Nonostante i dubbi
buon lavoro
al nuovo governo

Nonostante tutto, restano i dubbi. Nonostante il liberatorio licenziamento di Salvini dal ministero dell’Interno. Nonostante l’enfasi quasi da sol dell’avvenire di alcune dichiarazioni giallo-rosse. Nonostante un programma che, tra molte frasi fatte e roboanti promesse, contiene alcune buone idee. Nonostante la lista dei ministri che, tra qualche accoppiata nome-casella che fa storcere il naso e le poche donne scelte per governare, riserva diverse sorprese soprattutto sul fronte Pd. Nonostante il fatto che, tra la benedizione di D’Alema e quella di Prodi, la posizione critica sia rinchiusa in una minuscola nicchia di minoranza. E nonostante, infine, che Nicola Zingaretti abbia guidato il Pd e condotto questa trattativa con equilibrio e con decisione facendosi interprete di una discontinuità nella scelta dei ministri che forse pochi si apettavano.

Insomma, parafrasando Pietro Ingrao: non sarei sincero se dicessi che, nonostante tutto, sono rimasto persuaso.

 

Le svolte non si possono improvvisare

Le ragioni di questi dubbi le ho già spiegate su strisciarossa. E, condividendole, rimando anche alle analisi contenute negli articoli di Michele Prospero, Michele Ciliberto e Enrico Rossi. O in quelli di Emanuele Macaluso.

Vedevo e vedo fondamentalmente un rischio: che questa improvvisa svolta possa indebolire ulteriormente la sinistra e produrre tanta benzina da far girare al massimo il motore sovranista di Matteo Salvini nei prossimi mesi. Questo non vuol dire che le svolte in politica non siano consentite. Anzi, la storia della politica è piena zeppa di svolte. Ma le svolte, per essere credibili e solide, hanno bisogno di passare al vaglio di riflessioni critiche collettive e pubbliche. Hanno bisogno dello scontro delle idee, a volte anche delle lacrime e della sofferenza che provoca mettersi in discussione e riconoscere i propri errori. Per dirla in modo facile: non si può passare dai #senzadime ai #soloconnoi senza colpo ferire, dalla sera alla mattina, in una nottata che nel buio tenta di nascondere le storie di prima.

Pensate, solo per fare due esempi, quanta fatica costò l’apertura del dialogo tra Aldo Moro e Enrico Berlinguer e quanta la svolta che portò allo scioglimento del Pci e alla nascita del Pds. Direte: altri tempi, la politica si muoveva con la lentezza di un pachiderma, mentre oggi balla al ritmo dei tweet. Ma basta questo a spiegare un cambiamento di strategia così repentino che da una parte e dall’altra ha modificato prospettive, scelte, posizionamenti e idee nel giro di qualche ora?

Mattarella e Zingaretti

Ora comincia una nuova stagione

Ma tutto questo è già detto. Ora, con la nascita del governo e con il giuramento dei ministri comincia un’altra storia, si apre una nuova stagione. Come affrontarla nonostante i dubbi che restano? Nonostante i rischi che si intravedono e le paure che si provano? Molti lettori di strisciarossa in questi giorni mi hanno invitato a non fare il solito incontentabile di sinistra, a guardare alle possibilità che si aprono e soprattutto a valutare il peggio che si è evitato mettendo nell’angolo Salvini e le sue spinte autoritarie e disumane. Sono aspetti importanti – che su questo sito abbiamo messo più volte in evidenza – che non è il caso di sottovalutare e che non sottovaluto assolutamente.

Proprio per questo, nonostante tutto, io spero, noi speriamo. Speriamo che questa nuova alleanza che nasce – e che sarebbe stato più naturale nascesse dopo il 4 marzo del 2018, evitando di gettare il M5S nelle braccia di Salvini costringendo così l’Italia a 14 mesi di governo giallo-nero con tutta la sua insopportabile ferocia – riesca nell’obiettivo che si è data di cambiare il Paese, di riportarlo sulla via del dialogo e lontano dalle tossine degli odii e delle paure. Di fargli ritrovare il suo posto in un’Europa più sociale e più aperta alle esigenze del lavoro e meno tecnocratica. Soprattutto che sia in grado di stare dalla parte dei più deboli rispondendo alle domande che salgono dalle periferie e di avere il coraggio dell’innovazione in un mondo che cambia. Che sappia far dimenticare la stagione dei porti chiusi riportando umanità lungo le coste del nostro Paese. Che sappia ascoltare il popolo ma sappia anche guidarlo, con serenità, su una nuova strada, senza più fomentare guerre tra poveri e cacce alle streghe.

Non compreremo i pop-corn

Insomma, ci sarà da fare. Non sarà il caso di stare a guardare. No, non compreremo i pop-corn. Faremo il tifo, nonostante tutto. Lo faremo con la passione delle nostre idee e con la puntualità delle nostre critiche. Lo faremo con la speranza che i nostri dubbi siano fugati e le nostre previsioni negative vengano smentite. Di fronte al pessimismo della ragione, che ancora ci pervade, ci affideremo all’ottimismo della volontà, che speriamo ci faccia presto cambiare idea su questa alleanza che muove i primi passi. Di una cosa siamo consapevoli: che, arrivati a questo punto, un fallimento sarebbe un disastro non solo per la sinistra ma per i cittadini e per il Paese. Il peggio che possa capitale è perdere la scommessa. E noi non vogliamo assolutamente che venga persa.