Pandemia, qualche pensiero per dare
un senso a quel che abbiamo sofferto

Ne usciremo migliori? Peggiori? Uguali? Non lo so. Però presumo di sapere due cose: che non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo, e che le tragedie e le crisi, come ogni periodo eccezionale, costringono a vedere ciò che si ha da sempre davanti agli occhi e per questo risulta invisibile.

Riassumiamo quel che abbiamo potuto capire, mettiamo mano a quel che possiamo cambiare. Questo è il momento. Non rendiamo inutile tutto questo dolore.

Quel virus micidiale – infinitamente piccolo – è servito a rendere impossibile non accorgersi di contraddizioni molto grandi, che elenco solo per titoli perché breve è lo spazio: hanno caratterizzato la cosiddetta “normalità”.

1) Mentre la sanità privata ha arricchito i pochi ai danni dei molti, la sanità pubblica è stata per troppo tempo depauperata;

2) la scuola pubblica così indispensabile, così trascurata, ha strutture fatiscenti, classi pollaio, docenti mal pagati;

3) se non tollerassimo con pelosa indulgenza un’evasione fiscale mostruosa avremmo le risorse per l’una e per l’altra;

4) gran parte dei nostri consumi è superflua e spesso dannosa, mentre le relazioni umane fanno bene e sono necessarie;

5) i lavori di cura, sempre negletti, spesso gratuiti, reggono sulle spalle il mondo;

6) la scienza e le competenze, dileggiate e sminuite nei tempi ordinari, tornano in auge quando si ha paura;

7) la politica è importante, decide della nostra vita anche quando non ce ne occupiamo;

8) se l’economia prospera a danno della natura, questa prima o poi presenta il conto;

9) i confini sono patetici in un mondo ormai globalizzato: è necessaria l’idea di un destino comune;

10) le teorie complottistiche attecchiscono tanto più quanto più dilaga l’ignoranza;

11) i leader populisti di tutto il mondo hanno dimostrato di volere i voti del popolo, non il bene del popolo

12) le istituzioni europee non sono nemiche ma risorse.

 

Ho paura che l’auspicata “ripartenza”, l’ansia cieca di tornare al prima, per troppi equivalga a far finta che non sia successo niente.

Le nostre presuntuose sicurezze sono fragili perché noi siamo fragili, ma era fragile anche il bambino che ha trovato il coraggio di dire “L’imperatore è nudo” e ha salvato il suo paese.

Resta da vedere se il nostro ha il coraggio e la capacità di salvarsi, affrontando le contraddizioni senza rimandare le decisioni, rifiutando il consenso a quanti continuano a non volerle vedere, facendo strenua opposizione a ogni possibile uso delle risorse pubbliche a fini privati, cambiando le abitudini nocive.