Nelle vie di Parigi inseguendo
tal “Fràncois Ùner” e Google Maps

Se vi capitasse di trovarvi a Parigi, una volta o l’altra, provate a chiedere a un passante un’indicazione stradale come questa: Rùe Fràncois Ùner. Molti parigini, se interpellati con un accento imperfetto, fanno finta di non capire, ma credo che in questo caso anche il più disponibile strabuzzerebbe gli occhi. Rùe, vabbe’, sarà Rue (che si pronuncia rü) e più che probabilmente Fràncois sarà François (che si pronuncia fransuà). Ma Ùner? Vi sembra assurdo? Eppure, questa è l’indicazione che vi darebbe Google Maps: “Svolta a destra in Rùe Fràncois Ùner”.

Qualche mese fa ero a Parigi e seguivo le indicazioni del telefonino, cercando di raggiungere un indirizzo. Il mio copilota mi guardava sbalordito, e a un certo punto abbiamo cominciato a ridere come matti. Perché, guardando la scritta sullo schermo, ci siamo accorti che la strada di cui la voce di Google Maps parlava era Rue François 1er, cioè Rue François Prémier (Francesco primo, insomma). Ùner, capito? E ci siamo resi conto che questo era uno solo dei casi: tutti i nomi delle vie, delle piazze, dei viali, erano letti mescolando la pronuncia inglese (avenue che diventa àveniu, place che diventa pléis) e quella italiana, ignorando l’esistenza di quella francese, anche negli aspetti che sanno anche i bambini, come la tendenza a mettere l’accento sull’ultima sillaba (e invece no: Menilmòntant, invece che Menilmontàn). E poi, Ùner (e che dire di Bùlevard Hènri IV, pronunciato proprio così, “iv”?).

La cosa ci è parsa così strana che abbiamo pensato che fosse un guasto temporaneo. Ci sarebbe piaciuto avere un registratore a portata di mano, ma abbiamo lasciato perdere. Poi, qualche giorno fa, sono tornato in Francia, in un’altra città, e la cosa si è ripetuta. Con un amico belga seguivamo le istruzioni per raggiungere un albergo, e dopo un po’, guardando la targa di una strada dove sapevamo di dover svoltare, l’amico ha cominciato a dirmi: “E adesso vediamo come pronuncia questa…” E ha continuato finché non siamo arrivati a destinazione.

A proposito di Francia, e di Google: in una puntata recente di una serie televisiva, un giovane hacker parigino accetta di compiere una missione rischiosa a Mosca perché gli è stato offerto, in caso di riuscita, di andare a lavorare nei laboratori Google di Zurigo. Certo, il massimo che si possa offrire in Europa a un aspirante ricercatore sull’intelligenza artificiale. Ma allora, come si spiegano gli strafalcioni di Google Maps (sì, lo so, questa non è propriamente intelligenza artificiale, ma preferisco non definirla altrimenti)? Ci dev’essere, forse, un modo per scegliere un’altra lingua (non ho provato), ma in quel caso anche le indicazioni tipo “prosegui sulla corsia di destra” o “esci dalla rotatoria” sarebbero nell’altra lingua.

Pare che per gli intelligentissimi software che vocalizzano testi scritti sia davvero difficile mescolare pronunce diverse, come ci suggeriscono gli annunci delle stazioni ferroviarie italiane, dove non si sa se preferire la vecchia versione in inglese dove Venezia Santa Lucia diventava Venìsia Sènta Lùscia, o quella mista attuale, dove una voce inglese informa che il treno “will stop at”, e poi una voce italiana (diversa!) legge “Firenze Santa Maria Novella”. Dev’essere difficile, sì. O forse i programmatori, o i loro capi, se ne fregano?

Anni fa avevo notato, e scritto su un giornale, che la voce che diceva “allontanarsi dalla linea gialla” aveva il tono snob e strascicato di un gentleman che dicesse “Battista, portami la vestaglia di seta gialla”. Non so se a causa di quell’articolo, ma non molto tempo dopo l’hanno corretto. Speriamo che quelli di Google mi leggano ora!