Norvegia, paradiso delle news on line

La Norvegia è il primo Paese al mondo per penetrazione delle notizie online. Secondo il rapporto dell’Istituto Reuters sull’informazione digitale, l’87% dei norvegesi per sapere cosa accade utilizza, in ordine di diffusione, lo smartphone, il tablet, il pc. La Norvegia è, soprattutto, il più abile Paese al mondo nel convincere i lettori a pagare un abbonamento (26% della popolazione, oltre un quarto) per essere informata in rete. Ancora più alto è il numero dei micro pagamenti per un singolo articolo o per pacchetti di articoli. E’ un caso editoriale che accende speranze, perché descrive un pubblico che abbina l’innovazione all’informazione di qualità.

Le piattaforme nazionali e regionali dei principali gruppi, Schibsted, Amedia e Polaris Media, offrono comunque tutte le notizie principali gratuitamente in quanto diritto di cittadinanza. Dietro il paywall, il contenuto a pagamento, c’è il valore aggiunto dell’informazione. Quanto questo venga apprezzato lo dicono i dati: ad esempio il gruppo Amedia, che possiede 62 testate locali o regionali in Norvegia, solo nel primo anno del lancio informatico è passata da zero a 130.000 sottoscrizioni online. Dietro questo successo digitale dell’informazione ci sono due fattori, scrivono la ricercatrice Hilde Sakariassen e il professor Hallvard Moe, dell’università di Bergen. Il primo è la secolare tradizione e diffusione della stampa cartacea. Editori e giornalisti, da posizioni di forza, a fine anni Novanta hanno colto la nuova opportunità e hanno subito proposto le prime versioni online. Partì Nettavisen, gli altri seguirono a ruota, costruendo un pubblico di lettori digitali attorno a contenuti importanti.

Questa tempestività, incrociata all’enorme diffusione di Internet (il 97% dei cittadini lo utilizza per le attività culturali, i servizi e i consumi) ha creato il caso norvegese, dove la notizia ha un valore e un senso nella vita di ogni giorno. Infatti una buona parte dei norvegesi pensa che valga la pena spender un po’ di corone al mese per saperne di più. Anche l’American Press Institute, assieme al centro di ricerca Associated Press-Norc, guarda alla Norvegia e conclude che “chi paga vede nella notizia due valori: un’alta motivazione a partecipare alla comunità come cittadini informati e, soprattutto, il fatto che la pubblicazione scelta eccelle nel coprire argomenti importanti per chi si abbona”. Nelle pubblicazioni online, nate tali o gemmazioni di giornali anche con 250 anni di storia, i lettori cercano “approfondimenti e inchieste sulla grande cronaca e commenti utili a collocare meglio gli eventi”.

La Norvegia, con 5 milioni e mezzo di abitanti e 5 milioni e 170 mila utilizzatori di Internet, nell’era definita dagli studiosi “della post-verità” è stata classificata prima assoluta nel mondo per libertà di stampa da Reporters without borders (Reporter senza frontiere). Nel settembre 2016 lo storico quotidiano Aftenposten criticò Facebook con una lettera aperta a Mark Zuckerberg. Facebook aveva rimosso dal sito dello scrittore norvegese Tom Egeland, con la motivazione che violava le regole contro il nudo, la foto di guerra dalla bambina vietnamita colpita dal napalm americano che corre terrorizzata. Uno scatto di Nick Ut, dell’Associated Press, che valse al fotoreporter il Premio Pulitzer. L’Aftenpost ripubblicò la foto in prima pagina e il direttore Espen Egil Hansen scrisse a Zuckerberg: “Caro Mark, tu sei l’editore più potente del mondo…La missione di Facebook è quella di rendere il mondo più aperto e connesso. Se non vuoi distinguere tra la pornografia infantile e le fotografie documentaristiche di una guerra, allora semplicemente promuoverai la stupidità”. Una lettera aperta utile per chiarire il rapporto tra informazione e
internet, tra contenuti e contenitore. Pressata dalla stampa norvegese, Facebook riconobbe l’argomentazione e pubblicò la storica foto.