“Battuti i 5 stelle
partendo dal basso”

“Non è stata un’operazione nostalgia”. Quando parla di come è andata, di come è diventato al primo turno presidente dell’VIII Municipio di Roma – qualcosa come una città di medie dimensioni – Amedeo Ciaccheri usa sempre il plurale. “Abbiamo, facciamo, diciamo”. Ventinove anni, studente di Filosofia all’Università Roma 3, annusa la politica da quando aveva 15 anni. Centro sociale La Strada, ormai un’istituzione a Garbatella, per 10 anni insegnante popolare nella scuola Piero Bruno nata per contrastare la dispersione scolastica e insegnare come si impara, un modello che è stato clonato in altre realtà. Due volte consigliere municipale (eletto come indipendente nella lista di Sel), l’ultima per soli nove mesi, prima che del commissariamento del Municipio dettato dal fallimento della maggioranza cinque stelle, arrivata sull’onda del successo della sindaca Raggi e di una sinistra dispersa. E’ cominciata lì la rincorsa, nel vuoto di un Municipio commissariato, senza rappresentanza né voce in capitolo. Un pezzetto alla volta, un puzzle di esperienze dal basso che sono confluite nella lista Super8 e mattone dopo mattone nella coalizione di sinistra che domenica scorsa ha vinto le amministrative (liste civiche, Pd, Leu) e mandato ottimisticamente “un avviso di sfratto” alla sindaca Raggi. Non una somma di sigle ripescate dal come eravamo, in un Paese che ha fatto rotta da tutt’altra parte.

Gli ingredienti di questa vittoria in contro-tendenza?
“E’ che ci abbiamo creduto in questo progetto. Abbiamo saputo cogliere un momento drammatico quando con il municipio commissariato si avvertiva la necessità di raccordare la comunità. E’ stato fondamentale il presidio territoriale. E cioè il Consiglio popolare, le assemblee, il porta a porta, le associazioni del territorio. Così è nato Super8 e poi l’idea di lanciare la coalizione con le forze della sinistra partendo dalle primarie (vinte contro il candidato del Pd, ndr). Non volevamo riesumare un modello del passato. Riconosco il grande valore dell’esperienza del centrosinistra che ha guidato questo Municipio per 15 anni. Però è chiaro che non è stata un’operazione nostalgia. Volevamo un rinnovamento che partisse dal territorio, e fosse anche rinnovamento del linguaggio e generazionale”.

L’affluenza è stata bassa, sotto il 30%, però.
“Non c’è stata nessuna copertura mediatica e scontiamo anche la mancanza di un effettivo decentramento. Il Comune ha fatto disinformazione, la sindaca ha evitato di parlare del fatto che due municipi romani fossero in crisi. C’è stato anche il fatto che la credibilità delle istituzioni cittadine negli ultimi due anni è peggiorata, tanto da incidere sull’affluenza al voto. E sul risultato dei 5 stelle crollati al 13%”.

Le ragioni di questa sconfitta pentastellata: solo territoriali o delusione dopo la coalizione governativa con Salvini?
“I cinque stelle hanno tradito le aspettative del territorio. Il voto in questo Municipio si inserisce in una fase di crisi della città ed è stata l’occasione per poter dire come viene giudicato il governo Raggi. Difficile parlare delle vicende nazionali. Però nei giorni in cui si è insediato il governo e Salvini chiude i porti, vince il Municipio che punta all’accoglienza e ad un welfare aperto”.

Cosa ne potrebbe desumere la sinistra e il centrosinistra?
“La coalizione è importante. Per noi è stato importante collegare una pluralità di culture politiche che hanno saputo costruire un progetto. Siamo umili e sappiamo che ora dobbiamo metterlo alla prova dei fatti. Ma non siamo soli. Siamo in comunicazione con altre esperienze che si stanno sviluppando in Italia e che nel Lazio hanno portato ad esempio alla rielezione di Zingaretti. Ci incoraggia che la nostra lista civica da sola abbia preso il 18% (il Pd il 25%, la coalizione oltre il 54%, ndr)”.

Le liste civiche come risorsa della sinistra. Il modello Garbatella è esportabile?
“Certo. Quello che conta è il radicamento territoriale e la serietà del percorso. Non basta fare accrocchi, una somma di sigle, né tanto meno seguire il criterio della nomenclatura. Bisogna creare un forte organismo civico”.