Nel sacro blog è l’ora della disciplina

Scorri i post e ti accorgi presto che qualcosa è cambiato nell’architettura disegnata dai piacere e dai dispiaceri – sempre bilanciati a vantaggio dei primi – dei simpatizzanti. Il dispiacere, la disdetta nei confronti di ciò che stanno mostrando mentre i Cinque Stelle sono al governo e in gran forza in Parlamento, nel Blog mistico dei cinque stelle sono ridotte a briciole di pane sul tavolo di persone bene educate. Resta sovrana l’area del piacere, di chi si dichiara soddisfatto dalla linea guida messa in pratica dai loro capi.

Si entra nel merito con composta passione, in genere; si affronta la materia dei provvedimenti adottati o da promuovere con una disciplina che comunque presume sia stato svolto un attento lavoro di emancipazione civile rispetto all’azione di governo. Ora si sa di più, meglio. Anche perché l’oggetto di questa nuova sapienza è una davvero micidiale raffica di smentite concrete rispetto ai principi fondativi e ad alcune strategie che si dichiaravano di lunghissimo respiro.

Quindi, si tratta di mostrare riverenza mentre si pretende di chiarire che tutto va bene, che si può salutare con gioia anche l’incredibile “inversione ad u” (così la chiama un disponibilissimo votante) a proposito dell’Ilva. Dove Di Maio si è trovato a calcare le orme di Calenda sul piano di salvezza: imbarazzante che si sia “fucilato” Calenda poco tempo fa proprio per la sua impostazione delle cose. Quella che adesso nella sostanza sta cercando di vendere Di Maio.

Dura da buttar giù, no? Però buttano giù e anzi c’è quello che si felicita per questa “inversione ad u” e chiude lanciando un urlo di guerra a sostegno dei Cinque Stelle. Nei social, dove son costretti a misurarsi con una platea che non controllano, si spendono di più: eccoli col decimetro in mano a misurare l’enorme distanza che ci sarebbe, secondo loro, tra la posizione di Calenda e quella “nuova nuova” di Di Maio. Niente che abbia a che fare con la sostanza a proposito dell’esistenza dell’Ilva in quel luogo della città, confermata da entrambe le proposte. Non dicevano così, Di Maio e gli altri, ma chi se ne frega?

Se l’andamento dei post nelle aree in coda ai servizi sul Blog dei Cinque Stelle è igienizzato dai controllori, bisogna riconoscere che questa volontà di mostrare nelle file M5S accordo sereno e grande comprensione del difficile passaggio storico che mette il partito di Casaleggio nelle condizioni di sfinirsi di contraddizioni, è esattamente l’immagine che la direzione strategica ora vuole e nel caso cementa. Altrimenti, significa che chi si è rotto le balle se n’è già andato e li ha mandati a quel paese. Il tumulto dei tempi andati sembra sedato. Tutti quelli che mostrano incertezza, perplessità sul divenire, sono certamente del PD, concludono i post più rassicuranti, espellendo dal corpo-partito ogni possibile infezione di malinconia vagante e insieme rinvigorendo il vecchio gagliardetto anti-sinistra, anti-PD: uno dei pochissimi tributi alla tradizione cinque stelle concesso ai peones. Alla Casaleggio li vogliono pimpanti, come sempre, quelli delle retrovie.

E attenti all’opera primaria: difendere il partito dai pericoli. Non solo non si strappano i capelli di fronte a ciò che a molti non cinque stelle o leghisti disgusta, come la durezza xenofoba di Salvini: ne apprezzano realismo e fermezza nei confronti dell’Europa e volentieri si afferma, pur senza gioia, che se serviva martirizzare i migranti della Diciotti per far capire che qui in Italia non siamo fessi, ecco, si è fatto bene ad arrostirli al sole di questa estate.

