Olanda al voto a marzo
E Rutte sceglie
la parte del duro

Le prossime elezioni politiche nei Pesi Bassi sono fissate per il 17 marzo 2021. Il terzo governo presieduto da Mark Rutte è oggi una coalizione formata dai conservatori liberali del Partito popolare per la libertà e la democrazia, VVDdopo , la formazione del primo ministro, cui si aggiungono gli alleati centristi dell’Unione cristiano-democratica, i Democratici 66, liberali progressisti, e infine la CU, Unione cristiana, decisamente tradizionalista. È un governo nato in modo sofferto, dopo duecentoventicinque giorni di trattative e che aveva una esigua maggioranza alla Camera dei deputati, o Prima camera. Dopo l’uscita dal VVD, il partito di Rutte, del deputato Wybren van Haga, cui era stato chiesto di scegliere tra la politica e la conduzione della propria azienda, la coalizione di governo cammina su un ghiaccio sottile, almeno dal punto di vista numerico. Alla Seconda camera, che rappresenta le province, dopo le elezioni locali del 2019, il governo in carica è in minoranza di trentadue seggi. Una posizione traballante dovuta al successo elettorale di Forum per la democrazia, il partito di estrema destra, nazionalista e ultraconservatore di Thierry Baudet. Il capo di Forum ha preso il posto di Geert Wilders, col ridimensionamento del Partito della Libertà, nel consenso di euroscettici e sovranisti antimmigrati. A sinistra guadagnano nei sondaggi sia i rosso-verdi di Jesse Klaver, leader di Groenlinks, sia i socialisti del PvdA, guidati da un popolare Lodewijk Asscher.

Motivazioni elettorali

Spiegare solo con motivazioni elettorali la posizione di Mark Rutte nella trattativa di Bruxelles per la ripresa sociale ed economica dell’Europa dopo il Covid non sarebbe onesto. Tuttavia, per citare il corrispondente da Bruxelles di De Volkskrant (quotidiano paragonabile per posizioni e accuratezza ai nostri La Stampa o il Corriere) “per quanto roboanti siano le parole che parlano di pubblico interesse, tutti i leader hanno in menteprima di tutto gli interessi del proprio Paese”. Vale anche per Rutte, come per tutti gli altri, e del resto fa parte del mandato che hanno ricevuto dai loro concittadini.

Mark Rutte

 

Anche l’europeismo di Rutte è fuori causa, non solo perché i Paesi Bassi sono tra i fondatori, ma anche per i fatti concreti, come l’accoglienza degli immigrati, l’apertura culturale, la posizione nella testa di serie dei più generosi donatori e attivi cooperanti nell’aiutare i Paesi impoveriti. E, non ultimo, per i vantaggi che i Paesi Bassi traggono dall’UE.

Il 17 marzo 2021 certo ha comunque un peso. Il partito di governo è lavorato ai fianchi da una destra imbarazzante sul piano internazionale e da una sinistra collaborativa su singoli punti, ma che ha rifiutato di far parte della coalizione, a suo tempo. I verdi di sinistra di Jesse Klaver e i socialisti di Lodewijk Asscher vogliono mantenere un’identità trasformativa, legata a un’idea egualitaria, con minori vantaggi fiscali alle grandi compagnie, ad esempio. Avversari seri e preparati.
Secondo un sondaggio IPSOS di fine giugno la fiducia degli olandesi sull’affidabilità governo è aumentata in un solo mese dal 37 al 59 per cento, anche tra chi non lo ha votato e non lo sosterrà a marzo. Mark Rutte è considerato, nelle presenti circostanze un “primo ministro ideale” dalla maggioranza degli intervistati su tre punti: sanità, educazione, agevolazioni pubbliche in vari settori.

