Perché non voglio
scrivere più
di politica

Non scriverò più di politica. Lascio “Strisciarossa” come ho già lasciato la direzione di “Italianieuropei” e “Lettera43”. Mi occuperò di politica come cittadino, voterò (a sinistra), parteciperò a manifestazioni, mi sentirò in prima linea in ogni momento in cui avvertirò un pericolo democratico. Ma non scriverò più di politica. Forse prima o poi ci sarà un libro. Qualche volta qualche ricordo. Ma il commento settimanale o quotidiano, questo no.

La politica di oggi è fatta da energumeni. Bisogna scrivere usando il loro steso linguaggio. Non sono capace. Non mi sento superiore a loro ma come disse Satta Flores in un bellissimo film di Ettore Scola (“C’eravamo tanto amati”) :“ Nocera è inferiore perché ha dato i natali a individui ignoranti e reazionari come voi”. L’Italia politica è come quella Nocera lì.

Scrivere di sinistra non ha molto senso. Giriamo attorno al nulla fino a che non nascerà un movimento, una specie di Podemos, che coagulerà giovani e  vecchi che, senza disprezzare il passato, facciano cose  nuove.

Noi abbiamo sbagliato molto in questi anni, L’errore maggiore è di non aver contrastato l’idea che la sinistra, i comunisti avessero una storia da figli di un dio minore. E’ tornata la rappresentazione di militanti e partito imprigionanti dal canone sovietico, è sparita la nostra originalità. Ci sono tanti che dicono di non essere stati mai comunisti pur avendo avuto posizioni apicali in quel partito.

Noi siamo stati , con tutti gli errori, i più strenui difensori dell’Italia che stava male e dell’Italia che voleva progredire. Poi abbiamo cercato di omologarci (accadde anche all’Unità quando decidemmo di essere un giornale fotocopia degli altri dimenticando storia, legami di popolo, rispetto per il partito editore), abbiamo sposato il neo-liberismo, ci siamo chiusi nella torre d’avorio governista.

Scrivo “noi” anche se non tutti hanno pensato o fatto così, ma voglio evitare discussioni personali.

Oggi il campo della scrittura politica non ha spazio per interpretazioni. Che cosa vuoi interpretare di fronte a una massa di facinorosi che sta distruggendo il paese? Non ha spazio per il retroscena. Che retroscena ci può essere dietro Toninelli e altri?

Allora si possono scegliere tante strade. Io scelgo di non partecipare più. Anche l’età mi aiuta. Mi occuperò di altro. In fondo nasco alla vita lavorativa occupandomi di altro in una casa editrice di cultura. Torno alle origini.

La politica raccontata quotidianamente non fa più per me. Forse sono inadatto. Forse sono irascibile. Ma è così. Non abbandono il campo. Chi dovesse leggere in queste mie parole non le dimissioni dalla scrittura ma dall’essere un militante di sinistra che farà il suo dovere sempre, sbaglierebbe. Ma non so più che cosa scrivere o di chi scrivere.

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Ci dispiace che Peppino Caldarola faccia questa scelta che rispettiamo e lo ringraziamo per la sua preziosa collaborazione con Strisciarossa. Siamo sicuri che le nostre strade di giornalisti di sinistra si incontreranno di nuovo.