Perché dico Lilli Gruber

Alle primarie del Pd dovrebbero andare Zingaretti (il favorito), Minniti e Martina. Poi in corsa ci sono anche altri ma loro tre sono quelli che possono prendere più voti. Già si parla di combine fra Minniti e Martina per impedire a Zingaretti di raggiungere il 50% così da eleggere il segretario in Assemblea con un accordo fra Minniti e Martina, per l’appunto. Cose da cronaca politica.
I tre sono tutti ex comunisti. La componente che ha dominato in questi anni, quella cattolica e per vie traverse democristiana, è in seconda fila, con Franceschini che al solito si ritaglia il ruolo di grande elettore e Renzi che vuol dare l’abbraccio mortale a Marco Minniti.


Torna così vincente l’ipotesi di un Pd preda degli ex comunisti? Mi sembra proprio di no. La storia passata dei candidati c’entra poco, anche se si possono rintracciare in ciascuno di loro vecchie matrici. Li conosco abbastanza bene. Hanno una storia a me nota. Conosco bene , ad esempio, Marco Minniti di cui ho sempre apprezzato la serietà, persino eccessiva, la professionalità con cui si è dedicato ai temi della sicurezza, la caparbietà con cui ha preteso di andare al governo ogni volta che il centro-sinistra aveva il presidente del consiglio. Martina è stato un buon segretario di partito della Lombardia, ha fatto abbastanza bene il ministro dell’Agricoltura e ha dato una grande mano all’Expo 2015 che si è svolta a Milano con grande successo. Zingaretti è il classico figlio del partito, molto Veltroni nella discussione retorica, fratello minore di quel genio tattico che è Goffredo Bettini, una faccia rassicurante, un elenco di vittorie che nessuno del Pd ha.
Come si vede sono tre buoni personaggi. Nessuno scalda il cuore e, lo dico senza offesa, nessuno sembra in grado di guidare la rinascita di un movimento collassato. Non per limiti personali, ma perché tutti e tre vengono da lontano, hanno a che fare con gli errori che oggi criticano, non sembrano colpire l’immaginario del popolo di sinistra. Se c’è una vita da mediano in politica, ciascuno di loro sembra poterla vivere ma c’è mediano e mediano. Loro non sono mediani di spinta.
La mia opinione è che sarebbe stata utile una candidatura extra-nomenklatura, un personaggio sperimentato ma non di prima scena, pieno di buona volontà e cazzimma.
Da loro tre possiamo aspettarci, nell’ipotesi migliore, una composta gestione e una saggia politica di alleanze. Si comprende anche da questo ragionamento come io non creda che la prossima gara destra/sinistra possa avere un personaggio di sinistra che contenda ai moderati (schierati con la sinistra) il ruolo di guida. Non è per un nuovo fattore K ma per un fattore genetico, serve una persona, maschio o femmina, che dia una scossa, che non abbia guidato la politica in questi anni, che sia una persona seria.
Per questo non mi dispiace l’idea di Adriano Sofri di indicare Lilli Gruber come capolista di una lista unitaria per le europee. Non sono suo amico, è molto brava, ama l’Europa. Quello che voglio dire a tutti noi è di abbassare le aspettative sulla rinascita della sinistra. Dobbiamo concentrarci su una seria politica di alleanze, molto larga, da affidare nelle mani di una donna o di un uomo di sicura fede repubblicana e europeista. Questo giro, anche questo giro, la sinistra italiana l’ha perso.