Negarville, i sogni e gli incubi
di un comunista clandestino a Parigi

Dal 24 giugno 1940 al 27 gennaio 1943 Celeste Negarville, dirigente del Partito comunista italiano operante in clandestinità in Francia, tenne un diario, rimasto inedito fino ad oggi, che è insieme una fonte storica preziosissima e, nel suo genere, un testo emozionante. Aldo Agosti ne ha curato l’edizione per i tipi della casa editrice Donzelli (Celeste Negarville, Clandestino a Parigi. Diario di un comunista nella Francia in guerra, euro 19).

Da sinistra Secchia, Scoccimarro, Negarville e  Amendola durante il V congresso del Pci nel 1945

Quell’abitudine di “castellare” acquisita in carcere

Nella sua introduzione intitolata La solitudine del rivoluzionario di professione scrive:
“La nota dominante di questi quaderni è il peso della solitudine……Durante la giornata Celeste lavora per ore e ore consecutive……E’ un uomo intellettualmente vivace e curioso della vita e cerca in qualche modo di combattere l’opprimente isolamento senza infrangere le regole della clandestinità……Quando torna a casa , in un appartamento che può essere desolatamente vuoto oppure condiviso con persone estranee, non solo legge molto – come aveva fatto dietro le sbarre, quando si era dotato di un’ampia cultura letteraria che ora sembra quasi assaporare costantemente richiamandola alla memoria – ma indulge a un’abitudine che era propria dei carcerati, e per la quale, ricorda, era stato coniato un verbo: quella di “castellare”, cioè di lasciar vagare la mente rievocando i ricordi e abbandonandosi alle rêveries” (pp. XIV-XVI).

I sogni e gli incubi sono i protagonisti del diario. I sogni notturni riguardano, in modo particolare, la moglie e la figlia di Negarville: Nora (Eleonora Rosenberg) e Lucetta, lasciate a Mosca nel 1938 – pochi giorni dopo la nascita di Lucetta – e che rivedrà solo sette anni dopo, nel gennaio del 1946. Celeste vive nell’angoscia di non poterle più incontrare ed è consapevole (una consapevolezza che nei diari può svelare fino in fondo) che i pericoli per Nora e Lucetta non consistano soltanto in una possibile vittoria dell’Asse, ma anche nella temibile xenofobia verso i dirigenti e i militanti comunisti degli altri paesi e i loro familiari:

Un sogno bruttissimo questa notte, che mi lascerà intontito per tutta la giornata. Sono giunto a Mosca felice. Sto parlando con Lov.[era] e gli chiedo di Nora. Egli è un po’ imbarazzato nel dirmi: -Nora non c’è…chiedo spiegazioni ed egli stenta a rispondere.
-Ma dimmi dunque, è successa una disgrazia? …, dico con angoscia.
-Fatti coraggio, Nora è arrestata da quattro giorni.
Ne sono come tramortito. È possibile?…
Mi sveglio.
Io non credo ai sogni: non credo cioè all’esistenza di qualche rapporto tra i sogni e la realtà. Ma mi auguro di sognare altre cose, meno terribili di queste… (p. 49)

 

“Ti giuro Nora, non c’è ombra di tradimento”

Nella segretezza del diario Negarville annota anche le sue riserve sulle scelte politiche dell’Urss, a cominciare dal patto di non aggressione con la Germania del 1939 e le conseguenze nei rapporti tra Mosca gli altri partiti comunisti europei. Le grandi questioni politiche s’intrecciano con temi più personali, come ad esempio il desiderio sessuale:
“Debbo proprio parlarne di questo problema sessuale, che a volte mi rende il bisogno così acuto, da rompere tutto l’equilibrio del mio lavoro? Parliamone dunque, in tutta sincerità, colla speranza che Nora saprà comprendermi…Ti giuro, Nora, che non c’è in tutto cio’ l’ombra di un tradimento vero verso te. Mai come in questi momenti tu sei nel mio cuore. Ti giuro che se potessi dominare la mia sensualità, sarei felice; ma non posso…” (pp. 24-25).

I suoi rifugi sono l’amore per la letteratura e, soprattutto, per la musica per la quale Negarville rivela una particolare sensibilità, coltivata da autodidatta sino dalla sua giovinezza torinese. Quella Torino di cui, dopo essere stato un protagonista della Resistenza, diventerà il primo sindaco eletto dopo la Liberazione. Carica che lascerà quando nel 1948 fu nominato senatore di diritto della Repubblica come perseguitato del fascismo. Sempre a Torino nel “biennio rosso” (1919-1921) aveva frequentato il gruppo dell’”Ordine Nuovo” e, come osserva Agosti, “il fascino e il carisma pedagogico” di Antonio Gramsci avevano sicuramente influenzato la sua formazione politica.

Negarville vicino a Di Vittorio e Terracini all’VIII congresso del Pci nel 1956

 

La lezione di Antonio Gramsci e dell’Ordine Nuovo

Il 17 febbraio 1941 annota nel suo diario di avere potuto leggere delle lettere di Gramsci dal carcere: infatti una prima scelta dell’epistolario gramsciano, destinata ad essere pubblicata negli Stati Uniti nelle edizioni di “Lo Stato Operaio”, era già stata preparata per la stampa prima dell’invasione tedesca dell’Urss e sicuramente una copia era circolata anche a Parigi:
“Ecco qui, in data 23 febbraio 1931, la conclusione di una lunga e bellissima lettera (di Gramsci, ndr): “E’ vero che ora per me il passato ha una grande importanza, come unica cosa certa della mia vita, a differenza del presente e dell’avvenire che sono fuori della mia volontà e non mi appartengono”…ricordo bene che questo sentimento era pure il mio carcere, anche se la cosa non si presentava in tutta la lucidità che in Gramsci. C’è, ora, in me qualche cosa di comune alla situazione di carcerato per quello che riguarda la mia vita affettiva” (pp. 93-94).

Qualche riga dopo Gramsci approfondiva la sua riflessione e si poneva un interrogativo cruciale, che riguardava allora come oggi, la vita di chi decide di dedicare la propria esistenza a un impegno politico totale:
Quando si è legata la propria vita ad un fine e si concentra in questo tutta la somma delle proprie energie e tutta la volontà, non è immancabile che alcune o molte o sia pure una sola delle partite individuali rimanga scoperta?

Dieci anni dopo, a Parigi, di questo tormento, nel suo diario, Celeste Negarville rese una testimonianza per molti versi unica e che ci permette oggi di potere studiare e comprendere la natura della militanza comunista con maggiore consapevolezza.

 

Celeste Negarville

Clandestino a Parigi

Donzelli