Olanda, si dimette Rutte:
lo stato ha rovinato
migliaia di famiglie

Una brutta storia, ma anche un bell’esempio delle aberrazioni cui possono portare gli eccessi del rigorismo finanziario fine a se stesso. Ieri il primo ministro dei Paesi Bassi, il liberale Mark Rutte, ha dovuto rassegnare le dimissioni per uno scandalo che ha travolto non solo il suo governo, ma tutta l’amministrazione pubblica olandese.

La storia è abbastanza semplice, ma gli effetti su decine di migliaia di famiglie, soprattutto di stranieri immigrati, sono stati devastanti. Gli uffici delle tasse, per mesi e per anni, hanno chiesto indietro quantità enormi di denaro a genitori che – così sostenevano – negli ultimi anni avevano ricevuto senza averne diritto il cosiddetto Kinderopvangtoeslag, ovvero il sussidio che lo Stato versa alle coppie con un reddito basso i cui figli frequentano le scuole. In realtà si è poi scoperto che queste richieste di restituzioni non avevano alcun fondamento. Moltissime domande erano state riconsiderate a posteriori e giudicate non valide solo perché c’erano errori formali, oppure a causa di interpretazioni ultrarestrittive delle condizioni necessarie per ottenere il sussidio. Infatti i ricorsi alla fine sono stati quasi tutti accolti.

Almeno 20 mila famiglie

Ma intanto il danno era stato fatto ed è stato enorme: almeno 20 mila famiglie, soprattutto quelle con i genitori con doppia nazionalità e quindi prevalentemente formate da immigrati, si sono viste arrivare in casa cartelle esattoriali di decine e in qualche caso centinaia di migliaia di euro, da versare in tempi stretti, pena sanzioni severissime, come la confisca della casa o la persecuzione in giudizio per truffa contro lo Stato. Molti hanno si sono trovati in mezzo alla strada, altri si sono indebitati con le banche, ci sono stati molti casi di divorzio o di precipitosi ritorni nel paese di provenienza e, pare, anche dei suicidi.

Il primo a trarre le conseguenze politiche dello scandalo era stato, giorni fa, il capo del partito laburista Lodewijk Asscher che, all’epoca in cui venne emanato il bando per il Kinderopvangtoeslag, era ministro degli Affari Sociali e vice, dal 2012 al 2017, del premier Rutte in un governo di centrosinistra. Asscher si è assunto le proprie responsabilità e ha rinunciato a guidare il partito contro la attuale formazione liberal-conservatrice alle elezioni per il nuovo parlamento che si terranno il prossimo 17 marzo.

Ora il governo Rutte resterà in carica per gli affari correnti, ma la sua iniziativa sarà sicuramente indebolita proprio nel momento in cui i Paesi Bassi affrontano un’emergenza sanitaria che è per certi versi ancora peggiore che in altre nazioni europee. Chissà se avrà lo spirito per riconsiderare criticamente le sue rigidezze in fatto di disciplina di bilancio che, come tutti ricordano, ne fecero il campione della battaglia dei cosiddetti “paesi frugali” quando l’Unione europea doveva decidere il piano per la ripresa dalla pandemia.