Ostia, non solo
una “periferia difficile”

Non è quella testata improvvisa e inaspettata ad essere più sconcertante, non è il volto del giornalista Rai sporco di sangue. È quel manganello che compare subitaneo, chissà da dove, chissà come, brandito con familiarità, per far male.
Ostia dal coltello facile. Ostia dello spaccio. Ostia del pizzo. Ostia nera.
Sono bastati pochi secondi di immagini. A chi fin qua l’aveva derubricata a “periferia difficile” è stata sbattuta in faccia la realtà di un pezzo della Capitale dove l’intreccio tra politica, infiltrazioni mafiose, controllo del territorio, violenza e arroganza sono tutt’uno. E sono pericolose.

La domanda che il giornalista Daniele Piervincenzi di “Nemo” aveva rivolto a Roberto Spada – che è a capo del clan degli Spada da quando suo fratello “Romoletto” è in prigione, condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso – era quasi banale: “I giornali hanno scritto che il clan Spada sostiene Casa Pound, il sostegno del clan Spada ha fatto prendere a Casa Pound il 18% a Nuova Ostia: ma cosa vi aspettate…”. Così, in mezzo a una strada, la registrazione non riesce neanche a coprire le voci di bambini. I vicini, i bimbi, i testimoni, la telecamera. E sono partite le botte, a freddo. Possiamo dire “professionali”? Non un attimo di esitazione, di chi sa come si fa. A spaccare un naso, a intimidire, a controllare il territorio.

Solidarietà a Piervincenzi e al filmmaker che lo accompagnava, Sergio Anselmi, che anche lui non è riuscito a evitare il manganello di Spada. Ma la registrazione che hanno diffuso, sia pure facendone le spese, rivela (finalmente) ben oltre i confini di Ostia, ben oltre i confini di Roma, qual è la realtà di un territorio se viene lasciato preda della commistione tra fascismi e mafie. Se non ci sono – prima di tutto – anticorpi sociali per impedirlo.
Perché la magistratura il suo lo ha fatto. Il “clan Spada” è quasi tutto in galera. Sette componenti della famiglia sono stati condannati solo un mese fa a più di 50 anni complessivi di carcere per un numero sterminato di reati – usura, estorsione, droga e sfruttamento delle concessioni demaniali del litorale – ma a far scattare l’ultima inchiesta è stata una gambizzazione in pieno giorno davanti al supermercato.
Eppure, lo abbiamo visto, l’arroganza è sempre la stessa. Il manganello è sempre a portata di mano.

La domanda che ci poniamo è opposta a quella del giornalista: Casa Pound, che cerca l’appoggio del clan Spada, cosa si aspetta da loro? Ora si inseguono le voci sul fatto che membri del clan presidiassero i seggi (lo ha denunciato persino la sindaca Raggi). Davvero il Municipio sciolto per infiltrazioni mafiose – 300mila abitanti, come Firenze, o Bari, o Catania – è tornato al voto con metodi di mafia e di manganelli?

Abbiamo detto che solo gli anticorpi sociali possono davvero fermarli. Ma per capire e affrontare un fenomeno bisogna conoscerlo, per questo quelle immagini sono più di un documento: sono immagini-simbolo, quelle che da sole raccontano un pezzo di storia, piccolo o grande che sia. La Federazione della stampa chiama ora i giornalisti a non spegnere i riflettori che si sono accesi su Ostia: sono fenomeni che si sviluppano nell’ombra, nella solitudine e nella paura di chi subisce i ricatti, nella commistione tra delinquenza e fascismi. Raccontiamolo, prima che sia tardi.