Pd, chi vuole l’annientamento

Sta uscendo nelle sale un film che almeno nel titolo fora tutti i limiti del dramma, li salta, e va a finire in una zona non più grigia dell’esistenza, che mediamente si barcamena come può, tra alti e bassi: “Annientamento”. Non è la storia di una strage, non è la vicenda di un conflitto comunque sanguinoso, doloroso, è “Annientamento”, eliminazione totale dei residui, delle scorie, del nemico, della vita stessa. Oltre, lo si capirà, non si può andare, al di là dell’annientamento non c’è nulla, c’è il vuoto, c’è la scena priva dei suoi interpreti.

Chissà se il titolo recita la verità raccontata nel film, ma questa ultima spiaggia ad alzo zero come chiusura di una avventura è davvero stimolante per la sua capacità di spingere a fondo-scala la tragedia, forse proprio perché si consuma all’interno di una storia mentale, cinematografica e non materiale. Eppure, qualche gancio con la realtà, che siamo certi di distinguere da quella di un film di fantascienza, quel titolo definitivo ce l’ha. Cambiamo schermo e torniamo ai giorni nostri e alle sue trasandate drammaturgie: Italia, voto politico, postumi di quel voto, dibattito, autocritica, critiche, panni bagnati che volano, anche e soprattutto all’interno della disastrata area della sinistra e del centrosinistra. Ecco che in questo quadro capita esattamente ciò che mai avresti creduto possibile. Dalla platea, eterogenea e mossa da più motivazioni, si alza un grido diretto a Renzi, al Pd: tratta con Grillo e Casaleggio, aiutali a fondare un governo. Il grido non contiene solo l’incitamento, descrive anche ciò che al Pd sarà riservato nel caso rifiutasse di prestarsi a questo gioco, si dice, utile ad impedire che Salvini si ritrovi presidente del Consiglio e che la destra estrema più cialtrona e grandguignol abbia il piacere di manovrare le leve del potere nel nostro paese.

Senza farla tanto lunga, il giudizio che pioverebbe sui condannati, nel caso malaugurato l’aiuto ai ragazzi di Casaleggio non si verificasse, sarebbe tanto per cambiare una tonnellata di “vergogna” arroventata. Che cadrebbe sulle spalle di chi nel caso si sarebbe macchiato di irresponsabilità gravi nei confronti del paese e della sinistra. Come se la questione della relazione tra centrosinistra e Movimento Cinque stelle appartenesse colpevolmente alla sfera della passionalità più irragionevole e isterica. Ma troppi anche a sinistra non hanno mai voluto ascoltare ciò che dalla piramide grillina veniva progressivamente alla luce, mostrando, al suo interno, autoritarismo esasperato, controllo totale degli eletti dal popolo e quindi il pericolo conclamato di un efficace controllo del Parlamento da parte di un soggetto esterno, un imprenditore che produce e vende ai padroni della terra sistemi di condizionamento di massa on line. A chi risponde a sua volta Casaleggio? A chi e cosa è funzionale la sua resistenza al progetto di unificazione europea, all’etica dell’accoglienza, al riconoscimento dei sindacati e del sistema istituzionale nel suo complesso?

Non siamo forse di fronte ad una interpretazione semplicemente soft, più accorta, della brutalità della proposta politica di Salvini? E non è stata una storia molto coerente quella descritta dalla creatura di Grillo e Casaleggio mentre nel corso degli anni teneva sotto mira esclusivamente il Pd, sapendo di mirare al cuore di una confusa sinistra? Trascurando la destra, tutta la destra, tranne quella estrema, alla quale a suo tempo Grillo si premurò di mostrare accoglienza e riconoscimento. Per questa gente, portatrice di un messaggio di estrema destra chiuso in guanti di velluto, molti da sinistra hanno votato. Convinti che il nemico da battere fosse il Pd, che il M5S fosse un buon viatico per la giustizia sociale, una ottima demolitrice dei vecchi corrotti ordini. Ed eccoli sbracciarsi ora nel mostrare a ciò che resta del Pd la strada giusta da percorrere, il giusto fine cui appendere la propria dissoluzione, che tanto i voti del Pd, rimessi in libertà, da qualche parte finiranno. È dal caos che nasce il nuovo ordine: nel vecchio, non ci schioda da percentuali da club.

Poi, una volta entrato in circolo, lo spot si autoalimenta e porta a casa un po’ di pesciolini, di qui e di là, diventa un must. Spingere il Pd fin sull’orlo della fine, mettendolo nelle condizioni di fare da puntello a chi ha bombardato la sinistra di questo Paese, per anni. Non sarebbe diverso, se al posto di Casaleggio ci fosse Berlusconi: è ben vero che non si possono fare accordi con pregiudicati ai quali si deve la nascita di un partito, Forza Italia, con la benedizione della mafia. Gente che per vent’anni, mentre tu provavi a sbattere la verità in faccia, negava ci fosse crisi da noi, e intanto qualcuno si ammazzava. Buffo che noi ora si stia qui a discutere di un evento che non si è mai verificato: non sembra che dai Cinque Stelle sia partito un invito a questo tipo di festa. Ma ormai è tutto pronto: palco e cappio, in piazza. Se va a fare la stampella di Casaleggio si annienta, se va a fare il governo con Berlusconi si annienta, se rifiuta di fare da stampella a Casaleggio, inseguito da una sentenza per alto tradimento del senso dello Stato, si annienta.Annientamento. Eccoci. Un tg, un programma di intrattenimento mattutino, un post, un salotto tv, qualche quotidiano, blog a iosa: il coro è solidale, il Pd ha un appuntamento con la propria dissoluzione, progetto che deve affrontare con lucidità, contrizione e senso del sacrificio, almeno morire per una buona causa, c’è forse morte più dignitosa e clemente? Invece, ragionevolmente e con infinito senso di responsabilità, pare praticabile un solo accordo con Casaleggio, l’ineliminabile padrone dei Cinque Stelle per il quale molta sinistra ha votato: una legge elettorale meno incostituzionale di questa, meno pasticciata e rozza, meno cialtrona. E con questa si potrebbe tornare al voto. Dovessero vincere ancora, come sembra accadrebbe, avrebbero in mano il destino del paese, legittimamente. Conviene riflettere su un’immagine ora matura dei partiti: sono tutti uguali, si fanno gli affari loro pur di non perdere la poltrona, non hanno contatti col paese. Che siano tutti uguali è falso, molto degli altri punti si è dimostrato vero. Ma questa è l’immagine, inutile negarlo. Rendere gelatinoso il gioco politico, favorendo marmellate orientate ora di qui ora di là, uccide la politica. La annienta, si vede bene.