Pandemia, non cediamo
alle banalizzazioni
e ritroviamo il pensiero

Ci sono delle verità che, sebbene evidenti e “giornaliere”, per un motivo neanche tanto oscuro, non si vogliono vedere, anzi, più sono disturbanti più si evita di prenderle in considerazione.

La società contemporanea – ormai è scontato – abusa della tolleranza dell’individuo. Ridimensiona, quando non annulla del tutto, la capacità di un giudizio indipendente e non fidelizzato a quello di squallidi e modesti leader di passaggio. Coi suoi messaggi, inganna, confonde, frastorna, disorienta, separa. Crea il “mostro” del cosiddetto opinionismo, attraverso il quale si viene sommersi da parole ruminate, provocazioni strumentali ad annientare il pensiero. Più parole, meno approfondimento.

Senza pensieri

È così che la visione della complessità si arrende alla banalizzazione delle cose, di tutte le cose, ma soprattutto annienta la capacità di pensare. Avanza la diffidenza – derivato della paura e dell’incertezza-. Ingrossa la rabbia per sentirsi trascurati e invisibili al Sistema, e ininfluenti tanto più necessari ad esso. Un drammatico paradosso.

coronavirusSi dice che a mancare siano i garanti sociali. In semplici parole significa che manca il Padre che protegge attraverso norme affidabili e stabili. E manca anche la Madre con la sua capacità di contenere e accogliere. In una sola parola, nonostante gli sforzi, manca la rassicurazione, anche bonaria, consolatoria oppure è poco credibile.
Stiamo diventando sempre di più ciechi spaventati, privati appositamente di una “vista” nitida, chiara, priva di nascondimi, con la quale è possibile vedere anche nel buio delle nostre paure. Piuttosto, come nel caso del coronavirus, vengono inoculati nell’individuo dubbi che sono espressione più della potenza del disorientamento che di quella della perplessità.

Nel libro Sottomissione del 2015, Michel Houellebecq dice: “Gli studi universitari umanistici, come si sa, non portano quasi da nessuna parte, tranne per gli studenti più dotati, a una carriera d’insegnamento – con la situazione piuttosto assurda di un sistema che ha il solo obiettivo della propria riproduzione, anche alla luce di un tasso di fallimento superiore al 95%.”(pg14)

Le parole dell’Autore fanno pensare allo strano fenomeno della pandemia, declinato in senso sociopolitico e alle sue estreme conseguenze, peraltro prevedibili. Fanno pensare a un virus che vive per l’unico scopo, irrefrenabile, di riprodursi, e per questo entra nel corpo dell’uomo, s’insinua all’interno delle sue cellule per riprodursi instancabilmente espandendo le sue spore fino ad occupare tutto il tessuto e derubarlo dell’ossigeno sufficiente alla vita.  Allo stesso modo agisce il Sistema!

Una perfetta metafora

Il virus Covid 19 sembra essere una perfetta metafora di un sistema che, come dice Houeebecq, “ha il solo obiettivo della propria riproduzione”. Noncurante del “tasso di fallimento superiore al 95%”; noncurante di provocare la morte psichica (e a volte anche fisica – come vediamo) di una cospicua parte di popolazione, afflitta dall’intrusione disumanizzante – alla stregua di un virus – di un sistema che persegue ad oltranza i suoi obiettivi di produttività economica.

Le parole del poeta, come sempre, aprono alle profondità, non per inabissarci nell’ineluttabile bensì per frequentarne i significati, e farci pensare. Riprendersi la pensabilità, riuscire letteralmente a perdersi nella riflessione.

Dunque, l’irruzione nella nostra esistenza della pandemia è forse un modo per capire che stiamo sbagliando direzione, visto che non abbiamo voluto o potuto cogliere i diversi segnali di disforismo sociale e persino di malattia?… è a questo caro prezzo, realistico, concreto, che sta sconvolgendo le nostre esistenze, è così che potrà avvenire un cambiamento?…
E’ solo l’assetto esperienziale che, al solito, può indurre a modificare gli errori?…
E, soprattutto, siamo ancora in tempo? …
O siamo ormai, come dice Houellebq, “come aironi imbrattati di petrolio” ?…