Paesi che amano le donne

L’8 e il 9 aprile prossimi il Consiglio del Nord, il gruppo di cooperazione economica e culturale che unisce dagli anni Cinquanta i parlamenti di Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, IsoleFær Øer, Groenlandia e Isole Åland, si riunirà per una sessione a tema a Copenhagen. L’argomento di quest’anno è “L’uguaglianza di genere-Un prerequisito per la democrazia”. La presidenza di turno del parlamento del Nord spetta alla Svezia, che ha scelto di lavorare in questo campo durante il suo mandato annuale. La Regione Nordica ha un peso politico per diverse ragioni: costituisce, ad esempio, l’undicesima più grande economia del mondo; è da sessant’ anni un mercato aperto; ha, secondo l’Unesco, la popolazione più scolarizzata e col maggior tasso di educazione del mondo; ha la più alta percentuale di donne che lavorano, il 70,5 per cento, e guida infine molte classifiche Onu, in particolare quelle di trasparenza, libertà di parola, attenzione all’ambiente, affidabilità del sistema e soddisfazione dei cittadini. Molti conosceranno la cooperazione nordica come l’istituzione che ha promosso NordGen, il Centro nordico di risorse genetiche, forse piùnoto come il deposito delle sementi di tutto il mondo. Si trova nel lontano arcipelago artico delle isole Svalbard, un immenso “back-up” della botanica del nostro pianeta, se il peggio dovesse mai accadere. Una banca preziosa, a prova di guerra nucleare.

Ciò che verrà deciso ad aprile per aumentare l’uguaglianza di genere dalla sessione del Consiglio del Nord sarà ascoltato in Europa e nel mondo, anche se forse non guadagnerà le prime pagine. Saranno decisioni vincolanti per tutta la cooperazione del Nord Europa, quindi leggi, stanziamenti economici, programmi educativi che in pochi mesi faranno fare un ulteriore balzo in avanti in questo campo. Tutto questo influenzerà anche il resto d’Europa e costituirà un punto di riferimento per i legislatori di tanti Paesi.

I Paesi della cooperazione nordica affrontano anche la seconda parte di una conversazione pan nordica sul movimento #metoo. Consultazioni via web e incontri reali cui hanno partecipato milioni di donne e centinaia di associazioni per prevenire, individuare, bloccare e perseguire nei modi più efficaci la violenza sessuale, le molestie, il bullismo contro le donne. La giornalista e scrittrice Alexandra Pascalidou, su invito degli otto ministri della cultura, ha condottoi dibattiti che, nella prima parte dell’operazione, hanno già portato a nuove leggi.

Le statistiche dimostravano infatti un alto numero di denunce presentate da donne che hanno subito violenza domestica. Numeri ripresi da un vecchio studio del 2017 sul “paradosso nordico” apparso su Social Science & Medicine e ripreso nell’aprile del 2018 dal Post. È vero, le denunce sono tante, ha dimostrato Lucas Gottzen dell’università di Linköping, in Svezia, rispondendo nel 2018 alla Harvard Political Review, ma questo perchè “da noi c’è un’alta consapevolezza”.  Semplicemente le donne vanno alla polizia.

I governi di Danimarca e Svezia hanno preso sul serio il dibattito di #metoo e hanno reso più severe le norme contro le molestie sessuali e le violazioni nella sfera digitale. In Svezia, da luglio scorso, il codice stabilisce che una persona che prenda parte a qualunque atto sessuale senza un chiaro ed esplicito consenso della/del partner sul piano verbale, o in termini di azioni corrispondenti o in altre maniere, è perseguibile a tutti gli effetti per stupro. Dopo la Svezia, anche l’Islanda ha cambiato la propria legge. La Danimarca ha emendato a sua volta la legislazione sull’equità di trattamento tra uomo e donna: quando la molestia o la violenza avvengono sul luogo di lavoro scatta un’aggravante penale e anche un livello di risarcimento superiore sul piano civilistico. In tutti i Paesi della cooperazione del Nord sarà più facile e veloce fare una segnalazione o una denuncia, di persona o via mail, e la polizia ha seguito corsi per sostenere le vittime sempre meglio. Mandare, ricevere e condividere immagini intime senza consenso è adesso un reato molto più grave in tutti i Paesi del Consiglio. Gli operatori sociali negli otto Stati incontrano regolarmente le lavoratrici e i lavoratori, a partire da quelli a rischio: vi sono luoghi, orari e ruoli che vengono visti come più propizi dagli assalitori sessuali. In Islanda sono state intervistate cinquemila e cinquecento lavoratrici e i responsabili di cinquecento imprese. Alle prime è stato chiesto di parlare della loro esperienza di molestie, ai secondi è stato domandato invece come hanno cercato o intendono cercare di prevenirle. I datori di lavoro dovranno adesso regolarmente riunire e avvisare i dipendenti su cosa prevede la legge in caso di molestie o violenza e quali siano le conseguenze.

Fatti, dunque, e fatti concreti. Così come fatti concreti saranno prodotti dagli otto del Nord sul tema di aprile, “Uguaglianza di genere –Un prerequisito per la democrazia”.  Sono usciti alcuni documenti preparatori su temi come la parità al lavoro o i congedi parentali. Le donne nordiche hanno il più alto tasso di impiego pagato, pari al 70,5%, contro la media del 59,2% dell’OCSE, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che raggruppa trentacinque Paesi e contro la media del 52,1% di occupazione femminile nell’Unione Europea. Ad aprile i Paesi del Nord lanceranno nuovi modelli. E a chi dice loro “voi potete permettervelo” rispondono che progredire genera benessere.