No ai giochini
da piccola politica
Salvini va sfidato

È veramente singolare, per non dire strabiliante, la discussione politica di queste ore. Riassumo i dati: la Lega ha tolto la fiducia al governo, si è aperta la crisi, occorre capire cosa fare. La Lega chiede che si vada alle elezioni, ridando la parola al popolo, fonte della sovranità.

I 5 stelle non ne vogliono sapere perché perderebbero i due terzi della loro forza parlamentare, scomparendo di fatto dalla vita politica italiana, come non era difficile prevedere. Vivono questa possibilità come un vero e proprio incubo: dalla gestione del potere a tutti i livelli ricadrebbero nel nulla da cui sono usciti, sfruttando con abilità e spregiudicatezza il rancore e il risentimento che da decenni percorrono la società italiana, acuiti in modo drammatico dalle violente diseguaglianze generate dalla crisi economica esplosa nel 2007-2008 e non ancora conclusa.

Il “beneficio del tempo”

Quali siano i loro obiettivi è quindi chiaro. Lo strumento che intendono usare è il taglio del numero dei parlamentari, che difatti sposterebbe le elezioni almeno di sei mesi, consentendo – almeno questa è la loro speranza – di riguadagnare una parte almeno del consenso perduto. Sperano in quello che Machiavelli chiama il “beneficio del tempo”.

Per dare dignità alla loro posizione è uscito dalla tomba in cui si era rinchiuso il loro profeta terrorizzato dalla possibilità che la creatura a cui aveva dato vita morisse nelle fasce: naturalmente ha parlato con toni alti, elevati, del destino dell’Italia, del futuro comune. Ha usato parole che mettessero in evidenza il suo profilo di padre della patria. Non c’è da obiettare alcunché: ha fatto il suo mestiere, cercando di evitare che un impegno durato anni ed anni finisse nel niente. Polverizzato dalla abilità degli avversari e dalla incapacità degli “unti” che aveva prescelto per guidare il suo popolo dall’Egitto alla terra promessa.

Purtroppo per lui, fra i suoi non c’era, e non c’è, un Davide in grado di abbattere Golia con un colpo di fionda. Questo, anche per un grande profeta, è un problema serio che non si risolve con le parole. Nessuno stupore dunque per quello che ha fatto, sta facendo e farà: altro che regola del duplice mandato, qui è la terra che trema. Figuriamoci se non si può buttare alle ortiche una Regola. Si tratta della vita o della morte del movimento.

L’alleanza con il profeta

La cosa che stupisce in questo avvio di crisi è invece un’altra: l’ex timoniere dello schieramento avversario, quello che l’ha guidato prima a grandi successi poi a un’abissale catastrofe, ha scoperto d’improvviso, che bisogna allearsi col profeta. Perché – anche per lui – sono in pericolo mortale i destini dell’Italia. L’unica via per salvarsi dai barbari alle porte è allearsi col profeta, dando vita a un governo istituzionale. Anzi, a un governo di salvezza nazionale, come nei momenti più drammatici della vita di una comunità. Addio dunque ai vecchi rancori, agli insulti, alle invettive acuite dall’odio, basta con tutto questo: bisogna unirsi, salvare l’Italia, impedire che si precipiti nell’abisso.
Belle parole anche queste, è da affermazioni come queste che si riconoscono i leader.
Ma leader di che cosa? Non del Pd, che ha un legittimo e serio segretario eletto dalle primarie solo qualche mese fa. Ma del gruppo parlamentare, o di una parte di esso, che l’ex segretario ha composto scegliendo fra i suoi fedelissimi in una notte dei lunghi coltelli e poi fatto eleggere. Una truppa personale di fedeli, che si contrappone in modo frontale al partito che li ha eletti. Anzi che si sostituisce al partito, come ha dichiarato senza timori uno dei suoi principali centurioni. In questo modo i gruppi parlamentari del Pd si sostituirebbero di fatto agli organismi dirigenti del partito. Un vero e proprio colpo di mano, se si vuole usare un ‘espressione nobile.

Un nuovo partito

Ma perché il capo di questo manipolo di eroi si è svegliato e agisce mettendo in pericolo di vita lo stesso partito di cui sarebbe un iscritto? Perché del Pd non gli interessa niente. Anzi, la sua distruzione è la condizione perché si realizzi quello che ha in mente: un nuovo partito. Di centro, di destra, di sinistra? Non è questo il punto: comunque un nuovo partito al suo comando, che sia parte essenziale del nuovo governo da costruire, di cui egli dovrebbe essere un leader fondamentale. Un partito con una buona base parlamentare costituita da tutti quelli che nelle elezioni vedono solo lo strumento per la loro decapitazione, dopo appena un anno di benefici e di prebende. E ne hanno paura. Non vogliono mettere la testa sul ceppo, sancire la fine alla loro carriera politica.

