Ora lo Spiegel scopre le colpe dell’Europa

Jan Fleischhauer su Der Spiegel ha scritto l’ormai famoso corsivo sugli “italiani scrocconi aggressivi”, articolo che ha imbarazzato molti politici tedeschi e fatto adirare quelli italiani. La copertina della prima settimana di giugno del settimanale tedesco, intitolata “Ciao, amore!” raffigura una forchettata di spaghetti da cui pende un filo di pasta a forma di cappio. Lo stesso numero della rivista di Amburgo, tuttavia, con passo diverso, stavolta riflessivo e argomentato, ha un’eccellente inchiesta a cura di dodici redattori ed esperti socio-economici che mette con serietà in discussione il rapporto tra Nord e Sud Europa e le scelte politiche fatte in questa non facile relazione.

Il dossier, solido nei dati e nei fatti, non risparmia dure critiche al governo tedesco e alle linea tenuta finora da un’Unione che si guarda allo specchio, non si piace e ha paura. Populisti ed euroscettici sono ben distribuiti ovunque.  La vicenda italiana ha fatto mettere il turbo ad AfD, il movimento Alternativa per la Germania di Jorge Meuthen, e in Francia ha gonfiato le vele del Front National di Marine Le Pen. Per gli analisti di Der Spiegel, che descrivono nel bene e nel male l’Italia, è il momento dell’onestà intellettuale nei confronti dell’impostazione politico-economica dell’Unione Europea, sperando vi sia ancora tempo e margine per correggerla.

Roma, 1 giu. (askanews) – Uno spaghetto a mo’ di cappio e sotto il titolo “Ciao Amore”: questa la prima pagina del settimanale progressista tedesco Der Spiegel in edicola domani. “L’Italia si distrugge da sola e si trascina dietro l’Europa”, commenta la rivista.
Ieri l’Economist aveva invece usato l’immagine di un gelato-bomba tricolore con le micce già accese e titolo “Maneggiare con cura” per la sua prima pagina della versione europea.

Uno dei temi di cui si occupano gli studiosi di affari europei nel Nord Europa è se non sia troppo tardi per riformare l’Unione. “Il fatto che l’UE non abbia mai avuto la forza di affrontare riforme fondamentali dell’unione economica e monetaria dopo essere a malapena riuscita a tenere la Grecia nell’eurozona – scrive Der Spiegel – ora ossessiona l’Europa. La finestra utile per fare le riforme è sempre stata stretta. Ora, alla luce della crisi italiana, potrebbe chiudersi – scrive il settimanale tedesco – E perfino gli ottimisti non si aspettano nulla di più di un consenso minimo all’importante summit della Ue a fine giugno”.

A Nord gli istituti di ricerca economica avvertono che questa è l’ultima chiamata: l’alternativa alle riforme non c’è. Gli studiosi del gruppo Bruegel, con base a Bruxelles e diretto da GuntramWolff, si occupano dal 2005 di questo. L’italiano Alessio Terzi, già analista della Banca centrale europea, consulente della Commissione Europea, del parlamento scozzese e della finanziaria  londinese Fitch, scrive in un articolo sul sito di Bruegel che “lo strumentario ortodosso (favorire la crescita, le privatizzazioni, le eccedenze primarie) per risolvere la crisi italiana non ha brillanti prospettive”, mentre “quello non ortodosso (repressione finanziaria, inflazione, ristrutturazione) confligge con i trattati e i limiti imposti ai governi”.

Tuttavia iniziano ad aprirsi le prime crepe in quello che Der Spiegel definisce ironicamente “un articolo di fede”, cioè il fatto che l’economia italiana sia in crisi non per le politiche di austerità imposte da Bruxelles, ma solo perché ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Il ministro degli esteri tedesco Heiko Mass, socialdemocratico, ribatte invece che a Roma vanno fatte alcune concessioni. Se non altro perché “l’approccio senza compromessi alla Grecia durante la crisi ha fatto diventare Berlino il primo obiettivo da colpire nella narrazione populista”.

Alessio Terzi, nell’articolo sul blog di Brugel, sottolinea che “se i difensori del progetto europeo vogliono riguadagnare popolarità, non possono continuare a spingere i problemi sotto il tappeto e devono presentare una chiara alternativa che funzioni per salvare la casa in fiamme”.  E cita il famoso trilemma europeo dell’economista di Harvard Dani Rodrik: in che modo è possibile avere nello stesso tempo una moneta comune, la sovranità nazionale e politiche democratiche? La risposta di Rodrik è che è impossibile, dunque l’Unione Europea deve in fretta sfilare almeno uno dei corni del trilemma.

E’ ciò che il presidente francese Emmanuel Macron ha prospettato nel suo discorso alla Sorbona. Una riforma che ceda sovranità nazionale come l’abbiamo pensata fino al secolo scorso, con invece un unico ministero delle finanze europeo, un unico bilancio dell’eurozona, un parlamento, una forza di difesa e di intelligence comune. Anche la ministra delle finanze svedese Magdalena Andersson indica un’uscita di sicurezza per le crisi del Sud Europa, che l’Unione non può in alcun modo permettersi di perdere o di avere in casa con una permanente conflittualità.

“L’indipendenza delle banche centrali – dice la ministra Andersson – non è ben pensata, poiché pone dei limiti agli aiuti che l’Europa deve dare ai Paesi che possono trovarsi in crisi”. Der Spiegel conclude che la crisi italiana “è la convergenza di due sfide che l’Europa doveva affrontare: la minaccia economica all’eurozona e l’erosione di valori e norme comuni”. C’è ancora uno spiraglio aperto, perché l’Unione Europea reagisca in modo nuovo, veloce e appropriato alla sfida, lasciando da parte ogni pomposa retorica.