Nuovo DPCM:
troppe indecisioni
e siamo già in ritardo

E alla fine il DPCM, l’ormai famoso decreto della Presidenza del Consiglio, è stato firmato. Per contrastare la diffusione del COVD-19 l’Italia conoscerà di nuovo il sistema di chiusura e isolamento (ormai noto come lockdown) sperimentato in primavera. Anche se in maniera più blanda rispetto a marzo e aprile e, soprattutto, in maniera differenziata. Ci sarà una zona rossa con norme più restrittive, come il divieto di spostamento tra le regioni e anche all’interno delle regioni; chiusure di bar, ristoranti e dei negozi di beni non essenziali; lezioni in presenza solo nelle scuole fino alla prima media. Ci sarà una zona arancione, in cui ai negozi è data una maggiore possibilità di apertura. In tutta Italia obbligo di restare a casa dopo le 22, didattica a distanza in tutte le scuole superiori, mezzi pubblici con capienza al 50%.

Quali regioni nelle zone rosse?

Il DPCM è ovviamente più dettagliato. Ma, ad ora, non si sa ancora quali regioni rientreranno nella zona rossa, quali nella zona arancione e quali godranno dei vincoli più blandi. Si vocifera che in zona rossa saranno Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Calabria e l’Alto Adige (ovvero la provincia di Bolzano). Si vocifera anche che la Campania è in bilico tra il rosso e l’arancione.

Giuseppe Conte

Si assicura che la distribuzione delle regioni nelle aree a rischio è automatica: chi non soddisfa adeguati parametri va automaticamente appunto in zona rossa o arancione e dovrà rispettare le conseguenti norme per almeno due settimane. Ogni settimana, tuttavia, ci saranno verifiche per accertare eventuali cambiamenti e riposizionare le singole regioni.

Non abbiamo, dunque, un quadro sufficientemente chiaro. Non lo abbiamo ancora. E questo, dopo diversi giorni di annunci e conseguenti attese, poteva (doveva) essere evitato. Lo diciamo in senso tecnico, non politico. La confusione e le lunghe attese generano disorientamento, mentre in questa fase di crisi severa occorre chiarezza. Tutti devono sapere, senza dubbi, cosa devono o possono fare. E invece, dopo giorni di attesa (il che dà l’impressione che non ci sia urgenza assoluta), è stato proposto un decreto in piena notte (il che dà l’impressione di un’urgenza assoluta) ma ancora lacunoso (il che dà l’impressione che l’urgenza assoluta non c’è).

Il fatto, poi, che non si conoscano ancora le collocazioni delle singole regioni ma che “si vocifera” sul destino di ciascuna è ancora una volta segno di indecisione. La domanda è: perché non si è realizzato tutto insieme, annuncio e decreto (compresa l’esatta collocazione delle regioni nelle varie aree)?

E che dire di questa eterna pantomima governo/regioni che non è cessata, malgrado i richiami saggi e autorevoli del Presidente della Repubblica?

Efficacia: contano comportamenti e controlli

La comunicazione del rischio è ormai diventata una scienza, che tuttavia non è stata ancora assimilata bene né dal governo centrale né dalle amministrazioni regionali.

Ma, forse, le domande principali sono: questi nuovi provvedimenti sono efficaci? Sono giunti in ritardo o sono ancora in grado di “abbassare la curva” come dice chi spera che la diffusione del virus venga rallentata?

sanità

Alla seconda domanda gli scienziati e i tecnici hanno già risposto: siamo in ritardo. Provvedimenti drastici (insomma, il lockdown) dovevano essere presi già alcune settimane fa. Ora è molto più difficile controllare la diffusione del virus sia perché più persone contagiate significano più persone in grado di diffondere il virus, sia perché quando i positivi sono tanti diventa impossibile il cosiddetto tracciamento. Insomma, secondo medici e scienziati, abbiamo perso troppo tempo.

E, allora, quanto è efficace il decreto firmato stanotte? È troppo severo o è troppo leggero? A queste domande è difficile rispondere. Gli esempi in Europa sono diversi. La Germania, per esempio, è intervenuta subito, quando si è capito che la velocità di diffusione del virus stava rapidamente aumentando e ha messo in campo provvedimenti relativamente blandi e modulati territorialmente. La Francia, al contrario, è intervenuta tardi (più tardi di noi, perché lì le curve dei contagi si sono impennate prima che in Italia), ma poi ha preso provvedimenti piuttosto drastici. Nessuno ha realizzato il lockdown totale (tutta la nazione zona rossa, per intenderci), però, come pure chiedevano molti esperti (anche se in Gran Bretagna ci si è arrivati molto vicini). Chi ha ragione. La Germania, la Francia, la Gran Bretagna o l’Italia? Non lo sappiamo. Nessuno lo sa. Non ci resta che attendere.

Molto dipende, naturalmente, non solo dalla tempestività e dai vincoli previsti dai decreti emanati dai governi nazionali e regionali ma anche, come ha sottolineato Angela Merkel, dai comportamenti delle persone. In questo caso, come abbiamo detto, la confusione e i tentennamenti non aiutano a creare consapevolezza. E solo la consapevolezza del rischio promuove comportamenti adeguati.

Un altro aspetto non del tutto indipendente riguarda quello dei controlli. È vero che la maggioranza (forse) delle persone è già pienamente consapevole del rischio e si comporta di conseguenza, Ma una parte non banale non rispetta le regole minime di prudenza e pare che siano in pochi, troppo pochi, a ricordarglielo. A marzo c’erano le auto della polizia locale a invitarci – a intimarci – di restare a casa. Oggi c’è ancora un clima di pericolosa rilassatezza.

Non stiamo invocando la repressione sanitaria (sarebbe inutile e persino controproducente), ma la necessità che tutto lo stato nelle sue diverse articolazioni svolga un’azione coerente e determinata, volta a convincere più che a imporre.

Dall’efficacia di questa azione dipende un ultimo fattore: per quanto tempo dovremo stare in regime di lockdown più o meno dolce. Se saremo, appunto, più coerenti e determinati che nelle scorse settimane a Natale potremo allentare (leggermente) un po’ il regime differenziato, altrimenti il tunnel da attraversare si rivelerà piuttosto lungo. E non basterà il vaccino, anche se dovesse arrivare presto, ad avvicinarci all’uscita entro l’estate prossima.