“Non siamo la destra Cgil, vogliamo scegliere tra Colla e Landini”

È’ il loro biglietto da visita nella disputa sul futuro segretario generale della Cgil. Lo presentano al Congresso del loro sindacato, la Filctem. Un’organizzazione con duecentomila iscritti che rappresenta  i lavoratori chimici, i tessili, quelli dell’energia e delle manifatture. Lo rammenta con orgoglio il segretario generale, Emilio Miceli, riflettendo sui venti contratti firmati e che hanno respinto la pretesa delle controparti di “pagare gli aumenti solo dopo che l’inflazione fosse maturata”. Un esito diverso da quello ottenuto ad esempio dai sindacati metalmeccanici.  Esclama Miceli: “E noi saremmo quelli di destra! Magari miglioristi, come dice qualcuno”. E’ una battuta polemica che si collega poi alla proposta di Susanna Camusso e della maggioranza della segreteria confederale di candidare Maurizio Landini, già segretario Fiom, a segretario generale. Una candidatura che qui non suscita entusiasmi. La controproposta, in sostanza, è quella di andare al Congresso nazionale di Bari con due nomi: Vincenzo Colla e Maurizio Landini. Anche se sul primo  nome non esistono finora iniziative ufficiali.

Altri sono gli spunti critici che spiegano la posizione di Miceli. Come quelli che chiamano  in causa  il tema del cosiddetto welfare aziendale (anche qui il riferimento è al contratto dei metalmeccanici). Ironizza il segretario della Filctem: “si trasforma il valore della moneta in un voucher da scambiare in palestra…”. Cosicché  “si è tentato di mettere in discussione gli aumenti retributivi per incamminarsi sulla strada dei bonus. Sarebbe un cambio di passo storico. Il bonus è, per sua natura, uno strumento che tende all’individualizzazione dell’aumento salariale ed un’apertura, su questo punto, la reputo pericolosa”.

Un pericolo che la Filctem ha evitato anche, come ha riconosciuto lo stesso Miceli, “per la qualità e responsabilità delle controparti, le quali hanno sempre avuto in testa un modello di relazioni improntato alla responsabilità, alla prudenza, alle esigenze di imprese e lavoratori”. E a chi scrive torna alla memoria una battuta di Luciano Lama che confidava al cronista, negli anni 70, come la spesso presente contrapposizione (anche allora) tra chimici e metalmeccanici (non solo in Cgil, ma, ad esempio, nella Cisl di  Carniti) nascesse anche dal tipo di meccanismi produttivi e dalla diversità delle forze imprenditoriali coinvolte.

Sono, comunque, quelli raccontati,  solo alcuni spunti polemici, dentro una relazione che comprende  approdi unitari su tante altre tematiche e un riconoscimento di quanto ha fatto la Cgil diretta da Susanna Camusso e da altri negli anni che abbiamo alle spalle:  “Se esistono ancora 10 milioni di lavoratori che pagano una delega sindacale, significa che abbiamo svolto bene il nostro compito di rappresentanza. Anzi, possiamo dire che siamo stati sostanzialmente da soli a difendere le lavoratrici ed i lavoratori. Soli e senza nessun pensiero politico alle spalle. E mentre Il sindacato è fatto di persone che discutono faccia a faccia, la politica di oggi è ormai ridotta a comunicazione, spesso superficiale”.

Assai interessante tra le varie problematiche affrontate da questa supercategoria, quelle degli appalti nelle cosiddette “Utility” ovvero aziende che operano nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti. Ora, secondo  l’art. 177 del Codice Appalti, queste Utility dovranno cedere in appalto l’80% delle attività di distribuzione del gas, dell’elettricità e dei rifiuti. I lavoratori rischiano così “di precipitare dentro un gorgo di società grandi e piccole” con  il servizio che verrà gestito “in modo frammentario e non unitario”. Con un abbassamento dei livelli di sicurezza. Da qui la richiesta  al governo “di una norma  che fermi questo scempio”, che ricadrà anche sui cittadini.

Denunce, impegni, proposte. E sullo sfondo la nuova fase a cui è impegnata la Cgil, chiamata a cambiare anche se stessa, di fronte a un mondo  che cambia. Con il bisogno di una nuova confederalità. E’ un tema sul quale insiste molto Maurizio Landini nei suoi interventi, sottolineando la necessita di coinvolgere gli iscritti, le Rsu,  non solo una volta ogni 4 anni. Lo si è cominciato a fare con la  scelta di un nuovo strumento, l’assemblea generale da eleggere al congresso di Bari.  E si è proposto di continuare convocando ogni anno, nei vari territori,  un’assemblea di iscritti, con una partecipazione mobilitante, intercategoriale. Un modo per riunire una moltitudine dove convivono fianco a fianco persone con contratti diversi. Una scelta che forse può determinare qualche preoccupazione perché  indebolirebbe il ruolo dei Comitati Direttivi, ovvero le tradizionali, consolidate strutture dirigenziali. Ma forse è anche questa una ragione della contrapposizione in corso.

Certo è giusto l’appello di Miceli a non drammatizzare se non ci sarà un candidato unico: “è una novità e come tutte le novità potrà alla fine essere positiva”. E spiega che la Cgil starà al sicuro: “se i candidati, come abbiamo capito, probabilmente saranno tutti e due autorevoli dirigenti della Cgil con esperienze solide alle spalle”. Chiede di poter “continuare il Congresso senza ansie com’è stato finora. E’ giusto che ciascuno faccia la propria campagna, nelle forme e nei modi che ritiene più giusti. E devo dire che non ho visto né ascoltato toni particolarmente accesi o grida fuori posto”. Certo riconosce che quella per Landini è “una proposta solida, è l’uomo più conosciuto della Cgil”. Però gli rimprovera “errori politici e sindacali”. Sono “perplessità” non sulla persona ma su quelle che chiama “direttrici di riferimento”.  Quali sono? Risponde: Il governo dell’innovazione, l’autonomia del sindacato, le grandi scommesse infrastrutturali, la gestione industriale dell’acqua pubblica, il welfare contrattuale, la prospettiva energetica del paese.

Davvero c’è un contrasto netto su queste tematiche? Certo un confronto aperto sarebbe chiarificatore. Con la speranza, come dice concludendo Miceli, che non si torni, “alla vecchia logica delle correnti”. Quelle superate da Bruno Trentin. Non sarà facile se si presenta una candidatura alternativa e attorno ad essa si coagulano forze diverse. Resta il fatto che la Cgil è di fronte a una fase davvero inedita. Da maneggiare con estrema delicatezza e senso di responsabilità. Perché milioni di lavoratori, già attratti da seduzioni diverse e pericolose, tra sovranismi e demagoghi,  guardano al sindacato confidando in  una risposta estrema,  convincente, coinvolgente.