Passi avanti e criticità
nella legge che supera
i decreti Salvini

“Un primo risultato positivo, utile e importante per aprire un nuovo ciclo di riforme sull’intera gestione del sistema immigrazione in Italia. Crediamo che sia anche una nostra prima vittoria, sin dall’inizio abbiamo contrastato in tutti i modi le evidenti storture presenti nei decreti Salvini che ora vengono superati, anche se ancora non in maniera definitiva e abbiamo lavorato insieme per una nuova normativa che rispettasse i diritti dei cittadini migranti”.

Con queste parole i rappresentanti della campagna IoAccolgo hanno commentato la conversione in legge del Decreto immigrazione, legge 130/2020, che emenda i precenti a firma Salvini, avvenuta giorni fa in Senato. Un parere autorevole, visto che la campagna rappresenta moltissime associazioni e enti impegnati nella società civile, tra gli altri Actionaid, Asgi, Arci, Caritas, Cir, Cgil, sant’Egidio, Msf, Cir, Ero straniero. Un passo avanti con qualche criticità.


Un passo avanti – di cui parla su Strisciarossa Marco Pacciotti (qui il link)  – soprattutto per la nuova protezione speciale (quella umanitaria e quella per i rifugiati climatici e per i perseguitati in genere) con cui l’Italia torna a dotarsi di un vero status di diritto soggettivo conforme alla Costituzione; la riforma del sistema di accoglienza che potrà dare ai migranti una accoglienza degna di questo nome; la convertibilità di alcuni permessi di soggiorno in permessi per lavoro.
Prima di festeggiare, però, resta molto da fare: restano purtroppo le procedure accelerate di esame delle domande, le procedure di frontiera che comprimono i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. E resta pesante la questione dei soccorsi in mare: il divieto di accesso alle acque italiane e le relative multe (anche se abbassate) è stato mantenuto ed inoltre è stato introdotto il reato penale e non solo amministrativo per chi presterà soccorso ai naufraghi.

La gestione delle frontiere

La gestione delle frontiere, infatti, resta immutata. Tanto che Giulia Capitani, di Oxfam, definisce questa legge un “Giano bifronte”. immigrazioneAnzi, “le previsioni del vecchio Decreto Salvini, per questi aspetti, escono rafforzate e non indebolite – dice Capitani – Si confermano infatti una serie di procedure accelerate, che hanno come soli obiettivi quello di evitare l’ingresso delle persone nel territorio dello stato e quello di ridurre al minimo la possibilità che una domanda d’asilo venga accolta. Ad esempio, si prevede la possibilità di trattenere i migranti fino a cinque mesi al solo scopo di poterli identificare. Un fatto senza precedenti, non previsto nel diritto europeo e in palese contrasto con l’articolo 13 della nostra Costituzione”. Contemporaneamente – dice ancora Capitani – “restano i tempi lunghi per le procedure di asilo, fino a tre anni, appena un anno in meno dei decreti Salvini. Resta poi l’abnorme e volutamente fumoso elenco di motivazioni che possono spingere a giudicare una domanda di asilo manifestamente infondata, tra cui la provenienza da uno dei cosiddetti paesi sicuri introdotta dal precedente governo”.

Grandi centri e accoglienza diffusa

Il testo sembra aver accolto le richieste dell’Anci, che chiedeva il ritorno a un’accoglienza diffusa invece della concentrazione in grandi strutture e il ripristino dei servizi di integrazione, corsi, tirocini e studio della lingua italiana. Ma cambiare rottta non sarà facile.
I “decreti insicurezza”, infatti, hanno ridotto drasticamente i posti nei centri Sprar e Siproimi, gestiti dalle amministrazioni locali, e hanno aumentato quelli dei Cas, gestiti dal ministero dell’Interno e dalle prefetture, senza alcun servizio di integrazione e senza diritti.

E’ Fabrizio Coresi di ActionAid a descrivere il mutamento: curiosamente, la protezione umanitaria è stata abolita quando gli sbarchi erano al minimo, mentre dalle strutture dell’accoglienza venivano espulsi i richiedenti asilo. Nelle grandi e opache strutture, concentrate in poche mani, per comprimere i costi sono rimasti solo i titolari di protezione, senza servizi e dirittii. Gli operatori, con quelle regole, si sono trasformati da attori di progetti sociali in meri burocrati. Una situazione paradossale fotografata anche dalla difficoltà incontrata dalle prefetture nell’assegnare i bandi, che hanno dovuto ripetere più e più volte.

Le Ong e il soccorso in mare

ongPoi c’è il nodo delle Ong, del soccorso in mare, forse uno deigli aspetti più complessi e contestabili. Il soccorso resta legittimo solo se le navi lo hanno effettuato secondo le regole internazionali, comunicando alle autorità portuali le operazioni. Il fatto è che non sempre c’è il tempo per farlo. E in quel caso il ministro dell’Interno in accordo con quelli della Difesa e dei Trasporti, può vietare transito e ingresso in porto. E restano le multe da 10 mila e 50 mila euro, che possono essere comminate dopo un procedimento penale. Per fortuna che, almeno, non è più previsto il sequestro della nave.
Open Arms, Amnesty international e Medici senza frontiere sono molto critici su questo punto: salvare vite umane, dicono, “non dovrebbe essere considerato reato in alcuna circostanza”. Insomma, nota Emergency: “siamo ancora lontani da una riforma organica che gestisca le migrazioni come un fenomeno strutturale e non più emergenziale”. Dalle Acli si rileva che c’è ancora molto lavoro da fare, per esempio “ora bisognerebbe promuovere una gestione degli ingressi per lavoro efficace e razionale”.

Investire sull’integrazione

migranti“L’emergenza immigrazione non è stata nei numeri di chi chiede asilo, ma nella metodologia di gestione  e nell’assenza di trasparenza”, dice Grazia Naletto, di Lunaria, una delle associazioni che animano “IoAccolgo”: sarebbe importantissimo un monitoraggio indipendente non solo sui numeri e sui costi, ma sull’impatto nella vita delle persone, sull’inclusione sociale. Aumentando le possibilità di formazione per gli operatori e per il personale pubblico che si confronta con i richiedenti asilo e con i rifugiati”.

Si potrebbe avviare con il Sai, il Sistema di assistenza integrata che prenderebbe il posto di Sprar e Siproimi, i sistemi affidati alle amministrazioni locali in parallelo con i grandi centri gestiti dalle prefetture. Certo, sull’integrazione bisognerebbe poi investire: il nuovo bando Sai prevede 1503 posti in accoglienza, con centri di massimo 70 posti e 150 accolti in progetti di accoglienza diffusa (massimo 10 persone a centro) e precedenza ai progetti che non siano vicino ad altri centri di accoglienza. Quale sarà l’investimento in corsi di lingue, tirocini, avviamento al lavoro?
Siamo lontani da una riforma organica, sì. Bisognerà mettere mano alla Bossi Fini. Cambiare il paradigma con cui si gestiscono le migrazioni. Per esempio – come hanno fatto notare i firmatari di un appello pubblicati su Strisciarossa (qui il link) – svuotando le navi quarantena, invenzione anti Covid-19 di questo governo: una sorta di carceri di sicurezza senza sbarre che possono diventare una bomba di infezioni e che comunque tolgono ingiustamente libertà e diritti.