No alla lista unitaria
serve una “coalizione
di innovatori”

Gli scenari che potrebbero aprirsi dopo le elezioni europee renderanno difficile l’applicazione della procedura degli Spitzenkandidaten che i partiti europei e poi i gruppi uscenti del Parlamento europeo imposero al Consiglio europeo.
Si trattò di una forma falsa di democrazia europea perché – con l’eccezione dei Verdi – i candidati furono scelti senza dibattito dai delegati dei partiti nazionali nei partiti europei, due di questi candidati (Jean Claude Juncker e Alexis Tsipras) non si presentarono nemmeno alle elezioni europee e quasi nessun partito nazionale indicò ai suoi elettori chi era il suo candidato alla presidenza della Commissione europea. I negoziati con il Consiglio europeo furono infine condotti dai capigruppo del Parlamento europeo uscente.
Secondo i sondaggi non sarebbe più matematicamente (e politicamente) possibile una “grande coalizione” fra popolari e socialdemocratici che resterebbero insieme largamente al di sotto della maggioranza assoluta dei seggi e sarebbe anche difficile immaginare una coalizione a tre con i liberali dove potrebbero entrare i “macroniani” il cui leader e presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron si oppone al metodo degli Spitzenkandidaten e il cui partito europeo ha deciso di non designare un suo candidato alla presidenza della Commissione.

Se gli scenari sono tutti da scrivere per quanto riguarda il Presidente della Commissione (con l’incognita, per ora molto ipotetica, che il Consiglio europeo decida alla fine del mandato di Donald Tusk a dicembre 2019 di sostituirlo con il nuovo Presidente della Commissione europea con l’unificazione delle due cariche come propose Giuliano Amato nella Convenzione sulla costituzione europea), lo sono ancora di più per i commissari sulla cui scelta pesa ben più che in passato il ruolo del Presidente ma anche quello del Parlamento che deve votare la fiducia sull’intero collegio e che può mettere il veto su singoli candidati-commissari.

Questa situazione rende ancora più importante la formazione di una “coalizione di innovatori e progressisti” (che per il Movimento europeo dovrebbe delinearsi prima delle elezioni europee a partire dal decalogo per un’Europa unita, solidale e democratica http://www.movimentoeuropeo.it). Una coalizione, e non una lista unitaria che mette insieme tutti quelli che si proclamano genericamente europeisti sulla quale proprio ieri si è aperto un confronto tra sindaci, presidenti di Regione e leader del centrosinistra. La coalizione di cui parliamo dovrebbe opporsi alla designazione di commissari sovranisti nei paesi in cui maggioranze nazionali hanno portato al governo partiti nazionalisti così come potrebbe aprirsi un contenzioso con il Consiglio europeo sul numero dei commissari dato che il Trattato di Lisbona prevedeva una loro riduzione e il compromesso intergovernativo raggiunto dopo il referendum irlandese vincola i governi e non il Parlamento europeo.
Nella prospettiva di una evoluzione in senso federale dell’integrazione europea la “coalizione di innovatori e progressisti” deve difendere il principio secondo cui la futura Commissione deve essere conforme ad una maggioranza politica europea e non alla somma di maggioranze politiche nazionali.

Il possibile conflitto istituzionale fra nuovo Parlamento europeo e Consiglio europeo renderà ancora più evidente e urgente la necessità di una riforma dell’intero sistema europeo che, a nostro avviso, dovrebbe passare attraverso il ruolo costituente del Parlamento eletto (come avvenne nel 1979 con l’iniziativa di Altiero Spinelli) a partire dai deputati dell’eurozona.