Neonazi, ora studia
un po’ l’aritmetica

Armatevi di un po’ di pazienza e concedetemi la vostra attenzione. Considererò soltanto i due teatri dove ho potuto interpretare una parte, per quanto infima fosse: la guerra contro l’Unione Sovietica e il programma di sterminio ufficialmente designato con il bell’eufemismo di “Soluzione finale della questione ebraica”, Endlösung Der Judenfraude”. Per le perdite sovietiche mi attengo alla cifra tradizionale, citata da Chruščëv nel 1956, di venti milioni. Per le perdite tedesche – solo nell’URSS s’intende – ci si può basare sulla cifra ancora più ufficiale e teutonicamente precisa di 6.172.373 soldati persi su fronte orientale tra il 22 giugno 1941 e il 31 marzo 1945, cifra riportata in un rapporto interno dell’OKH (l’alto comando dell’esercito) ritrovato dopo la guerra, ma che comprende i morti (più di un milione), i feriti (quasi quattro milioni) e i dispersi (morti, prigionieri e prigionieri morti, all’incirca 1.288.000). Diciamo quindi per brevità due milioni di morti, contando molto approssimativamente le ulteriori cinquantamila e rotti vittime dal I° aprile all’8 maggio 1945, principalmente a Berlino, alle quali va aggiunto il milione di morti civili stimati a seguito dell’invasione della Germania orientale, ovvero in totale, diciamo, tre milioni.

Quanto agli ebrei, si può scegliere: la cifra canonica, anche se pochi sanno da dove provenga, è di sei milioni (è stato Höttl a dichiarare, a Norimberga, di averlo saputo da Eichmann; ma Wiesliceny ha invece dichiarato che Eichmann aveva parlato ai colleghi di cinque milioni; e Eichmann stesso, quando infine gli ebrei hanno potuto chiederglielo direttamente, ha detto fra i cinque e i sei milioni. Lo stimatissimo professor Hilberg, specialista della questione, giunge alla cifra di 5.100.000, il che corrisponde grosso modo all’opinione del defunto Obersturmbannführer (tenente colonnello delle SS) Eichmann. Per ricapitolare: morti sovietici 20 milioni, morti tedeschi 3 milioni, Endlösung 5,1 milioni. Totale: 26,6 milioni, contando che 1,5 milioni di ebrei sono già stati calcolati tra i morti sovietici (“Cittadini sovietici uccisi dall’invasore tedesco-fascista”, come indica assai discretamente lo straordinario monumento di Kiev).

E ora i conti. Il conflitto con l’URSS è durato dal 22 giugno 1941 alle tre del mattino fino, ufficialmente, all’8 maggio 1945 alle ore 23,01, il che fa tre anni, dieci mesi, sedici giorni, venti ore e un minuto, ovvero, arrotondando, 34.004 ore, o 2.040.241 minuti (contando il minuto supplementare). Per il cosiddetto programma della “Soluzione finale” manterremo le stesse date; prima non essendo stato ancora deciso né sistematizzato niente, le perdite ebree sono casuali. Per gli ebrei, compresi quelli sovietici, abbiamo circa 109.677 morti al mese, ovvero 25.195 morti alla settimana, ovvero 3599 morti al giorno, ovvero 150 morti all’ora, ovvero 2,5 morti al minuto per lo stesso periodo.

Ci ha sogghignato per quel minuto supplementare effettivamente un po’ da pignoli consideri che fa comunque, sempre in media, 13,04 morti in più, e immagini, se ci riesce, tredici persone che conosce uccise in un minuto.

Si può anche fare un calcolo che definisca l’intervallo di tempo tra un morto e l’altro: il che ci dà in media un morto tedesco ogni 40,8 secondi, un morto ebreo ogni 24 secondi, e un morto bolscevico ogni 6,12 secondi, ovvero complessivamente un morto in media ogni 4,6 secondi, sul totale del detto periodo. Ora siete in grado di effettuare, a partire da queste cifre, qualche concreto esercizio di immaginazione. Prendete per esempio in mano un orologio e contate un morto, due morti, tre morti, ecc. ogni 4,6 secondi, tentando di figurarvi, come se fossero lì di fronte a voi, in fila, quegli uno, due, tre morti. Vedrete, è un buon esercizio d’immaginazione.

Certo, la guerra è finita. E poi abbiamo imparato la lezione, non accadrà più. Ma siete proprio sicuri che abbiamo imparato la lezione? Siete sicuri che non accadrà più? Siete sicuri, addirittura, che la guerra sia finita?

(Jonathan Littell, “Le Benevole”, 2006)

Nessun messaggio selezionato