancio e NGEU sono quindi due entità separate, ma la disponibilità del bilancio fa da garanzia all’emissione dei bond NGEU, ragion per cui finché il MFF non è approvato i bond non possono essere piazzati e il NGEU non funziona. È per questo motivo che nei giorni scorsi si diceva, un po’ impropriamente, che il veto ungherese e polacco avrebbe bloccato i “fondi europei”, compresi i 209 miliardi per l’Italia.

Le voci di spesa

L’Unione europea e i paesi che la compongono, dunque, potranno disporre nei prossimi 7 anni di 1824, 3 miliardi di euro (1074,3 del bilancio più 750 del NGEU).

Vediamo come dovrebbero essere spesi complessivamente dai paesi dell’Unione.

Recovery and Resilience Facility – La parte più grossa del NGEU (672,5 miliardi) andrà a coprire le spese per il sostegno e la ripresa economica dopo la pandemia e verrà messa a disposizione per 312,5 in forma di grants e per 360 in forma di loans. Aggiungendo i fondi ordinari di bilancio si arriverà a 673,3 miliardi.

React-EU – 47,5 miliardi verranno spesi per sostenere con risorse aggiuntive i fondi di bilancio per la coesione sociale e regionale e contribuire a “una ripresa economica verde, digitale e resiliente”.

Rural development – 7,5 miliardi del NGEU integreranno le risorse (85,4 miliardi) che il MFF destina ai fondi per l’agricoltura.

Just Transition Fund – 10 miliardi verranno spesi per misure a favore del clima e per la riduzione delle emissioni. Aggiungendo i fondi del bilancio si arriva a 17,5 miliardi.

InvestEU – 5,6 miliardi andranno al sostegno agli investimenti e ad aiuti per l’accesso al credito delle imprese (9,4 miliardi considerati anche le voci nel MFF).

RescEU – 1,9 miliardi verranno destinati al potenziamento delle strutture di protezione civile. Saranno 3 miliardi in tutto comprendendo anche i fondi nel bilancio.

Horizon Europe – 5 miliardi da destinare a programmi di ricerca e innovazione. Un comparto al quale nel bilancio sono destinati complessivamente 84,9 miliardi.

All’elenco vanno aggiunti, per completezza, i 100 miliardi che sono stati già stanziati con il programma SURE: prestiti a condizioni molto vantaggiose per il sostegno al lavoro e alle misure contro la disoccupazione.

Modernizzare l’economia e curare il clima

È facendo riferimento a questi strumenti che i diversi paesi hanno elaborato, o stanno elaborando, loro piani (Recovery Plans, in Italia Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza PNRR) in base ai quali prevedono di spendere le risorse loro destinate. Questi piani debbono ovviamente essere proposti dai governi, approvati dai parlamenti e poi presentati alla Commissione europea che ne giudicherà la corrispondenza ai fini e agli obiettivi fissati dall’Unione. Saranno poi affidati alle cure di chi in patria dovrà concretamente applicarli. Su questo punto, come si sa, c’è qualche turbolenza politica in Italia sullo schema presentato dal capo del governo.

Complessivamente, tenuto conto anche delle spese tradizionali previste nel bilancio per il sostegno all’agricoltura, alla coesione sociale e regionale e ai diversi programmi come Erasmus, EU4Health (sostegni alle sanità nazionali), programmi di ricerca e innovazione si calcola che più della metà dei 1824,3 miliardi a disposizione degli europei nei prossimi sette anni serviranno alla modernizzazione dell’economia e circa il 30% serviranno per misure relative al clima e alle emissioni.

Le risorse proprie

Un cenno, infine, al problema delle risorse proprie. Attualmente il bilancio dell’Unione è sostenuto dai contributi versati da ciascun paese in ragione proporzionale al proprio reddito nazionale lordo (RNL), dagli introiti dei dazi doganali imposti sulle merci provenienti dai paesi extracomunitari e da una quota dello 0,3% della base imponibile dell’IVA di ciascun paese. In base agli accordi già negoziati e sanciti dal Parlamento europeo, a queste risorse dovrebbero aggiungersi: una tassa sull’uso del carbone (con una valenza non solo finanziaria ma anche ecologica) e imposte sulle imprese digitali che dovrebbero entrare in vigore al più tardi all’inizio del 2023, le risorse provenienti dall’Emission Trading System (il commercio di quote stabilite sulle emissioni). Nel 2024 potrebbero essere devolute a favore del bilancio comunitario una tassa sulle transazioni finanziarie e una nuova imposta comune sui profitti delle società.