Infine, solenne raccomandazione a far sì che siano respinti tutti i subdoli attacchi orchestrati dai soliti pidioti (termine, ci pare, in lento deterioramento) e da tutti gli altri nemici ai danni dell’unità tra Cinque Stelle e Lega. Il bimbo da difendere è il governo, benedetto da Steve Bannon – ex primo consigliere di Trump, leader dell’area più retriva ed eversiva d’America tanto che lo stesso Presidente è stato costretto a privarsi di lui – , sceso in Italia per regolare relazioni e impostare strategie utili alla bisogna, e cioè salvare il neonato nella culla. Lui, Bannon, sa, gli altri nemmeno un po’. Ma non importa, la base sembra soddisfatta, compresa e soddisfatta. Così, tace su un punto che facilmente nasconde il dolore più grande, quello “vero”: il fatto che Salvini sia ormai in robusto, maturo vantaggio su Di Maio, che la Lega raccolga stabilmente ben più consensi dei Cinque Stelle. Smacco forte, e non lo si denuncia che raramente. Tuttavia, nascondere la verità è lavoro sempre complesso e richiede uno sforzo crescente, per cui la brillantezza degli inizi dei post di passione è ormai roba passata e rara, le energie si spendono ora in altro modo.

Del resto, come fai a non chiederti: se Pizzarotti avesse solo oggi mostrato il “tradimento” di programma rispetto alla promessa chiusura dell’inceneritore sarebbe scomunicato ugualmente mentre Di Maio accetta l’Ilva ed è costretto, con punte di ridicolo, a cercare di smarcarsi da Calenda, un orrido piddino, e dal suo programma per la grande acciaieria?

Poi c’è il ponte caduto sulla testa dei genovesi. Certo, gli altri hanno responsabilità decisive, ma non erano soprattutto loro a negare via libera alla Gronda, in consiglio comunale a Genova e anche fuori? Poi, è passato il blocco, ma i grillini possono interrogarsi sulla bontà di un obiettivo politico e amministrativo che comunque ha sottratto alla città una chance per evitare strage e tristezza? Hanno sbagliato molto e se sbagli tu che di mestiere giudichi, condanni ed esegui le sentenze, son guai, rischi d’esser costretto a sbandierare nuova ragionevolezza, ma così perdi il pelo e anche il vizio.

Quindi, nessuna autocritica, è il momento della disciplina. Ma in questo modo, la materia sfuma, sfuma la politica, sfuma il provvedimento concreto, mentre colonne di incenso si alzano, finalmente davanti a tutti, sull’altare del potere, quello interno e quello autoritario e senza mediazioni che fin dall’inizio hanno provato a vendere con enorme successo, provando a iniettarlo nelle istituzioni. Se niente di materiale conta più, se le contraddizioni sono occultate, se si può sostenere un obiettivo primario in campagna elettorale e poi smentirlo platealmente senza che questo comprometta l’autorevolezza interna della macchina partitica, è evidente che si sta tributando e officiando altrove, dove si riconosce la più autentica proposta politica dei cinque stelle, spesso ben mimetizzata: una forma di potere che si allontana dal modello delle democrazie europee post-belliche, e che mette a disposizione dei processi di ristrutturazione globali istituzioni nazionali in grado di assecondarne gli spunti liberisti senza troppi passaggi e seccature. Demolendo Costituzioni e diritti, nonché, prima di ogni altra cosa, l’Europa. Che vuoi che sia, di fronte alla grandiosità di questo scopo storico, il fatto che stiano balbettando perfino sul reddito di cittadinanza? Ecco perché adesso appare abbastanza evidente il processo di militarizzazione interna del consenso e del confronto, non è il momento di perdersi in chiacchiere inutili, massima concentrazione.

Ed ecco anche perché il sogno di stringere solidarietà politiche con i cinque stelle, così come sono orientati oggi, così simili nella sostanza culturale a Salvini e alla Lega, così vicini tra loro, separati solo da cartelli nominali e da interessi singolari e di gruppo, suona struggente quanto la voglia di far Natale anche a Ferragosto.