Non lasciamo ai nostri figli questa politica cattiva e teppista

Forse di primo acchito può sembrare paradossale. Però il metodo fascistoide e populista adottato dal ministro leghista al Bullismo Matteo Salvini – deciso a suscitare i peggiori istinti e fare incetta di voti rabbiosi – può aiutare a comprendere che cosa sia la politica. La politica è un’attività nobile quando viene espressa per sostenere l’imperfetta democrazia, il migliore dei sistemi di governo finora concepito dall’uomo. Diventa invece teppismo quando è utilizzata come una mazza da baseball per dividere e per propinare balle di regime.

Il salvinismo in questo senso esprime proprio la peggiore politica ereditata dal totalitarismo mussoliniano e staliniano. Indica il nemico presunto e aizza la gente contro di lui a colpi di mitraglia razzista o classista, usata come arma di distrazione di massa.
Un’arma che serve per non far capire alla gente che le fantasmagoriche promesse sul fronte economico e sociale, sventolate prima delle elezioni, sono perlopiù irrealizzabili. L’unico obiettivo del salvinismo, supportato supinamente dal grillismo (che di questo passo verrà presto spompato, prosciugato e indicato a sua volta come il nemico), è l’occupazione del potere e lo spianamento a colpi di ruspa delle minoranze.
È un atteggiamento che ha risvegliato, come si diceva, pulsioni razziste; quelle che, quasi ottant’anni dopo il fascismo, dimostrano di essere radicate più o meno consapevolmente nelle coscienze degli italiani, a prescindere dal livello sociale e culturale.
La responsabilità di una buona politica dovrebbe essere in questo caso quello di riportare il dibattito sui binari del buon senso. Purtroppo per il momento in Italia non esiste più, nonostante le antiche radici dell’umanesino liberale e socialista, un’area politica in grado di farlo subito in modo efficace.
L’atteggiamento del pentaleghismo, tranne rare eccezioni nel M5S, invece punta palesemente a far deragliare il treno della democrazia come l’abbiamo conosciuta finora. Non a caso entrambi i partiti sono tra i fan e gli alleati della democrazia travestita da dittatura con cui Putin tiene in pugno da decenni in Russia. E non a caso qualcuno ha inventato il termine democratura.

L’uso del razzismo come arma di distrazione di massa purtroppo sta producendo effetti in modo molto veloce tra l’opinione pubblica. Se fino a poche settimane fa certa aggressività nei confronti del diverso veniva trattenuta e riservata a discorsi da bar, oggi per strada, nei negozi e sui mezzi pubblici si avverte un’aria drammaticamente diversa. La gente si sente autorizzata a esprimere pubblicamente quei pregiudizi, incoraggiata dal fatto che alcuni ministri della Repubblica non si fanno scrupolo nel dire quello che prima in genere si mormorava con un po’ di vergogna.
Cosicché, a Milano per fare un esempio, chi scrive ha già assistito ad atteggiamenti ostili inediti nei confronti degli stranieri (ovviamente di quelli che non sono benestanti e hanno sfumature più appariscenti): battute sgradevoli e sguardi accusatori in locali dove fino all’altro giorno si rideva tutti assieme, controllori sui mezzi pubblici aggressivi nei confronti degli stranieri di colore anche se in possesso del biglietto, anziane signore che si sentono in dovere di dire “ma va a morire ammazzato” al ragazzo africano che chiede gentilmente qualche spicciolo.
Pare che la cattiveria stia dilagando più velocemente di quanto chiunque potesse aspettarsi. È una situazione, però, che deve indurre a non rintanarsi nella vita privata (tentazione che ovviamente balena nella mente) e a rintuzzare ovunque si possa, anche ovviamente sui social network, la brutta deriva che stiamo prendendo. Ha ragione chi ha scritto su strisciarossa che bisogna rintuzzare il bullismo online e rispondere al fuoco delle innumerevoli notizie false propalate sui social network.
Sarà – mi scuso per la seconda autocitazione – che ho un bimbo piccolo. Non vorrei proprio sentirmi dire fra vent’anni: “Papà, perché avete consentito tutto questo?”; oppure non vorrei, sempre fa vent’anni, sentire mio figlio mentre dà per scontato di appartenere a una razza superiore. Abbiamo già dato. Suo nonno Pietro è stato quasi due anni in un campo di concentramento nazista pur di non cedere alla complicità. Non ci meritiamo di beccarci ogni giorno la nostra dose di razzismo quotidiano.