Operai o soldatini?
La prova Amazon
per sindacato e sinistra

Nella fabbrica come in guerra. Il luogo di lavoro come una caserma, una trincea. Per combattere una dura, spietata, battaglia quotidiana. Sembra essere la filosofia cara ad Amazon. Cosicché considera l’esercito di giovani che ogni giorno trasportano, smistano, organizzano pacchi e pacchetti, come composto da tanti piccoli soldatini pronti a obbedire e combattere. Costretti ad uno scontro quotidiano, sottoposti a regole disciplinari adeguate a tempi guerrieri.

Non é una fake-news. Solo per corrispondere a tali finalità si comprende perché Amazon abbia deciso da tempo (https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/09/15/signorsi-amazon-assume-manager-ma-li-vuole-militari/5453612/) di reclutare per le posizioni di comando non tecnici aziendali, esperti in organizzazione del lavoro, ma ex militari. Così leggiamo che si cercano uomini (non donne, certo) “dinamici” che credono “nella leadership”, sanno prendere “decisioni rapide”. Sopratutto che abbiano guidato “squadre militari”. Trovate i requisiti in questo annuncio su LinkedIn: https://it.linkedin.com/jobs/view/it-2020-am-responsabile-di-produzione-logistico-candidati-ex-militari-centro-at-amazon-171601083

Come in guerra, dunque. Ma non basta indignarsi. Non basta commuoversi assistendo ai film di Ken Loach. Bisognerebbe chiamare in causa forze di governo, quel che resta della sinistra, gli stessi sindacati. Questi ultimi hanno aperto alcune brecce (vedi: https://www.rassegna.it/articoli/amazon-il-sindacato-entra-in-due-stabilimenti)

E ancora: https://www.wired.it/economia/lavoro/2017/05/30/amazon-sindacati-italiani/.

Forse però i sindacati dovrebbero allargare il proprio impegno. Forse sarebbe necessario considerare Amazon come la Mirafiori del 2020 e ripensare a quando, negli anni 50, Giuseppe Di Vittorio mandò Bruno Trentin a Torino per studiare le nuove realtà del lavoro Fiat e rimediare a una sconfitta elettorale nelle elezioni di commissione interna. Qui, oggi, nel 2020, settanta anni dopo, siamo di fronte a un complesso che si sta ingrandendo e che non vorrebbe proprio prevedere rappresentanze sindacali. Siamo di fronte, come ha avuto modo di osservare in un’intervista Cinzia Cacciatore dirigente del Nidil-Cgil romano, a “un’organizzazione del lavoro con una disciplina quasi militare e infatti i lavoratori hanno paura”.

Qui si pone un macigno sulle varie esperienze in materia di organizzazione del lavoro: dal fordismo, al post fordismo, al toyotismo, alla tedesca Mitbestimmung… Siamo a una svolta che può contrassegnare un futuro inquietante.