Perché il Manifesto
per la sovranità
costituzionale

La Brexit, l’elezione di Trump, il nostro referendum del 4 Dicembre 2016 e, dopo, i risultati di tutte le elezioni politiche nei Paesi europei segnano un passaggio di fase. La regolazione liberista, propria del capitalismo globale trainato dalla finanza, è insostenibile sul piano ambientale, economico, sociale e democratico. “History is back”, scriveva The Economist nell’editoriale dopo il terremoto alla Casa Bianca. Siamo al “momento Polanyi”: la società, in particolare le classi medie, si ribella al dominio dell’economia e invoca il ritorno della Politica a sua difesa. I partiti nazionalisti prendono, abilmente e “naturalmente” dato il loro codice genetico, il vento. Mentre le sinistre storiche e quelle cosiddette antagoniste rimangono prigioniere di un astratto “più-europeismo” e “altro-europeismo”.

Per il ripristino del primato della politica sull’economia, va invece preso atto che, contrariamente a quanto abbiamo creduto, in particolare dopo l’89, è impraticabile per profonde ragioni culturali, linguistiche e storiche la strada della sovranità democratica a livello europeo. Gli “Stati Uniti d’Europa” o la cosiddetta “democratizzazione dell’Unione europea” sono un miraggio conservativo di un ordine liberista fondato sulla svalutazione del lavoro e sullo svuotamento della democrazia costituzionale. Qui sta la divergenza di fondo tra i vari Manifesti e Appelli pubblicati in questi giorni (da Calenda agli europarlamentari del Pd, da Cacciari a Piketty) e il Manifesto per la Sovranità Costituzionale proposto da Patria e Costituzione, Senso Comune e Rinascita!: quelli sono prospettive fuori dalla Storia.

I messaggi di fondo del nostro Manifesto muovono da una lettura storico-politica. E rompono alcuni tabù delle sinistre negli ultimi tre decenni: primo, l’Europa coerente con la nostra Costituzione non è l’Unione europea, bensì una confederazione di democrazie nazionali sovrane che affrontano assieme, ma non in antagonismo con il resto del mondo, le sfide della pace, della salvaguardia ambientale e della giustizia sociale; secondo, l’unica strada per ridare valore sociale e politico al lavoro è rivitalizzare la sovranità popolare e nazionale, quindi puntare all’attuazione dei principi della Costituzione del 48, contraddetti dai principi prevalenti nei Trattati europei e dominanti nell’eurozona; infine, il sentimento di Patria, lo spirito solidaristico e l’orientamento socialista della nostra Costituzione sono le basi per ricostruire le funzioni economiche e sociali dello Stato democratico e dare risposte progressive alle domande di protezione sociale e identitaria.

Il Manifesto per la Sovranità Costituzionale, nei suoi 10 punti, è una road map per la formazione di una forza politica, ispirata ai principi del socialismo, del cristianesimo sociale, dell’ambientalismo, capace di restituire fiducia e speranza alle classi popolari, di rispondere alla loro domanda di protezione e sicurezza sociale e di impegnarsi a costruire con loro un progetto di Paese coerente con il programma della Costituzione Repubblicana.