Pensioni, i sindacati dal governo: “Basta penalizzare le donne”

“Finalmente è partito un tavolo di confronto, anche se non basta”. In periodo di rapporti col contagocce e di corpi intermedi puntualmente scavalcati, già questa è una notizia positiva. E i sindacati fanno bene a sottolinearlo. Le duecentomila persone in piazza San Giovanni, lo scorso 9 febbraio, qualcosa hanno prodotto agli occhi e nelle coscienze del governo che ora sulle pensioni non alza più le barricate come nel recente passato. Ad accogliere i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, non c’era il vicepremier Luigi Di Maio, bensì il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. Ed è proprio il fedelissimo uomo di Salvini a tenere aperta la porta con le parti sociali: “Il governo starebbe valutando una soluzione per riconoscere alle donne un bonus contributivo pensionistico per ogni figlio”.

Bene ma non benissimo, rispondo i sindacati. “Abbiamo chiesto al governo di convocarci celermente anche sui temi della crescita e dello sviluppo”, spiega il leader della Cisl, Annamaria Furlan per la quale si è trattato di un “tavolo interlocutorio: siamo all’inizio di un percorso”. Al governo le organizzazioni dei lavoratori hanno ripresentato il ventaglio di modifiche e interventi sulla previdenza già sintetizzate nella piattaforma unitaria approvata qualche mese fa: dalla necessità di una pensione di garanzia per i giovani allo sconto per ogni figlio alle madri lavoratrici; da una nuova perequazione degli assegni all’estensione dell’ape sociale ai lavoratori gravosi fino alla separazione dell’assistenza dalla previdenza. Parla di “primo passo” Carmelo Barbagallo. “Ora verificheremo se il governo accoglierà o meno le nostre richieste modificando a quota 100”, prosegue il segretario generale della Uil guardando all’impegno del governo di riconvocare i sindacati prima del voto finale sulla decretone intorno a metà marzo.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CGIL_CISL_UIL
9 febbraio 2019. I volti e gli slogan di una grande manifestazione.
Landini
Foto di Umberto Verdat

Anche la Cgil guarda al prossimo incontro con l’esecutivo prima del voto finale del decretone: “Abbiamo chiesto un nuovo round prima del varo conclusivo del provvedimento”, sottolinea il segretario generale Maurizio Landini ribadendo come “il governo abbia accettato di aprire un confronto più ampio”. Al momento sulle pensioni qualche segnale è arrivato solo sulle donne ed i lavori usuranti: “E su altre partite l’esecutivo ha detto di non avere al momento risorse disponibili. Vedremo comunque tutto nell’incontro prima del via libera definitivo”, conclude il numero uno di Corso d’Italia che dà appuntamento per giovedì 28 febbraio quando le segreterie unitarie decideranno le prossime mosse sulla mobilitazione.

Un’occasione per ribadire quanto detto anche nell’incontro al ministero. Ovvero che Quota 100 rappresenta, nel prossimo triennio, un’opportunità. Il problema è che ne restano fuori migliaia di uomini e, soprattutto, di donne che per tipo di occupazione difficilmente riescono a sommare 62 anni di età e 38 di contributi. Dagli stagionali al commercio, dal turismo all’agricoltura, all’edilizia. Per questo continuano a chiedere a Palazzo Chigi di insediare immediatamente le due Commissioni, quella tecnica scientifica per individuare gli altri lavori gravosi e usuranti e quella per separare contabilmente la Previdenza dall’Assistenza. E di affrontare anche le questioni di precoci ed esodati, la pensione di garanzia per i giovani, la previdenza integrativa e la governance dell’Inps e dell’Inail. Un elenco di nodi da sciogliere al fine di superare l’impianto attuale e definire un sistema previdenziale basato su flessibilità in uscita e solidarietà.

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