Covid, no allarmismo,
ma rigoroso rispetto
di tutte le regole

Ieri 1.733 nuovi contagi rilevati. Trecentotrentasei più di ieri l’altro, quattrocentosette più del 2 settembre, quando i contagi erano stati 1326. Ma, allora, la diffusione del virus sta avendo un’impennata o no? La questione non è secondaria, occorre una grande lucidità nel rispondere a questa domanda, perché ne va di come vivremo nei prossimi mesi.
Noi cercheremo una risposta, senza pretesa alcuna di dare certezze. Perché il rapporto con un virus – il rapporto con questo virus – è di grande complessità e non basta tener dietro a un unico indicatore per cercare di dipanarlo.

covid-19 salute

Seguire le misure di sicurezza

Prima di entrare nel merito, una premessa. Dovremo convivere con COVID-19 per molto tempo ancora. E, dunque, è necessario che ciascuno di noi sia rigoroso nell’utilizzo delle norme di prevenzione. Dunque usiamo le mascherine, laviamoci le mani spesso e, soprattutto, rispettiamo il distanziamento fisico di almeno un metro (distanziamento sociale è un’infelice espressione e noi non la usiamo).

Prendiamo ora in considerazione uno degli indicatori che possono dirci qualcosa sulla diffusione del virus: il numero di contagi rilevati rispetto ai tamponi molecolari effettuati (quelli, per intenderci, che prevedono il prelievo microbiologico dal naso e dalla faringe). Il motivo per cui non prendiamo i numeri assoluti di contagi rilevati è per il fatto che questo numero non è affatto assoluto, ma dipende proprio dai tamponi effettuati. È chiaro che se faccio 2000 tamponi rileverò un numero sostanzialmente doppio di contagi che se faccio 1000 temponi.
Il numero di tamponi giornalieri in Italia è fluttuante. Ce ne rendiamo in parte indipendenti se prendiamo in considerazione la percentuale di contagiati rispetto ai tamponi effettuati. Per avere un termine di paragone: nei giorni scorsi in Francia questa percentuale era compresa tra il 4 e il 5%, ma una settimana fa era di oltre il 6%.

Vediamo, allora, come sta andando l’andamento di questo indicatore in Italia. Il grafico riporta il tasso di positività giorno per giorno a partire dal primo di agosto.

L’andamento di agosto andata e ritorno

Come si può vedere, nella prima parte del mese di agosto la percentuale dei contagiati rispetto ai tamponi effettuati è aumentata. Intorno a ferragosto era dell’1,3% contro lo 0,6% d’inizio mese. In pratica possiamo dire, a grana grossa, che la diffusione del virus nei primi quindici giorni di agosto è raddoppiata. Non è un aumento drammatico – non è un’impennata – ma è un andamento da non sottovalutare. Poi c’è stata una momentanea discesa seguita da una rapidissima risalita, che ha toccato l’apice il 24 agosto, quando la percentuale di contagiati è salita al 2,1%. Eravamo ancora a un terzo della diffusione del contagio in Francia, ma il dato poteva e doveva suscitare una forte attenzione.

L’evoluzione dei contagi avrebbe davvero potuto prendere una piega alla francese o alla spagnola.

Nei dieci giorni successivi, a partire dal 25 agosto fino a ieri, quando il numero assoluto di contagi sembrava aumentare ancora perché aumentavano i tamponi, il tasso di positività è rimasto stabile intorno all’1,5% (oscillando da un minimo di 1,21 a un massimo di 1,67). Il pericolo di un’evoluzione alla francese o alla spagnola si è allontanato. È per questo che Strisciarossa già la settimana scorsa sosteneva che non c’era alcun aumento allarmante dei contagi.

Lo possiamo, dunque, ribadire: non è in atto alcuna impennata nella diffusione del virus.

Lungi da noi tentare previsioni per il futuro sulla base di questo dato. Perché tutto può cambiare in un momento e, in ogni caso, non è solo questo indicatore che mostra come sta andando la pandemia. Per esempio deve preoccupare il lento aumento, questo sì, dei ricoveri in terapia intensiva, giunti ieri a 121 (erano 120 ieri l’altro, nulla di paragonabile alla scorsa primavera, però).

I migranti hanno portato pochi contagicovid-19

Possiamo ora azzardare, in attesa di un’analisi scientifica validata, una spiegazione di questo andamento. Il numero effettivo dei contagi (non solo quello rilevato) è aumentato nella prima metà di agosto perché è aumentata la mobilità degli italiani, per fini turistici essenzialmente. Il contributo dei migranti all’aumento dei contagi è infatti piccolo: non più del 3 o 4%, dicono le fonti ufficiali del Viminale. La gran parte dei contagi è dovuta agli italiani in vacanza, all’estero e nella penisola.

Se questo è vero, allora possiamo tentare di spiegare l’andamento della curva di cui sopra: nella prima metà di agosto sono in aumento gli arrivi nei luoghi di vacanza in Italia, subito dopo Ferragosto e fino al 24 sono aumentati i ritorni. Nel mezzo alcuni giorni vissuti, per così dire, pericolosamente. E non solo dai giovani. Comportamenti poco prudenti si sono verificati in tutte le fasce d’età. Chi scrive ha davanti agli occhi gruppi di anziani che giocano a carte senza mascherina a meno di 30 centrimetri l’uno dall’altro, dimentichi che l’inizio (noto) della pandemia in Italia – a Vo’ Euganeo – è avvenuto per il tramite di una partita a carte tra vecchietti. Ma c’è stato ben altro, sulle spiagge o sui mezzi di trasporto. Sempre chi scrive ha visto navi piene di allegri vacanzieri solcare i mari …

Qualcosa di analogo è avvenuto in agosto In Francia e in Spagna (con numeri più alti), in Germania e in Giappone, con numeri più bassi come in Italia, e persino in Corea del Sud con numeri molto meno importanti. La mobilità da turismo è stata determinante in quella che non è la seconda ondata, ma una delle tante ondate, più o meno grandi, dell’oceano COVID-19 che abbiamo avuto e ancora avremo.

Tornando ai nostri giorni, sembra chiaro che, passato il momento clou, dopo il 24 agosto, i viaggi a rischio sono diminuiti e in Italia come altrove è iniziata la lenta e tortuosa stabilizzazione della diffusione del contagio.

Per altri indicatori, come i ricoveri o le morti, va fatto un discorso a parte. Ma il quadro, attualmente, segnala qualche problematicità ma non è allarmante.

Questo sembrano dire i numeri. Senza – ripetiamo – presunzione di certezza. E nella sincera speranza di non essere smentiti. Certo, bisognerà realizzare una nuova verifica tra qualche giorno, quando dovremo registrare gli effetti della mobilità da lavoro e, più in là, della mobilità scolastica. Ma per adesso calma, gesso e, soprattutto, controllo. Perché molto dipende da noi. Dalla nostra prudenza, ma anche dalla nostra lucidità.