Il Foglio? Libertà
di stampa, bellezza

Non so quanto possano apprezzarlo, o condividerlo, gli amici di Strisciarossa: io sono un lettore del Foglio, un lettore fedele devo dire. Mi piace lo stile spigliato, l’apertura internazionale, il gusto di andare controcorrente, mi piacciano molti inserti, lo spazio dedicato ai libri in modo divertente – e per uno che vive di libri e fra libri è una bella soddisfazione. Mi piace la rubrica Piccola posta di Adriano Sofri, che ha scritto ora un bellissimo libro su Kafka di cui, ahimè, si parla troppo poco.

Insomma per me il Foglio è un bel giornale, e non lo dico perché io condivida in genere le sue posizioni politiche ma perché credo che il grado di civiltà di un paese sia manifestato anche dalla pluralità di voci e di orientamento che vi convivono – a patto naturalmente di esprimersi in italiano e non in dialetto, con il garbo che non esclude il dissenso ma lo rende fruibile e prezioso. E il Foglio non è un giornale dialettale.

Negli ultimi tempi mi è capitato anche di condividere molte delle posizioni del giornale – del direttore Cerasa e del suo fondatore Giuliano Ferrara. E mi limito a fare solo questi due nomi, ma in quella voliera volteggiano molti autori che sanno scrivere. Ma non è per questo che parlo ora del Foglio.

Certo, una battaglia che condivido senza remore è quella sulla democrazia rappresentativa, di cui nessuno parla più nel nostro paese, mentre si celebra addirittura con un ministero la democrazia diretta, dimenticando quello che la storia ha chiarito con il passo pesante dei fatti compiuti: dalla democrazia diretta nasce il dispotismo.

Un’altra battaglia che condivido è quella sul garantismo. In questo periodo ho apprezzato in modo particolare anche gli editoriali sul governo gialloverde – fra le cose più efficaci che mi sia capitato di leggere. Una critica severa al “governo da incubo” svolta con argomenti seri ospitando anche personalità di primo piano della sinistra, come Michele Salvati, mettendosi dalla parte degli interessi dell’Italia, non di una parte.

Insomma il Foglio è un giornale serio, fra i pochi che oggi vanno controcorrente e non sono diventati cortigiani dei nuovi potenti. Ma non è per gli orientamenti politici che sostiene che apprezzo il Foglio. Ma come ho detto, è un altro il punto che mi spinge a scrivere. Eccettuata la Stampa e il manifesto e Repubblica non sarei in grado di indicare oggi giornali senza la livrea, capaci di esprimere con dignità il loro punto di vista, senza essere necessariamente “eretici”- una parola grossa – ma argomentando un punto di vista autonomo. Per questo apprezzo il Foglio, non perché oggi sostenga posizioni a volte vicine alle mie.

La libertà di opinione non è però mai un fatto acquisito in via definitiva, esprimere in modo libero il proprio punto di vista può costare caro. È su questo che vorrei richiamare l’attenzione dei lettori di Strisciarossa: domenica è stata pubblicata nella prima pagina del giornale una lettera del proprietario della testata che esprime con nettezza il proprio dissenso dalla linea del giornale, invitandolo ad avere un atteggiamento differente verso il nuovo governo. Il proprietario della testata non fa contestazioni dal punto di vista giornalistico – è un po’ difficile -; entra nel merito delle opinioni del giornale, che anche per lui dovrebbe essere un tabernacolo da non violare. Tanto più non dovrebbe farlo perché il Foglio é un giornale che si ispira a principi liberali. E il proprietario, s’immagina, dovrebbe saperlo.


È un fatto che colpisce, e va segnalato ; ma non sorprende. Pochi giorni fa con metodo più spicci è stato liquidato senza troppi complimenti il direttore del Mattino di Napoli, Alessandro Barbano, un uomo libero che faceva un giornale libero, e che ha scritto un interessante libro sul “dirittismo” nel nostro paese, brutto termine per indicare il prevalere nel nostro paese dei diritti sui doveri. Ma anche lui non aveva issato sul suo giornale il vessillo giallo verde del nuovo governo. Ergo….

Sono segnali preoccupanti, e vanno sottolineati non perché il Foglio abbia bisogno di sostegni esterni: sa farlo da solo, e lo sta facendo benissimo.

Ma è un problema di etica pubblica, riguarda la costituzione interiore della Nazione, e in questo senso riguarda tutti: se viene meno una voce, o si annienta un avversario, riducendo lo spazio politico a una poltiglia informe cancellando le differenze, si apre la strada a soluzioni inquietanti.

E in questo senso le frasi pronunciate dal ministro Matteo Salvini sulla Rai – “i partiti non saranno fuori, ma faranno scelte intelligenti. Dobbiamo nominare noi. Faremo scelte equilibrate e intelligenti, a differenza di chi ci ha preceduto, perché alcuni tg della Rai sembrano quelli degli anni ‘20 e degli anni ‘30” – sono un’ulteriore prova che in Italia esiste una questione democratica che riguarda la libertà di stampa.

La democrazia vive attraverso le differenze, il conflitto ben ordinato, non di unanimità, che è il contrario della libertà. Perciò mi è parso utile segnalare il problema ai lettori di Strisciarossa. Forse una rilettura della Democrazia in America del grande Tocqueville, specie delle ultime pagine del secondo libro pubblicato nel 1840, non farebbe male, se si vuole capire dove si rischia di finire.