Parma-Rimini, ambiziosa
scommessa di una strana
coppia di sindaci

Non è necessariamente vero che “quando il politico con il ragionamento incontra il politico con lo slogan, il politico con il ragionamento è un politico morto”. Non lo è, per lo meno, nel caso di Federico Pizzarotti, sindaco 44enne ex grillino di Parma (e autore della citazione alla Sergio Leone) e non lo è nel caso di Andrea Gnassi, 50enne sindaco Pd di Rimini. I due, domenica mattina, si sono incontrati nel cinema di Bellaria-Igea Marina per un’uscita che i maligni potrebbero battezzare come prove generali del “partito dei sindaci”, ovvero quell’”Italia in Comune” creato da Pizzarotti che aspira a diventare genuina forza politica del fare sganciata dalle ideologie del secolo scorso. In realtà chi li aveva fatti incontrare – un’associazione con molti esponenti che ebbero ruoli di rilievo nel Pci-Pds-Ds – pensava più terra a terra a raccogliere idee e suggerimenti in vista delle elezioni amministrative del prossimo maggio a Bellaria-Igea Marina, Comune amministrato da una destra in apparenza granitica che conclude un ciclo decennale con risultati insoddisfacenti ma buone possibilità di riconfermarsi.

La strana coppia di sindaci è apparsa vicina e lontana. Vicina nelle idee di fondo, vicina anche nella valorizzazione del civismo locale (Pizzarotti è stato rieletto a capo di una lista civica, Gnassi grazie alla spinta di numerose liste civiche), praticamente identica nello “stile operativo” che ha reso l’uno e l’altro molto popolari nelle rispettive comunità, lontana quanto a progetto politico. Nel senso che Pizzarotti immagina un civismo su scala nazionale e Gnassi resta una delle bandiere dei sindaci Pd. Tra l’altro una bandiera da guardare con attenzione, perché nel 2021 termina il suo secondo mandato e un sindaco del suo calibro, che ha letteralmente rivoltato Rimini come un calzino, sarà una carta importante per il Pd.

Tutti e due sono indubbiamente sindaci bravi che, nelle condizioni date, sviluppano il loro mandato con ambiziose idee di città destinate a concretizzarsi quando Rimini e Parma saranno guidate dai loro successori. Rimini, ad esempio, ha fatto investimenti colossali “sotto terra”, che non si vedono: un nuovo sistema fognario che ha raccolto il ventennale grido di dolore del comitato “Basta merda in mare” (si chiama proprio così) e messo in sicurezza la balneazione, ideato un lungomare ad altezza modificabile da lasciare in eredità a chi, tra 50 o 100 anni, dovesse trovarsi nella condizione di fare diga contro l’innalzamento delle acque. Operare sotto terra non è popolare, bisogna convincere i cittadini ad aprire il portafoglio per sistemare gli scarichi di casa, promettere risultati che andranno più a beneficio di figli e nipoti che dei contemporanei. Lo fai se hai autorevolezza e credibilità, se “sopra” porti in dote alla città il restauro della Rocca Malatestiana (che diventerà sede del museo Fellini), il ricostruito teatro Galli vittima di uno dei 386 bombardamenti che tra il ’43 e il ’44 rasero al suolo Rimini, la riqualificazione del bacino di quello straordinario patrimonio dell’umanità che è il ponte di Tiberio (prossimo alla chiusura al traffico, e questo sarà un altro passaggio impegnativo per Gnassi).

Non tanto diversa la storia di Pizzarotti, portato dal M5S alla guida di Parma con l’impossibile promessa di disfarsi dell’inceneritore, adattatosi ad un bagno nella realtà che lo ha convinto ad abbandonare Grillo ed a puntare su avanzate politiche ambientali: oggi Parma differenzia l’80% dei rifiuti ed è alle prese con un piano di mobilità che punta a togliere tutte le auto dal centro e con un programma quindicennale di riqualificazione di tutte le scuole. Pizzarotti non si auto-etichetta di destra o di sinistra, in questo conserva il suo imprinting grillino, ma si definisce un antipopulista convinto: “Il populismo non è solo di destra ma la risposta facile a problemi complessi. In questo senso anche Renzi era un populista”. Sobbalza Gnassi, nell’unico momento polemico del confronto: “Ti ricordo che sei tra i fondatori del M5S che quanto a populismo… E comunque il nostro campo è quello del progresso”.  

 

Il futuro di queste esperienze amministrative, naturalmente, è tutto da scrivere. Le risorse sono scarse e i sindaci si devono adattare. Gnassi rivendica, almeno, che ai Comuni sia data la possibilità di decidere le tasse locali, Pizzarotti scommette sulla volatilità dei proclami di chi fa politica parlando alla pancia del paese e si appella ai suoi ex compagni di viaggio perché non disperdano risorse preziose nel reddito di cittadinanza. In ogni caso, sia l’uno che l’altro hanno imboccato strade difficili, entrambi consapevoli che a ogni mossa sbagliata ci sarà sempre un cittadino che glielo rinfaccerà.