Pecore e stadio, i guai della giunta Raggi

Piovono pietre sulla giunta di Roma, e sulla sindaca Virginia Raggi. Non solo per l’alleato di governo, Salvini, che ammette sornione: a Roma si potrebbe fare meglio, ed è un macigno. Non solo per le pecore latitanti, che hanno incrociato le zampe di fronte alla giungla dell’erbaccia di parchi e giardini romani. No, è troppo tardi per intervenire con il tosaerba ecologico, le pecore non potranno brucare malvoni spigati e convolvoli aggrovigliati, ortiche e cicoria che quasi sono cespugli. Strana idea quella delle pecore ausiliarie, ma c’è un tempo meteorologico niente affatto armonizzato con quello burocratico. Così il famoso bando delle pecore è rimasto senza risposte, fosse stato aperto a gennaio ci si poteva pensare. Lo sfalcio del verde urbano ritorna dunque in capo all’Ufficio Giardini, circa 150 dipendenti e molti più che cinquantenni, che fanno quello che possono ed è poco di fronte al ricco patrimonio vegetale di Roma. Solo imprevidenza? Solo ignoranza del funzionamento della macchina amministrativa?


Una pioggia di pietrisco, ma solo tangenziale, sono i recenti arresti a Latina, la famiglia di Di Silvio collegata con la mala di Ostia, che raccoglieva voti per la Lega, ancora lei. Quella che al nord, vedete come governiamo bene.
L’ultima, la più recente, pietra è l’inchiesta che ha portato in carcere il costruttore Luca Parnasi con altre otto persone. Associazione a delinquere, condotte corruttive e reati contro la pubblica amministrazione. Oggetto, la costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle. Quello che, pur di non avere intralci, ha suggerito tempo fa alla sindaca il licenziamento di un assessore all’urbanistica che vivacemente dissentiva.


Tra gli altri arrestati, oltre ai collaboratori di Parnasi, a un esponente di Forza Italia e uno del Pd, c’è anche, ai domiciliari, il presidente Acea Luca Lanzalone, nominato dai Cinquestelle, che come consulente della giunta ha seguito il dossier sulla progettazione e sull’iter dell’approvazione della struttura.

E’ indagato anche il capogruppo Cinquestelle in Campidoglio, Paolo Ferrara. Soldi spesi da Parnasi per la campagna elettorale, dicono le intercettazioni. Così che, dagli eletti, potesse venir favorito nella discussione sul progetto da rimodulare a suo vantaggio.

L’ultima pietra sarà difficile digerirla, anche se la sindaca già rilascia dichiarazioni formalmente serene: “Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte. Al momento non esprimiamo alcun giudizio. Se è tutto regolare spero che il progetto stadio possa andare avanti”.
Se tutto è regolare, certo. Vedremo. E’ però difficile che un costruttore diriga i lavori dal carcere. Per un progetto poi su cui si è divisa la città: troppe le compiacenze dei committenti ai costruttori, troppo drastico lo stralcio delle opere che i costruttori avrebbero dovuto realizzare per rendere lo stadio raggiungibile, e che ora dovranno essere realizzate dal Comune.
Noi siamo limpidi, governeremo con i cittadini: avevano detto i Cinque stelle rivendicando una loro orgogliosa diversità. Sì, Parnasi sarà anche un cittadino di Roma, ma la diversità, gestione disastrosa di rifiuti a parte, ancora bisognerebbe vederla.