Ocean Viking sostituisce Aquarius. Che ha salvato 30.180 naufraghi

Il 14 settembre la Ocean Viking, la nuova nave di salvataggio per i migranti costruita da SoS Méditerranée, era finalmente riuscita a trasbordare su motovedette della guardia costiera ottantadue profughi al largo di Lampedusa. Dopo settimane di blocco, il nuovo governo aveva dato l’autorizzazione negata da Salvini quando questi era ministro dell’Interno.

Un accordo europeo per distribuire i profughi sembrava cosa fatta, pochi giorni fa, al vertice tra Germania, Francia, Italia e Malta. Ora, con il secondo incontro in Lussemburgo, i termini dell’intesa sembrano meno precisi.

Una ragionevole distribuzione

Resta il fatto positivo che dodici Paesi membri ora sono ufficialmente disponibili all’accoglienza, che sarà decisa in breve tempo all’arrivo nei porti dei migranti. Le quote non vengono stabilite in modo automatico e il commissario europeo Dimistris Avramopoulos ha richiamato tutti a “smetterla con l’indegna altalena di continue telefonate su chi deve ricevere un certo contingente di persone”. Più facile a dirsi che a farsi, anche se l’aria è certamente meno pesante a livello politico, più favorevole a una ragionevole distribuzione.

Aquarius addio, 30.180 salvati

Nel frattempo, la Ocean Viking di SoS Méditerranée, l’associazione no-profit fondata dal tedesco Klaus Vogel e totalmente finanziata dalla generosità dei privati, con sedi in Germania, Italia, Francia e Svizzera, ha sostituito la vecchia Aquarius. Lo scafo si congeda con uno stato di servizio che fa onore ai volontari.

L’imbarcazione in questi anni ha salvato dalla morte in mare trentamila centottanta persone. Da maggio a luglio scorsi, nel cantiere polacco di Szczecin, la Ocean Viking, costruita nel 1989 come nave da supporto per piattaforme petrolifere, lunga sessantanove metri e larga sedici, è stata adattata con moderne tecnologie.

Ora è equipaggiata con quattro speciali barche ad alta velocità per il soccorso e recupero (Rhibs), due radar, due telecamere a infrarossi per la visione notturna, con una clinica allestita in grandi container in cui lavorano i partner di progetto appartenenti a Medici senza frontiere, con rifugi e spazi dedicati ai sopravvissuti e in particolare a madri e bambini. Il costo giornaliero totale è di quattordicimila euro.

Medici senza frontiere, la squadra

La responsabilità di sistemare, curare e proteggere persone che hanno subito così tanto e così a lungo è enorme. La squadra di MSF è formata da un medico, due infermiere, un’ostetrica, un logista, un mediatore culturale, un ufficiale di collegamento esperto in diritto umanitario e del mare, un responsabile della comunicazione e un capo-progetto.

La squadra di SoS Méditerranée che ha in carico la ricerca e il soccorso è formata da tredici persone con un coordinatore. Vi sono poi nove membri dell’equipaggio pagati, dipendenti dell’armatore. Donazioni continuano ad arrivare da tutta Europa con la campagna BackAtSea. La nave è registrata come cargo e batte bandiera norvegese.

Salvati 656 naufraghi

ocean viking sos MediterranéeDopo dieci settimane di servizio con la Ocean Viking gli equipaggi confermano che la situazione nel Mediterraneo centrale resta tragica. Sono state salvate seicentocinquantasei persone, ma la nave ha incrociato, filmato e segnalato innumerevoli gommoni o barche di legno rovesciati, senza ormai più nulla da fare. Al contrario, SoS Méditerranée ha scritto di aver ricevuto pochissime segnalazioni ufficiali di imbarcazioni in pericolo, per cui si affida alle unità civili locali costiere e agli avvistamenti aerei per poter intervenire.
Medici senza frontiere lavora senza tregua e presta i primi soccorsi a chi è scappato dai centri di detenzione e raccolta della Libia. Da tempo l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite ne chiede la chiusura e l’osservatorio sui diritti umani ha ammonito l’Unione Europea: fare accordi con la Libia per tenere lontani i profughi equivale a condannarli a morte. Mancano cibo, acqua, si sta sempre più diffondendo la tubercolosi, i detenuti sono sottoposti a botte, violenze sessuali, torture.

L’infermiera Mary Jo e Omar

Un’infermiera di MSF, la statunitense Mary Jo Frawley, originaria del Vermont e residente in California, sedici anni di servizio con l’organizzazione umanitaria, ha incontrato sulla Ocean Viking un ragazzo di cui si era occupata in Darfour nel 2004, curando all’allora bambino una ferita a una gamba. Dopo quindici anni, ha riabbracciato Omar, che l’aveva avvicinata sulla nave per chiedere notizie di “quell’infermiera Mary Jo”.

La Frawley, in un’altra occasione, sempre dopo un salvataggio in mare sulla Ocean Viking quest’estate, aveva incontrato il figlio di un uomo che durante il conflitto nel Sudan occidentale era riuscito a farla fuggire da una fazione miliziani salvandole la vita. “Lavoravo con un piccolo team chirurgico a Mujaheria, e il padre di Abdurahman è riuscito ad avvisarci del pericolo”. Le immagini degli incontri con i due giovani hanno fatto il giro del mondo.
SoS Méditerranée si dice costernata per la mancanza di un chiaro accordo europeo sulle operazioni di sbarco. Si parla di un progetto pilota per mettere al sicuro nei porti i profughi, dice l’organizzazione, e noi lodiamo i Paesi che si sono dichiarati disponibili. Nessuna concreta modalità operativa è stata specificata.