Roma, il drammatico disastro “mondezza”

Fa un cattivo, cattivissimo servizio quella stampa, rinfocolata e aizzata dai social network, che confonde, miscela, alimenta e amplifica sconsideratamente le strumentalizzazioni politiche a fini elettorali riguardanti l’infelice questione dei rifiuti di Roma. E, una vicenda molto chiara dal punto di vista delle responsabilità si intorbidisce, si confonde e prende la strada di falsi scoop e informazioni ingannevoli. La situazione è tanto semplice quanto drammatica e irrisolvibile.

C’è una responsabilità gravissima di tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute in questi ultimi anni per non aver saputo prendere decisioni difficili e impopolari sulle scelte dei siti per impianti necessari a riprendere in mano il governo dei rifiuti; ma anche per non essere riusciti a ammodernare, migliorare, ottimizzare gli impianti di smaltimento, incenerimento e compostaggio già presenti sul territorio; c’è una responsabilità che fa capo al Comune di Roma, buon ultimi i grillini, per aver sottovalutato l’enorme disorganizzazione, la situazione fallimentare di un’azienda come l’Ama e non essere corso ai ripar. E c’è una responsabilità delle Regioni che accolgono i rifiuti di Roma nel bloccare, a fasi alterne (questa volta forse a causa delle elezioni imminenti) il conferimento nei loro impianti, pagato a caro prezzo.

Qualsiasi approccio al grave problema dei rifiuti romani “non può non partire dalla conoscenza dei dati attuali sui flussi della gestione di rifiuti che Roma produce: dove va e come è gestita la quota di rifiuto umido raccolta separatamente, dove finiscono gli scarti del trattamento delle frazioni raccolte separatamente con la raccolta differenziata, che fine fanno i rifiuti indifferenziati (circa il 60% del totale) dopo il trattamento nei 4 TMB (Rocca Cencia, Salario, Malagrotta 1 e Malagrotta 2)? Non conosco questi dati che non mi risulta siano stati pubblicati e che sono indispensabili per capire la situazione effettiva della gestione dei rifiuti a Roma. Per consentire un dibattito informato sarebbe bene fare un’operazione di trasparenza e pubblicare e rendere facilmente accessibili dati precisi, puntuali e aggiornati sulla gestione finale di tutti i rifiuti prodotti a Roma”. Così parla Edo Ronchi, ex ministro dell’Ambiente e Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che abbiamo sentito per l’autorevolezza e la conoscenza che ha su questi temi.

Ma questi dati non sono purtroppo accessibili. Non li ufficializza il Comune, non li pubblica l’Ama. Con la Regione che ne chiede la trasmissione. Un vuoto colpevole per un partito come il M5S che ha fatto della trasparenza e della sovranità dei cittadini la propria parola d’ordine. E’ un fatto, che la parzialità delle notizie che vengono diffuse, non depone a favore delle decisioni che la giunta capitolina possa prendere sulla questione dei rifiuti…. se anche ci fosse qualche decisione dirimente, perché di fatto c’è una paralisi che non prende la via di una crisi conclamata, come lo è stato per Napoli, solo perché, a prezzi molto elevati e gravanti sulla cittadinanza, i rifiuti vengono tutti conferiti fuori Regione.

Lo stesso partito che aveva vinto le scorse elezioni cittadine al grido di “corruzione, malfunzionamento, mancanza di idee” oggi si trova di fronte alla cruda realtà di un problema non di semplice soluzione e nemmeno di facili espedienti pagliativi. Una grande e complessa questione che ha avuto il suo punto di non ritorno nella chiusura della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, un inferno dantesco dove si sono sversati per decenni (dal 1974 al 2013) i rifiuti di Roma con conseguenze drammatiche dal punto di vista ambientale e che rimarranno come eredità nefasta per molte generazioni future a causa dei danni ormai permanenti e irreversibili e che avevano generato allora procedure d’infrazione comunitarie che pendevano come spade di Damocle su tutti gli amministratori.

E’ l’impero di Manlio Cerroni, proprietario e gestore del buco di Valle Galeria, da dove ha comandato su Roma, profumatamente pagato per i servizi resi, si diceva “benefattore”, e su tutte le amministrazioni che si sono succedute e che hanno delegato a lui potentissimo re dei rifiuti, la risoluzione della sporcizia di Roma, facendo finta di non vedere il disastro ambientale che si produceva anno dopo anno e ignorando i legami affaristici borderline con le aziende municipali della “monnezza” e le innumerevoli inchieste giudiziarie a suo carico. Buon ultima, nei giorni nostri, l’interdittiva antimafia sugli impianti di TMB di Malagrotta 1 e Malagrotta 2 dove l’Ama aveva segnalato situazioni di criticità degli impianti e che rischiava di bloccare l’operatività delle strutture, ma che è stata evitata dall’ordinanza della sindaca Raggi, che supportata dall’Anac, ha imposto al gruppo Colari di assicurare la piena attività dei due impianti. L’amministrazione ci ha tenuto a sottolineare che il provvedimento è stato reso necessario a causa dell’informativa antimafia che impedisce ad aziende a controllo pubblico ogni tipo di rapporto commerciale con aziende interdette, mentre l’utilizzo degli impianti Tmb di proprietà del consorzio di Cerroni è ritenuto “essenziale per evitare situazioni di pregiudizio ambientale o alla salute pubblica”.

