Ora il centrosinistra deve uscire dal sonno

Si è conclusa da poco la vicenda dell’elezione dei presidenti delle due Camere nel modo che sappiamo: con una spartizione fra la Lega e il Movimento 5 stelle , che Forza Italia è stata costretta ad accettare. Come direbbe Rousseau, molto amato dai grillini, Berlusconi è stato “costretto alla libertà”, cioé ad accettare come suo un candidato che pur provenendo dalle file di Forza Italia gli è stato, in sostanza, imposto da altri. Un capolavoro di schizofrenia politica , con un risultato simbolico altissimo, e come si sa la politica è fatta di simboli.

Varrebbe la pena di riflettere su questo: sui rapporti che in questa vicenda si sono stabiliti fra Lega e grillini, sulla spartizione del potere che hanno cominciato ad attuare, sul loro comune orientamento ad andare in breve tempo alle elezioni per cercare di costituire – così si dice – un nuovo bipolarismo nel nostro paese a spese, da una parte, del Pd e, dall’altra, di Forza Italia. Un curioso bipolarismo, occorre dire: senza la sinistra. Tra la destra e un partito interclassista.

Se non fosse così, sarebbe difficile spiegare l’autodafè imposto da Salvini a Berlusconi sulla pubblica piazza: in politica, quando si prende una iniziativa, se ne calcolano gli effetti – a meno che non si sia fuori di testa, e questo non sembra il caso del capo della Lega. Se ha scelto di procedere così, è perché ha avviato un’azione di dissolvimento di Forza Italia – per ora con la tecnica dello stop and go, non potendo fare diversamente. Con una forte accelerazione, se riuscirà ad imporre le elezioni con una legge elettorale imperniata sulle liste di partito e non sulle coalizioni .

Oggi tutto è in grande movimento: quella di Salvini è stata, in senso proprio, una guerra di movimento. Ma questo fa risaltare, in modo impressionante, l’immobilismo dei rappresentanti del Pd e di quelli di Liberi e Uguali: come fossero capitati per caso in un mondo sconosciuto. Simili ai pugili che quando subiscono un colpo violento appaiono imbambolati, tardi di riflessi, nel Pd ripetono, quando biascicano qualcosa, la stessa litania: siamo all’opposizione, è chi ha vinto che deve decidere, se non ci chiamano che possiamo fare? Come se l’opposizione fosse la fine del mondo, e non un possibile modo di far sentire la propria voce – ed anche di governare – da un’altra postazione. C’è da trasecolare.

Il Pd ha subito una grave sconfitta, ma è il secondo partito italiano in Parlamento, ed è ancora radicato in alcune zone del paese. Invece sembra convinto, a vedere i suoi comportamenti, di essere una forza residuale, incapace di dire una parola, oltre che sulla sua sconfitta, sullo stato del paese.

Eppure il Pd ha una responsabilità enorme: è una forza ancora indispensabile per riaggregare, sperabilmente insieme a Liberi e Uguali – che ha subito una pesante sconfitta – uno schieramento di centrosinistra. Certo, il centrosinistra si deve riformare in modo profondo, deve cambiare i suoi gruppi dirigenti, riattrezzarsi culturalmente: insomma, deve rifondarsi. Ma è di qui che occorre ripartire. E bisogna farlo situandosi all’opposizione.

Ma questo non significa che ci si debba chiudere nella tenda ed aspettare di essere coinvolti da chi vuole la tua distruzione. Questo è, politicamente, autolesionista e, in sostanza stupido. A meno che dietro questo non ci sia un disegno politico – ed è possibile – ma da combattere, se così fosse, in tutti i modi e a viso aperto perché coinciderebbe con la fine del Pd come forza autonoma del centrosinistra. Sarebbe la fine di un ciclo arrivato, comunque, a un punto di svolta.

È stato stupido non avere posto la candidatura di un esponente del Pd alla presidenza di una delle due Camere. In una repubblica parlamentare riconoscere responsabilità istituzionali alla minoranza dovrebbe essere un fatto normale; ma se la minoranza tace, o si accoda, come è possibile pensare che maggioranze tracotanti possano farsi carico dei diritti della minoranza, per di più allo sbando? L’idea che i vincitori, avendo vinto, si debbano assumere tutte le responsabilità istituzionali, è una forma di primitivismo, un ritorno alla legge di natura. E fa solo il gioco di chi ha vinto.

Questo vale anche per il governo. È chiaro ed acquisito che il Pd, in questa situazione, debba stare all’opposizione: sostenere, in forma subalterna, un governo composto da forze che ne vogliono la morte, sarebbe un’altra forma di stupidità. E chi lo sostiene non può non saperlo.

Ma questo non significa non far sentire, anche in questo caso, la propria voce con proposte serie, positive, smascherando le favole diffuse in campagna elettorale dai partiti che hanno vinto: facendo, insomma, politica.

È vero: queste elezioni sono uno spartiacque, segnano un passaggio importante nella nostra vita nazionale. Ma sostenere che i giochi sono fatti, che un nuovo bipolarismo è già nato, che la sinistra non c’è più, che il Pd è finito, tutto questo è stupido. Ci sono alcuni milioni di italiani che continuano a pensarla in maniera diversa, e l’hanno dimostrato con il loro voto, in un momento di massima difficoltà. Sarebbe un bene se il Pd ma anche Liberi e Uguali, che dovrebbero rappresentarli, uscissero dal sonno e cominciassero ad ascoltare la loro voce.