Oltranzismo

Elencati tutti questi fatti, ci sono da registrare molti commenti di autorevoli giornalisti, economisti e politici uniti nel sostenere come Mark Rutte si sia spinto troppo in là nel suo oltranzismo durante la trattativa, che continuerà per mesi su molti aspetti tecnici, oltre la teatrale tensione di questi giorni. Per la sociologa e scrittrice olandese Carlijne Vos “il dito pedante di Rutte nel negoziato può avere conseguenze controproducenti in Europa. Rutte ha detto di non sapere come dare spiegazioni ai cittadini di casa propria se dovesse concedere soldi ai Paesi del Sud Europa senza porre delle condizioni”. Per Carlijne Vos con questa frase, ripetuta più volte, Rutte “sembra agire soprattutto per paura elettorale, perdendo ancora una volta l’opportunità di chiarire ai votanti l’importanza politica dell’Unione Europea”. Secondo la studiosa e giornalista in un momento in cui la Russia e la Turchia sono sempre più ostili all’UE, l’alleanza con gli Stati Uniti si indebolisce e nuove economie, come quella cinese, accerchiano il nostro vecchio continente, l’unità europea è più importante che mai.

Thierry Baudet

Nelle intenzioni del primo ministro dei Paesi Bassi, notano alcuni, c’è la sacrosanta volontà di non dare i soldi destinati agli italiani ai peggiori nemici dell’Italia, la corruzione e le mafie. Il malaffare potrebbe esercitare pressioni sul governo Conte, persona con cui il premier olandese ha un personale rapporto di stima e sostegno. Questa attività preventiva poteva essere fatta in forme procedurali e con uno stile meno distruttivo per l’immagine dell’unità politica e parlandone apertamente. Esattamente come l’Italia, con altri Paesi, lavora nelle sedi proprie, senza proclami, per mettere fine alle imbarazzanti “facilitazionifiscali olandesi alle grandi compagnie, peraltro non immuni da penetrazioni illegali, sconti che impoveriscono i cittadini dei Paesi Bassi e quelli degli altri Paesi europei. Ufficialmente il primo ministro Mark Rutte definisce questo sconcertante trattamento di favore come un modo per attirare buoni
affari, ma i soldi facili alla lunga non si rivelano buoni affari. Sono queste le considerazioni che vanno gli osservatori olandesi critici, anche quando danno atto a Rutte di una personale, adamantina integrità che nessuno ha mai messo in dubbio nei Paesi Bassi e nell’Unione Europea. Nello stesso tempo, molti eurogruppi parlamentari si uniranno alla proposta in elaborazione da parte di GroenLink, i verdi di sinistra per evitare l’elusione fiscale dei colossi economici e presentare loro il conto.

La campagna di Baudet

Intanto continua la scomposta campagna antieuropeista di Furum per la democrazia di Baudet e di ciò che resta del PVV di Wilders. I segnali di malumore e sovranisti non cessano. Rutte teme di perdere il suo bonus anti-Wilders e anti-Baudet. Non è tuttavia una buona ragione per ridurre il lavoro dell’Unione Europea a una polarizzazione Nord-Sud. È un errore, anche da un punto di vista utilitaristico. Il premier olandese dovrà decidere nei prossimi mesi se ricandidarsi o meno, proponendo un governo Rutte quarto. Speriamo che qualcuno gli dica che la paura è una cattiva consigliera e che blandire i potenziali elettori di estrema destra andando contro l’Unione Europea potrebbe fargli perdere consensi di chi lo ha votato. Da parte nostra un grazie e tanto di capello a due olandesi, alti dirigenti europei e stretti consiglieri di Ursula von Der Leyen, due prodigi della finanza con ottime antenne politiche: Gert Jan Koopman, direttore generale del budget e Maarten Verway, direttore generale degli Affari finanziari ed economici. Hanno lavorato notte e giorno alla costruzione del Fondo per la ripresa, il Recovery Fund, un formidabile trampolino che poteva salvarci. Ora, dicono nel team von der Leyen, entrambi avrebbero ammesso di avere un timore, la grande frammentazione dell’UE.