Al di là dei proclami di alta etica pubblica, è la difesa del loro “particulare” che unisce i seguaci del profeta e dell’ex leader del Pd. Li unisce l’attaccamento disperato al potere, allo scranno in Parlamento. Fuori del Parlamento, infatti, questa gente che fa? Come dice il poeta: dagli altari nella polvere…

Come Napoleone dopo Marengo

Il vecchio segretario del Pd in questi giorni deve vivere su una nuvola, come Napoleone dopo Marengo. Finalmente la gente riparla di lui, è uscito dall’ombra, dal silenzio. E la cosa più singolare è che gli uni e gli altri dicono di schierarsi contro il voto per fare una nuova legge che rottami un buon numero di parlamentari: nemmeno Totò sarebbe stato in grado di inventare una situazione più comica. Come si vede non c’è rapporto tra essere e fare: si è il contrario di quello che si dice di voler fare. Si dichiara in questo caso di voler buttar fuori dal Parlamento vecchi arnesi della politica, e si fa di tutto per restarvi, accettando qualunque compromesso. La potenza del potere e dei vantaggi del potere, come insegna un proverbio siciliano, è un afrodisiaco potentissimo…

In sintesi, da un lato ci sono quelli che non vogliono le elezioni per conservare il potere. Dall’altro quelli che non le vogliono per riprendere il potere, quello più importante e redditizio: il potere governativo. E su questa base si stanno creando le condizioni materiali di un accordo fra i 5 stelle e una parte, vedremo quanto consistente, del Pd. Il peggio di quello che c’è nella politica italiana viene presentato come l’unica via di salvezza.

Ma ci siamo dimenticati da chi è costituito il gruppo dirigente dei 5 stelle? Rinvio per questo al ritratto di Di Maio fatto in una recente intervista da Emanuele Macaluso. Ma quella fenomenologia è perfetta anche per gli altri capi e capetti del movimento. Forse è bene ricordarli: Toninelli, Bonafede, Fraccaro, Castelli, Trenta, Di Battista, Castelli…E il quadro non è migliore se pensiamo alla nave renziana: Lotti, Boschi, Rosato, Bonifazi…

Chi sono i barbari?

Ecco, il nuovo governo costituzionale dovrebbe essere imperniato su questi personaggi, i quali si stanno candidando a guidare il Paese. Sulla base di quello che hanno fatto, non è difficile comprendere cosa potrebbero fare. Se potessi esprimermi in termini religiosi, direi che è in atto un gigantesco, e miracoloso, processo di transustanziazione: il pane e il vino si stanno trasformando, il profeta e l’ex segretario stanno diventando un’altra cosa. Si stanno impastando con lo stesso grano… Sono pronti a celebrare il nuovo governo, si sono redenti, per difenderci dai barbari.
Ma i barbari chi sono? Gli italiani che sono stati falcidiati dalla crisi, che hanno maturato un lungo e profondo risentimento, e che hanno cercato volta per volta una forza politica che li rappresentasse e rispondesse alle loro esigenze. E che volta per volta hanno puntato prima sull’ex segretario, poi sul profeta, ora su Salvini. In Italia tutto cambia, ma non questo blocco di forze – tenuto insieme dal rancore, dalla paura della miseria, della povertà, dai colpi delle vecchie e nuove diseguaglianze – che ha cercato e continua a ricercare un interlocutore politico, che sia in grado di dargli una speranza.

Un popolo pronto a tutto

È popolo pronto a tutto, perché ha visto mettere in discussione la propria vita e quella dei suoi figli. Per questa gente quello che conta non sono le sigle politiche, ma la capacità di incarnare speranze, individuando obiettivi ed anche nemici da abbattere. Nemici che proprio per la violenza della crisi diventano mortali. È quello che è riuscito a fare Salvini. Ha dato un’interpretazione della crisi, l’ha resa credibile e l’ha comunicata con successo. Ha avuto un consenso sempre più largo. L’ha fatto da destra, da estrema destra, interpretando il peggio degli italiani certo. Ma l’ha fatto con intelligenza, tenacia, forza anche fisica: perché non riconoscerlo? Fra tanti abatini ha segnato molti gol, come faceva Rombo di tuono (per riprendere una espressione di Brera).
Salvini è un gravissimo problema politico, questa è la verità. Ma come lo si affronta, come si combatte questa deriva di destra? Mettendo insieme Grillo e Renzi? Ma davvero c’è qualcuno che sul serio pensa questo? C’è qualcuno che pensa che un trasformismo di questa entità – basato solo sulla difesa del proprio “particulare” – sia la via da battere per uscire dalla palude in cui ci ha messo Salvini?

Salvare se stessi

Lo so anche io: la politica è fondata sugli interessi. Ma è anche “pazzia”, cioè capacità di rompere gli schemi ordinari. Certo, ma il binomio Grillo- Renzi non è pazzia, non è audacia politica. E’ solo piccolo gioco trasformistico per salvare se stessi. Altro che l’Italia.

Bisogna invece uscire dai giochini della piccola politica. Bisogna scendere in campo aperto, battersi, scegliere la grande politica. E per farlo occorre muovere dalla crisi sociale, come è naturale per una forza di sinistra, e creare un fronte largo capace di battere le destre. I pastrocchi fanno solo perdere tempo. Bisogna scendere in campo subito. Non è scritto da nessuna parte che si debba perdere.