Psoe, la Catalogna
è il banco di prova

Sorpresa, anzi stupore. D’improvviso la Spagna si è svegliata senza il governo Rajoy. E ora, grazie alla “sfiducia costruttiva” prevista dalla costituzione democratica del 1978, c’è un nuovo primo ministro. Si chiama Pedro Sanchez. E’ l’attuale segretario generale del Psoe, il partito storico dei socialisti spagnoli.  E’ riuscito a compiere un vero e proprio miracolo: mettere insieme tutte le forze presenti  nel parlamento contrarie al Partito popolare. Ovvero Podemos, il rivale di sinistra, e le forze nazionaliste basche e catalane. I cui deputati , sommati a quelli del Psoe, sono in maggioranza alle Cortes. Il tutto grazie alla magistratura che ha condannato a decine di anni di carcere gli imputati dello scandalo Gurtel e ha esteso la condanna anche al Partito popolare nel suo insieme. Ecco lo stupore. Ci eravamo abituati, mano a mano che la crisi catalana si radicalizzava, alla visione di una magistratura dominata da forze conservatrici e centraliste e ora dobbiamo riconoscere che la stessa magistratura è stata capace di terremotare il quadro politico. Come accade spesso e come diceva Garcia Marquez, la “realtà è spesso più ricca della fantasia”.

Ora arriva la vera novità. Si è finalmente parlato di fare insieme uno sforzo per avviare una soluzione alla questione catalana. Un accordo certo non facile per via della tanta tensione che si è accumulata nella società catalana. Si tratta di modificare una costituzione verso il riconoscimento della Spagna come “Nazione di Nazioni”. Con tutte le complicazioni del caso. Ivi compresa la cultura di una parte importante dello stesso partito socialista, da sempre sensibile al richiamo del centralismo. La tenuta e quindi la durata del nuovo governo socialista è dunque legata a doppio filo alla complicatissima questione catalana.

Ha inizio dunque una fase politica davvero complessa. Anche perché, al di là della crisi catalana, c’è da affrontare il nodo delle disuguaglianze sociali, aggravate oltre misura dalla politica economica perseguita degli ultimi anni dal Pp. E poi c’è la destra liberista di Rivera, il giovane leader di Ciudadanos che, deciso ad imitare Macron, cerca di ereditare, e i sondaggi gli stanno dando ragione, gran parte del voto di destra.