Parlamentari comprati
la vittoria di Pirro

Dal punto di vista giudiziario, per i magistrati dell’inchiesta sulla
compravendita dei senatori, è una vittoria di Pirro: Silvio Berlusconi è
ritenuto responsabile della corruzione, anzi per dirla con i giudici
della “mercificazione della funzione parlamentare” del senatore Sergio
De Gregorio, ma la Corte d’Appello di Napoli ha dovuto prendere atto
dell’intervenuta prescrizione.

Dal punto di vista mediatico il quasi silenzio è sconcertante: appena poche righe nelle pagine interne dei
quotidiani che dedicavano un risalto assai maggiore ad altri scandali
giudiziari berlusconiani assai meno rilevanti, come ad esempio quello
delle olgettine. Eppure – ed è questo il punto di vista più
significativo, quello politico – quanto è accaduto nelle ultime fasi
del secondo governo Prodi è di una gravità senza precedenti.

In sostanza, attraverso la corruzione del senatore De Gregorio, all’epoca
nell’Italia dei valori e dunque nella maggioranza di governo, Berlusconi
puntava attraverso l’intermediazione di Lavitola a rovesciare il
governo legittimamente eletto. A sostenerlo sono gli stessi giudici
napoletani nelle 120 pagine delle motivazioni della sentenza.
Certo una sentenza non può ricostruire da sola una complessa vicenda
politica. Probabilmente più delle manovre berlusconiane furono
determinanti le tensioni di una maggioranza per niente omogenea: dai
ricatti dell’estrema sinistra (Turigliatto e non solo) sulla politica
estera, ai ministri (Di Pietro) in piazza contro altri ministri
(Mastella) sulla giustizia, fino alle tensioni da parte dei centristi
(ancora Mastella) nei confronti del neonato Pd con la sua “vocazione
maggioritaria” e dunque autosufficiente. In un certo senso è un segnale
che non andrebbe sottovalutato nel momento in cui si è deciso di
ricorrere nuovamente a una legge elettorale che incentiva le coalizioni
preventive.

Tutto questo però non assolve Berlusconi, né sminuisce le sue
responsabilità. La corruzione di parlamentari della Repubblica non è
solo un atto illegittimo contro gli avversari politici ma un vero e
proprio tradimento dei principi della Costituzione. I tempi dilatati del
processo hanno fatto sì che anche in questa occasione il leader di Forza
Italia sia stato salvato dalla prescrizione. Anche se risultano poco
comprensibili alcune conclusioni dei giudici, come quella secondo cui
nell’attività corruttiva Berlusconi abbia agito da “privato cittadino” e
non nella sua veste di parlamentare. E comunque restata sconcertante
che a dieci anni di distanza Berlusconi rimanga sulla scena nonostante
sia stato accertato il tentativo di rovesciare con i suoi soldi la
volontà degli elettori, senza considerare la condanna definitiva per
frode fiscale.

Ma le sentenze si rispettano e le lezioni si imparano. Magari cominciando col mettere nelle liste
candidati al di sopra di ogni tentazione.