Montanelli, il problema
non è la statua ma la rimozione
del passato colonialista e razzista

In nessun altro paese civile sarebbe pensabile una polemica come quella che si sta sviluppando in Italia intorno alla richiesta di rimuovere la statua di Montanelli. Senza entrare nel merito della questione (che cosa ne sarà della statua nel parco milanese ci è abbastanza indifferente), proviamo a dare una spiegazione a questa curiosa circostanza: quello che unanimamente la stragrande maggioranza degli italiani – di sinistra, di destra, di centro, religiosi, atei, illuministi e reazionari – ritiene delittuoso, e cioè il rapporto di un uomo adulto con una bambina aggravato dal fatto che la bambina è stata comprata (senza virgolette) e quindi si tratta di una schiava, nel caso di Indro Montanelli viene considerato oggetto di un’accusa strumentale, ingiusta, quasi strampalata. All’epoca si faceva così, ci spiegano: il madamato, ovvero la convivenza more uxorio con una donna (o più spesso bambina) comprata nelle colonie italiane in Africa era una consuetudine riconosciuta dalla legge e perfino regolata per decreto. Fu proibito solo nel 1937, ma non perché si ritenesse illegittimo il principio: solo perché si riteneva che esso compromettesse la purezza della razza italiana. Prima, aggiungono i giustificazionisti, lo facevano tutti.

Non lo facevano tutti. All’epoca il madamato era contestato

montanelliIntanto non è vero che lo facessero tutti. La pratica era abbastanza contestata anche all’epoca, tant’è che ben prima del divieto motivato da ragioni razziali, il madamato fu proibito dal governatore (fascistissimo) dell’Eritrea Ferdinando Martini perché si trattava di una pratica sessuale moralmente condannabile, e condannata esplicitamente dalla chiesa cattolica concordataria, e perché era un sopruso verso la popolazione locale che avrebbe potuto incrementare l’ostilità verso le autorità italiane. Meglio ricorrere, come si fece poi, alle soluzioni classiche, importando nelle colonie un esercito di prostitute.

Montanelli non si pentì mai. E negò l’uso delle armi chimiche

Ma anche a voler ammettere che lo facessero tutti, o molti, questo giustificherebbe l’indulgenza? Montanelli ebbe non solo la colpa di aver stuprato e ridotto in schiavitù una bambina di 12 anni negli anni ’30, ma anche quella di non essersene mai pentito fino alla sua morte, di aver giustificato il suo comportamento con l’argomento (falso) che “lo facevano tutti”. Della seconda colpa avrebbe potuto liberarsi se avesse avuto il coraggio di ammettere di aver commesso la prima, cosa che non ha mai fatto.

E non è l’unica colpa. Curiosamente, nelle polemiche di questi giorni nessuno ha ricordato che Montanelli negò per decenni che l’esercito nel quale si era gioiosamente arruolato avesse usato nella guerra in Abissinia le armi chimiche, finché in un memorabile scontro con lo storico Del Boca fu costretto a riconoscere di aver avuto torto. Lo fece in una pagina interna del Corriere della Sera e anche stavolta senza scusarsi.

La grande rimozione del capitolo coloniale nella nostra storia

montanelliCome se fosse un insignificante dettaglio della storia il fatto che l’Italia fu l’unica nazione a violare la convezione, sottoscritta da tutti i paesi della Società delle Nazioni, che proibiva i gas nervini e gli asfissianti sull’onda dell’orrore per quel che era successo durante la prima guerra mondiale. Perfino i nazisti, negli anni successivi, avrebbero rispettato quel divieto. Ma nonostante le prove e le testimonianze su episodi di orribile crudeltà contro la popolazione civile, Montanelli continuò a indulgere sul falso mito degli italiani colonialisti miti, pure dopo aver dovuto prendere atto dei bombardamenti chimici.

È di questi aspetti che, secondo noi, si dovrebbe discutere, più che sul destino di una statua in un giardinetto. La vicenda di Montanelli è un capitolo – un capitolo importante, perché lui è stato un grande giornalista che ha avuto un peso nella cultura italiana – della grande rimozione che l’Italia, diversamente dalle altre nazioni europee, ha operato sulla sua propria storia. È un problema enorme, che ha condizionato negativamente le vicende politiche italiane per sette decenni e continua a condizionarlo. Non è con Montanelli che dobbiamo fare i conti, ma con la nostra storia coloniale, con il razzismo, con il fascismo.