Il sistema Cerroni, oggi molto ridimensionato, grazie alla chiusura di Malagrotta, non è stato purtroppo diverso dal sistema delle altre aziende private dei rifiuti, che in altre, molte Regioni italiane, ha prodotto gli stessi effetti, lo stesso potere miliardario, le stesse inchieste per disastri ambientali e gestione malavitosa dei rifiuti. Un potere anche ricattatorio a cui le istituzioni hanno risposto facendo finta di non vedere, o demandando alla giustizia il controllo e la denuncia delle criticità. In realtà la discarica di Malagrotta ha sempre rappresentato per tutti un rimosso, ingestibile a livello cosciente, ma che a livello inconscio ha tranquillizzato i sonni di tutti: c’era un “buco” che inghiottiva tutta l’immondizia della città e che evitava crisi storiche come quella napoletana. Ma dal momento in cui il “buco” è stato chiuso, nessuno si è più chiesto dove finiva quell’immondizia che prima veniva gettata a Malagrotta. Anche perché tutti i buoni propositi elettorali, di tutti i partiti, come la raccolta differenziata, la chiusura del ciclo integrato e tante altre belle intenzioni si sono sempre infrante sull’incapacità di tutti gli amministratori a gestire un problema complesso e articolato come quello dei rifiuti.

“Dopo la chiusura di Malagrotta – ci spiega Ronchi – era necessario e urgente riprogrammare la gestione dei rifiuti di Roma, completare la rete degli impianti di recupero ( a partire da quelli di compostaggio) e realizzare una discarica di servizio in grado di accogliere il rifiuto residuo dei trattamenti di riciclo e recupero, occupandosi seriamente della gestione dei rifiuti prodotti anche nella fase di transizione verso livelli effettivamente elevati di raccolte differenziate e di avvio al riciclo” . Perché è questo secondo Ronchi il nodo vero: “non basta indicare l’obiettivo della minimizzazione dello smaltimento, occorre occuparsi della fase di transizione tra l’oggi e l’obiettivo finale: il ricorso al supporto impiantistico in altre Regioni o all’Estero dovrebbe essere un fatto eccezionale e per frazioni limitate, non può diventare una soluzione prolungata e per una quantità rilevante dei propri rifiuti perché non sarebbe giusto , perché i viaggi dei rifiuti sono costosi e impattanti e perché l’esportazione dei propri rifiuti rende vulnerabili difronte a crisi innescate da decisioni altrui che legittimamente possono interrompere o limitare i flussi di rifiuti, non generati da loro, in arrivo ad impianti nei propri territori ”.

Dichiararsi contro discariche e inceneritori come fanno molti dei 5stelle non può significare mandare i propri rifiuti in inceneritori e discariche in altri territori: non solo è incoerente, ma non regge nel tempo e prima o poi questa incoerenza lascia i rifiuti per strada. La crisi può essere diluita e non esplodere perché, pagando tariffe elevate si possono trovare soluzioni tampone: inceneritori e discariche in altre Regioni o all’Estero che fanno affari d’oro smaltendo rifiuti di Roma a prezzi per loro convenienti. Ma queste soluzioni non sono durevoli, soprattutto non assicurano continuità ed espongono a crisi di sbocco finale dei rifiuti prodotti e quando questo succede e gli impianti di pretrattamento – i TMB – si intasano, i rifiuti o una loro parte consistente resta per strada perché chi li raccoglie non li può conferire con i tempi e le quantità necessarie. L’obiezione, non di oggi in verità, “no a impianti nel nostro territorio”, non regge e va contrastata. Quando la Regione Lazio e il Comune di Roma hanno cercato di individuare siti possibili per nuovi impianti, una serie di soggetti, piccoli comitati e oppositori vari hanno protestato e queste contestazioni hanno avuto la meglio. Stessa sorte hanno avuto gli impianti di compostaggio in un effetto a catena che però soffre di modelli di pessima qualità come l’impianto di Maccarese. Mentre le esperienze di impianti mal fatti e mal gestiti sono note, poco conosciute dall’opinione pubblica sono le esperienze, pure esistenti in Italia , di impianti, comprese discariche e inceneritori, ben realizzati e ben gestiti con impatti ambientali minimi e sostenibili: sia gli organi di informazione ,sia i decisori politici dovrebbero in materie così delicate dedicare maggiore attenzione ad una corretta informazione ai cittadini.

Altra questione spinosa è la raccolta differenziata che può e deve essere portata a livelli elevati, ma che non può essere uno slogan di cui si riempiono la bocca tutti i politici che vogliano scalare il Campidoglio, buoni ultimi i 5Stelle. Una buona raccolta differenziata richiede un’azienda di raccolta efficiente, modalità efficaci di raccolta, personale qualificato e motivato. L’Ama, che ha cambiato in poco tempo ben tre Presidenti, pare ben distante dall’efficienza ed efficacia di altre aziende, come quella di Milano, e senza un reale riordino pare molto difficile che sia in grado, senza costi eccessivi, di assicurare anche a Roma livelli eccellenti di raccolte differenziate, sia per quantità che per qualità.