Non solo rischi contagio
Brutti segnali
dall’economia tedesca

Si moltiplicano i segnali negativi per l’economia tedesca che, da sola, vale circa un terzo del prodotto interno lordo dell’Eurozona. Poco conta che il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz continui a recitare il suo mantra: “non ci sono segni che la Germania stia entrando in recessione”. Il serio impatto che la diffusione del Coronavirus sta avendo sugli scambi internazionali sta colpendo in modo più che proporzionale un sistema-Paese fondato sulle esportazioni e che ha nella Cina il suo primo partner commerciale. Andando a impattare su realtà aziendali che fino a pochi mesi fa evidenziavano incrementi degli utili di tutto rilievo. E rendendo irrealistica la previsione di incremento di crescita del Pil dell’1,1% appena confermata dal governo di Berlino che, comunque, nel suo rapporto mensile sull’economia, ammette che gli effetti dell’epidemia “costituiscono un rischio per gli sviluppi del commercio estero dei prossimi mesi.

L’ultimo segnale negativo è giunto da un indice attentamente sorvegliato dagli analisti di tutto il mondo: il sondaggio dell’istituto Zew sugli esperti dei mercati finanziari ha segnato a febbraio un calo di ben 18 punti a quota 8,7. Si tratta di un valore ben al disotto di quello di gennaio (26,7) e, soprattutto, significativamente inferiore alle previsioni di un panel di esperti sondati nei giorni scorsi dalla Reuters. “Le aspettative riguardanti lo sviluppo dei comparti ad alta intensità di esportazione – ha ammezzo il presidente del Zew, Achim Wambach, sono calate in maniera particolarmente brusca”.

Quota zero

I segnali di allarme dall’indice Zew, che ha una valenza anticipatrice per quanto potrà accadere nei prossimi mesi, seguono una serie di cattive notizie giunte nelle ultime settimane per l’economia tedesca. Per il settore manifatturiero il 2019 è stato il peggior anno da un decennio, con il mese di dicembre che oltretutto ha fatto registrare un forte calo negli ordinativi industriali. E il dato complessivo del Pil ha evidenziato, come risutato, che nell’ultimo trimestre dello scorso anno la crescita si è arrestata a quota zero.

Andando a esaminare i conti dei ‘gioielli’ dell’industria tedesca il risultato non cambia. Nel 2019 le principali aziende hanno pubblicato un numero record di ‘allarmi’ sul calo degli utili e del fatturato. Secondo una ricerca della multinazionale contabile EY oltre 170 previsioni negative sono state pubblicate nel 2019 su di un totale di poco più di 300 imprese quotate negli indici principali della Borsa di Francoforte, incluse realtà significative come il gigante chimico Basf, di Daimler Benz e di Continental. Un valore che rappresenta un incremento del 25% rispetto al 2018 e un record da otto anni, quando tale ricerca venne avviata.