Parlano le donne
del sindacato: ecco
la piattaforma di genere

“Belle ciao.Tutte insieme.Vogliamo tutto”. E’ questo il titolo dato all’Assemblea nazionale delle donne Cgil che si terrà il prossimo 6 ottobre a Roma e che sarà conclusa da Susanna Camusso. Tutte insieme, perché abbiamo sempre avuto chiaro quanto sia necessario, dentro e fuori dalla organizzazione, ripartire dalle donne per rendere migliore questo Paese. Convinte che solo così sia possibile contrastare una regressione culturale, sociale ed economica. Ponendo come priorità quella di un piano straordinario per l’occupazione femminile e giovanile. Un piano già elaborato dalla Cgil e sottoposto alle forze parlamentari, alle forze politiche. Una proposta concepita per stare al passo con l’Europa. Un obiettivo ambizioso che dovrebbe vedere l’occupazione femminile crescere di almeno 13 punti. E che per essere attuato avrebbe bisogno d’investimenti, abbandonando una politica come quella che vediamo ogni sera sugli schermi televisivi fatta di annunci, di spot o di misure poco influenti.

Siamo in una fase politico-sociale assai difficile, pericolosa e complessa. Nasce da qui l’urgenza di ricreare una nuova alleanza tra donne, di costruire una rete non solo con Cisl e Uil, ma anche con i movimenti, con le varie esperienze presenti nel Paese. Cominciando con la costruzione di una vera e propria rete delle lavoratrici presenti nei servizi, nei consultori, nei vari luoghi di lavoro. Un mondo che ci chiede non solo di conquistare nuovi diritti, ma anche di colmare l’arretramento verificatosi negli ultimi decenni sul piano dei diritti acquisiti dalle donne.

Abbiamo inteso costruire, con queste premesse, una “piattaforma di genere”, chiedendo l’impegno e la condivisione delle sindacaliste della Cgil, a livello nazionale e nei territori. E’ stato un percorso che ci ha consentito così di riflettere sullo stato dell’organizzazione e su come sia possibile sostenere e garantire politiche per la parità. Un percorso che ci ha testimoniato come sia necessario un conseguente cambiamento culturale. Lo scopo è quello di rendere davvero centrali le politiche di genere.

Per far questo occorre valutare, nell’elaborazione di tutte le politiche sociali e degli interventi economici e sociali, le diverse implicazioni che ne scaturiscono per uomini e donne. I temi “delle donne” devono diventare, in definitiva, un’azione politica della Cgil tutta, superando la visione ”aggiuntiva” delle diverse istanze femminili. Deve essere chiaro che la nostra piattaforma non è uno strumento di gruppo, ma riguarda uomini e donne dell’intera organizzazione. Cosicché alcuni punti prioritari in essa contenuti devono diventare uno strumento della contrattazione.

Solo così non saremo difronte a una contrattazione neutra, ovvero al maschile, ma a una contrattazione attenta alle differenze di genere. Con un rilievo decisivo da dare allo spazio riservato al tema della formazione.

Questo nostro cambio di passo inerente l’approccio della Cgil alle politiche di genere, ha già visto una prima ricaduta pratica nel documento congressuale. Qui i temi che riguardano le donne, non sono più confinati in un box. C’è stato un impegno per superare tale visione ”aggiuntiva” conosciuta fin qui e per condizionare l’azione politica della Cgil tutta.

Sono cinque i temi scelti nella stesura della piattaforma. Abbiamo così voluto dare un carattere di snellezza al nostro impegno, scegliendo la strada di poche ma decisive priorità. Esse possono determinare, nella pratica della contrattazione, una complessiva azione politica dell’intera organizzazione. Questi cinque temi sono: occupazione, disparità salariali, conciliazione/condivisione, welfare, molestie. Cinque macrotemi che sono alla radice della mancata parità di genere nel nostro Paese.

Il lavoro e il contrasto alle diseguaglianze, rappresentano il filo conduttore. Una sfida ambiziosa che cade in un sistema economico, sociale e culturale che penalizza sempre di più le donne. Non vogliamo parlarne solo fra noi. Vogliamo portare la nostra voce anche all’esterno. Sappiamo bene come sia necessario sollecitare la società tutta a un cambio di civiltà. Non bastano le pari opportunità, bisogna saper innestare un corso nuovo, ridando speranza e fiducia alle tante e ai tanti che guardano ancora a noi, alla nostra storia, ma anche al nostro possibile ruolo oggi, alla nostra audacia nel saper cambiare lo stato delle cose.