Nobel per la pace
che dura tutto l’anno

“Ognuna di quelle persone aveva un nome, ognuna di loro era amata da qualcuno”: il 7 luglio scorso Setsuko Thurlow, sopravvissuta alla bomba atomica di Hiroshima, parlò alle Nazioni Unite. L’Onu sei mesi fa ha approvato il Trattato sul divieto delle armi nucleari. La signora Nakamuro Thurlow, ora nippo-canadese, perse otto familiari e 351 tra compagni di scuola e insegnanti. E’ oggi uno dei leader di ICAN, Campagna Internazionale per abolire le armi nucleari. Questa rete di associazioni è stata il principale soggetto facilitatore dei colloqui tra delegazioni governative per arrivare alla dichiarazione storica, definita “l’inizio della fine delle armi nucleari”.

Domenica scorsa l’ICAN, attiva in cento Paesi, ha ricevuto a Oslo il Nobel per la pace, mentre a Stoccolma sono stati assegnati nello stesso giorno quelli per la fisica, la chimica, la medicina, l’economia e la letteratura. Adesso, nella settimana dopo la cerimonia ufficiale del Nobel, tra Svezia e Norvegia arrivano i curiosi della conoscenza, a dimostrare che questo è un premio che in realtà dura tutto l’anno. Nei due Paesi scandinavi tanti studiosi giovani ed esperti affermati partecipano a colloqui appassionanti, seguitissimi in streaming nel sito del Nobel. Come il Forum annuale che si è aperto a Oslo e dedicato quest’anno ai diritti dei popoli indigeni in un contesto di giustizia sociale e di protezione dell’ambiente. Il titolo è “Attraverso le linee di divisione”. Una divisione fisicamente rappresentata dall’oleodotto del Nord Dakota, sezione di un gigantesco progetto con cui si vorrebbe trasportare il greggio fino al Golfo del Messico devastando vaste aree dei nativi americani. O, altro esempio di ferita aperta sulle terre degli indigeni, le escavazioni di minerali per uso industriale nella contea lappone di Finnmark, in Norvegia. A 25 anni dal Nobel assegnatole, la campionessa guatemalteca dei diritti dei popoli indigeni Rigoberta Menchù, coordina il forum.

Oslo resta attiva capitale della pace anche con la nuova mostra, al Centro per la pace Nobel, “Aboliamo la bomba nucleare-Ban the nuke”, che resterà aperta fino al 25 novembre 2018. La rassegna offre al visitatore un’idea dell’enormità della minaccia nucleare. Akira Kawasaki, esponente giapponese di ICAN definisce l’idea che l’ombrello nucleare aiuti a mantenere la pace come “un mito, un gioco internazionale di potere”. Perché, spiega “l’arma nucleare è di per sé un simbolo di potere che fa entrare un Paese in un club di grandi nazioni. Ma ora – prosegue – dopo il trattato che le mette al bando sono ufficialmente armi sbagliate e cattive. Sono persuaso che aumenterà la pressione politica, economica e sociale sulle spalle dei governi con armi nucleari. Sarà inaffrontabile mantenerle, perché la finanza disinvestirà sul nucleare”. ICAN e il Comitato per il Nobel non sono così ingenui da pensare che i Paesi che hanno armi nucleari aderiscano al trattato in un futuro prossimo, ma sono altrettanto certi che ora, con una normativa così stringente, non potranno tenersi le armi nucleari a lungo.

Oggi nel mondo vi sono 14.900 testate nucleari. Ne hanno 6.800 gli Stati Uniti, 7000 la Russia, 215 il Regno Unito, 300 la Francia, 270 la Cina, 110 l’India, altrettante il Pakistan, 80 Israele e 10 la Corea del Nord. La fonte di questa terrificante contabilità è la Federation of American Scientists che ha fatto quest’anno una lista accurata. Accanto a questo c’è da ricordare, sottolineano ICAN e la mostra di Oslo, che cinque nazioni europee, tra cui l’Italia, ospitano sul loro suolo testate nucleari statunitensi. “Oggi-incalza Akira Kawasaki- anche in Giappone meno persone ascoltano gli hibakusha (i sopravvissuti) o coloro che ne hanno ricevuto il lascito di ricordi e testimonianze. Per questo cerchiamo ogni giorno di dare loro voce e di lavorare con i bambini e i giovani”.

Spenti i riflettori sull’ufficialità del Nobel continua l’offensiva della diplomazia popolare: un lavorio che attraversa oltre cento Paesi e che in Oslo trova un asilo sicuro e un operoso quartier generale nel campo della cultura e della comunicazione. “Se amate questo pianeta – ha detto la sopravvissuta e testimone Nakamuro Turlow rivolgendosi alle nazioni del mondo – firmate questo trattato. Le armi nucleari sono sempre state immorali. Ora sono illegali”.